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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Ingrossare le schiere celesti

di Franck Bouysse

Neri Pozza – Pagg. 174 – € 15,00 > lo vendo ad € 6,00 + spese spedizione

Trama: In cinquant’anni, Gustave non si è mai mosso dalle sue montagne Cevenne, nel sud della Francia. Nonostante un’infanzia triste e senza amore trascorsa con un padre alcolista e una madre che morirà suicida, Gus non si sente infelice. Vive di espedienti, cammina nel bosco con il suo fedele cane Mars e passa le sere a bere vino col vicino di casa, il vedovo Abel.

Un giorno, mentre Gus esce a sparare agli uccelli in mezzo alla neve per combattere un’improvvisa ondata di tristezza, sente dei colpi di arma da fuoco e delle grida che arrivano dalla tenuta del vicino ma, impaurito, se ne torna a casa.

L’indomani, sospettando che Abel abbia commesso qualche crimine, si nasconde nel granaio del vicino e vede che il vecchio sta pulendo una vanga da alcune macchie rossastre. Sangue? O soltanto ruggine?

Tempo dopo, Abel rivela a Gus di aver ucciso per sbaglio il proprio cane, scambiandolo per una volpe, e di averlo seppellito. Gus vorrebbe credergli, ma sente che qualcosa nel loro rapporto si è rotto. E quando un giorno Gus trova il suo Mars ferito nei boschi e, accanto a lui, delle piccolissime impronte nella neve e un portachiavi di una Volkswagen, capisce che qualcosa non va.

Abel confessa all’amico che da qualche tempo sta vivendo con lui il figlio Thomas, venuto alla luce il giorno in cui era morta sua moglie, un ragazzo con gravi problemi mentali, un viso deforme e dei piedi piccolissimi.

Abel chiede a Gus di dargli una mano, con quel ragazzo. Ma, quando un gruppo di predicatori arriva sulle montagne in cerca di una collega scomparsa e il cane Mars muore avvelenato, Gus va da Abel con il fucile, deciso a farsi dire cosa stia succedendo, in un finale di tensione e sangue che…

Letto da: Paolo

Opinione personale: Una storia dura, di gente solitaria, con caratteri rudi e spigolosi, raccontata come potrebbe fare Mauro Corona, ma anche un’introspezione degna del miglior Simenon ed il tutto da vita ad un romanza che secondo me non è un thriller come indicato dal Nice Matin, ma più un noir.

Cattura il lettore, non annoia e fa pensare. Devo dire che il finale, o meglio, le ultime due pagine non mi sono piaciute in quanto si fatica a distinguere la fantasia mortale dalla realtà dei fatti, tuttavia è sicuramente un mio limite.

In ogni caso, complessivamente non mi ha deluso. Nella mia classifica personale gli assegno un Buono. 

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