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Neanche nella stessa città si riesce ad “armonizzare” la raccolta differenziata?

Scrivendo delle modalità di raccolta dei rifiuti differenziati tempo fa ipotizzavo che le politiche di raccolta e smaltimento fossero uguali in ogni Comune, ma so bene che è utopia ed infatti nel corso degli anni si sono verificate situazioni paradossali.

Solo fino a pochi anni fa, infatti, a Milano il polistirolo doveva essere gettato nel sacco giallo della plastica, mentre nel comune dove abito, in provincia di Milano, era gettato nel sacco nero dell’indifferenziata.

Stesso problema, ma con modalità opposte, con il Tetrapak.

Qualche anno fa da noi si gettava nella carta ed a Milano andava nel sacco nero, ma quando Milano si è organizzata per raccoglierlo con la carta ecco che nel mio Comune era cambiato il Consorzio di raccolta e di colpo il tetrapak ritornava nell’indifferenziato.

Una bella politica da gambero che si associa poi con i colori dei sacchetti dei rifiuti che spesso variano da comune a comune, ma non solo.

Il mese scorso ero all’ospedale di Niguarda, a Milano, ed ho notato nel salone delle prenotazioni questo bidone per i rifiuti con gli scomparti per la raccolta differenziata, identificabili da colori che però sono in contrasto con quelli dei sacchi in uso in città.

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E quindi se la plastica e le lattine a Milano si gettano nel sacco giallo, in questo bidone il colore è il rosso.

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Se l’indifferenziato va nel nero (ora trasparente) ecco che qui va nel Verde che però a Milano identifica i bidoni del vetro.

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Ed infine la carta che va nel bidone bianco, qui entra nel settore blu.

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Complimenti, ma chi è il genio che ha preso queste decisioni?

 

4 commenti su “Neanche nella stessa città si riesce ad “armonizzare” la raccolta differenziata?

  1. Orso
    29 agosto 2016

    Ma secondo te una ditta che produce cestini per la raccolta dei rifuti va a caso a dare i colori o utilizza dei sistemi normati a livello europeo (tipo UNI 840-1:2013) o normativa europea, magari del 2006, per caso?

    • paoblog
      29 agosto 2016

      Io mi chiedo come mai i cestini che ci ho visto per strada, in Trentino, utilizzino settori colorati conformi al colore di cassonetti e sacchetti.

      Se lo possono fare loro, lo potranno fare anche a Milano, no?

      Tuttavia seguendo la tua obiezione ecco che guardando su questo sito i colori della norma Uni EN-840-1-2013, vedo che il giallo, e non il rosso, identifica la plastica. Che il verde identifica prevalentemente il vetro e solo il blu effettivamente identifica la carta, per cui, tutto sommato, mi pare di avere ragione per 2 rifiuti su 3.

      • Orso
        31 agosto 2016

        Pienamente d’accordo ma se pensi che addirittura intere provincie (varese, milano, ecc) identificano, senza l’emissione di un regolamento, la raccolta della carta con il colore bianco alla faccia di normative CE e UNI (e dando delle sovvenzioni per l’acquisto dei contenitori bianchi) come pretendi che un comune possa, obbligando un soggetto privato, utilizzare dei contenitori congruenti con la normativa richiamata? quando non lo fa lui per primo? :-!
        Parli di trentino ma trentino è una provincia autonoma, legilativamente ed economicamente, dimenticato? 😉
        Forse si farebbe prima a fare emettere una circolare al Ministero dell’Ambiente che ricordi a comuni, provincie e regioni che esistono normative e standard approvati (non solo per i colori) per i materiali e le attrezzature utilizzati per la raccolta rifiuti elencandole con l’ausilio della UNI (ente italiano per la normazione degli standard; UNI-CIG, UNI-CE, UNI-EN, UNI-DIN, UNI-CEI, UNI-ISO, UNI-TS, UNI-PdR, UNI-CEN, ecc. a me ricordano qualcosa, ma non si può pubblicare!). 🙂
        P.s. Sai quanti attacchi esistono per i contenitori carrellati con volume sopra il mc? (Io finora ne ho trovati 4 e tutti e quattro quasi incompatibili fra di loro!! :-)) salvo la buona volontà degli operai!!)

      • paoblog
        31 agosto 2016

        Il problema non è che il trentino sia autonomo o meno… ma il fatto che la si FA mentre qua, se va bene, si parla e sennò si passa semplicemente oltre…

        Ed infatti come dici, sarebbe forse sufficiente che il Ministero dell’Ambiente emanasse una circolare… per ricordare alle amm.ni comunali quello che già dovrebero sapere? … e quindi, al solito, è sempre un problema collegato al “non fare.”

        In sintesi, non se ne esce se non dando sfogo ad un pò di utopia…

I commenti sono chiusi.

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