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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: I vagabondi

Una madre e la figlia smarrite misteriosamente su un’isola; una donna che torna in Polonia dopo decenni per aiutare il suo primo amore a morire; la sorella di Chopin che porta il suo cuore da Parigi a Varsavia per seppellirlo a casa; un anatomista olandese che scopre il tendine di Achille dissezionando la propria gamba amputata; la storia di Soliman, rapito bambino dalla Nigeria e portato alla corte d’Austria come mascotte, infine, alla morte, impagliato e messo in mostra; un popolo di nomadi slavi che conducono una vita itinerante, contando sulla gentilezza altrui, come i dervisci, gli yogi e i monaci buddisti.

Storie apparentemente sconnesse, legate tra loro da un uso naturale della lingua e dal senso di sradicamento che ci accomuna in quanto esseri umani.

«La fluidità, la mobilità, l’illusione: sono queste le qualità che ci rendono civilizzati. I barbari non viaggiano. Vanno semplicemente a destinazione o fanno razzie».

In un tempo in cui i grandi spostamenti di popoli diventano tratte crudeli, oggetto di furibondi scontri politici, il richiamo al nomadismo naturale dell’essere umano si trasforma in un messaggio di profonda attualità.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 aprile 2019 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , .
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