Paoblog.net

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Dimettere una paziente Covid senza farle il tampone è una buona idea?

Chi ha tempo vada a leggere il post che spiega le ultime 6 settimane che ha vissuto la nostra famiglia: Quelle 48 ore che ti cambiano la vita …

Per gli altri riassumo in poche righe: mia moglie è stata ricoverata un mese per Covid, in condizioni serie, talvolta critiche, ed il 21 marzo è stata dimessa dall’ospedale di Abbiategrasso senza che le fosse fatto il tampone d’uscita, prassi comune nella maggior parte degli ospedali, sia regionali, sia nazionali, come mi è stato confermato da molti medici.

Giusto ieri una conoscente, saputa la cosa, ha chiesto chiarimenti ad un’amica dottoressa che lavora all’Ospedale di Niguarda, a Milano, che ha definito incredibile questo comportamento.

Ieri ho quindi inviato una Pec all’AST di competenza (e ad atri destinatari istituzionali) che copio in calce:

Buongiorno,

vi scrivo in merito alla dimissione ospedaliera del 21 marzo 2021 di mia moglie […..], dall’Ospedale di Abbiategrasso, dove era stata ricoverata al 16 marzo 2021, proveniente dall’Ospedale Fornaroli di Magenta dove era arrivata in Pronto Soccorso al 19 febbraio e ricoverata il giorno successivo per Covid.

In calce alla lettera di dimissioni è scritto che “si dimette la paziente clinicamente guarita dopo oltre un mese dall’esordio dei sintomi, può pertanto tornare a frequentare la collettività”, tuttavia diversamente da quanto accade nella maggior parte degli ospedali, sia regionali, sia nazionali, non le è stato fatto il tampone di uscita, per cui non c’era la prova certa della sua negatività.

Anche se le statistiche parlano di una perdita della carica virale (1) del virus dopo 21/30 giorni, ritengo che solo un tampone avrebbe potuto certificare la sua negatività ovvero la possibilità di rientrare in famiglia e nella collettività, senza il rischio di essere fonte di contagio.

Per il Ministero della Salute il protocollo usato dall’ospedale di Magenta e la dicitura “riammessa in comunità perché superati tot giorni” sarà anche corretta, ma risulta in contrapposizione con l’etica sociale di buona condotta che dovrebbe diffondere la protezione da un virus che sappiamo essere letale, ma che a quanto pare non lo è abbastanza da fare un tampone in più di guarigione a chi ha rischiato la vita ed invece si è ripreso.

Seguendo un principio di precauzionalità che ritengo indispensabile vista la pericolosità della malattia, abbiamo quindi deciso di dormire in camere separate, cucinare e mangiare separati, sanificare regolarmente il bagno ed altri spazi comuni e, non ultimo, di farle fare un tampone molecolare a domicilio, ovviamente pagando ed oggigiorno 130 € pesano sul bilancio familiare.

Ieri serà è arrivato l’esito e mia moglie risulta ancora positiva, cosa questa che la obbliga alla quarantena e prolunga ulteriormente il disagio di dover vivere separati in casa. Spero vivamente che il fatto di essere stati separati in casa e quindi senza contatti stretti, mi eviti la quarantena (2), in quanto avendo un’attività in proprio, avrei danni economici molto gravi.

A questo punto mi chiedo se non sarebbe stato meglio fare un tampone per eccesso di prudenza piuttosto che fare uscire un positivo “a sua insaputa”?

Questa vostra decisione di dimetterla senza la garanzia della negatività non mi pare l’ideale per tutelare i congiunti e l’intera collettività.

In ogni caso se anche fosse stata dimessa dopo un tampone positivo, pur ipotizzando una carica virale ridotta, sarebbe stato sufficiente avvisare la famiglia (ovvero me) delle precauzioni minime da adottare al fine di evitare anche la minima percentuale di rischio, precauzioni che fortunatamente abbiamo preso di nostra iniziativa.

Come cittadini non ci sentiamo affatto tutelati da una simile gestione del rischio di una malattia che ha causato oltre 100.000 morti e tanta sofferenza (sia fisica sia psicologica) a chi è tornato a casa, pur profondamente segnato dall’esperienza vissuta.

Distinti saluti

(1): Questo domanda, non è polemica, perchè la risposta non la so, ma non l’ho inserita nella Pec in quanto mi è venuta in mente dopo. “Ma se la carica virale è minima, il referto non avrebbe dovuto indicare “debolmente positivo?”

Leggevo di un test clinico fatto (nel luglio 2020) nell’ospedale San Matteo di Pavia: su 280 pazienti clinicamente guariti con cariche virali basse, meno del 3% aveva la possibilità di infettare. Il lavoro è stato inviato all’Istituto Superiore di Sanità perché si pronunci in merito.

Meno del 3% sarà anche poca roba, ma se fossi io a rientrarci? Quindi visto che di certezze non ce ne sono resto dell’idea già espressa ovvero che la sanità deve operare con il principio della precauzionalità ovvero meglio un tampone in più che mandare a casa un positivo, quale che sia la sua carica virale e relativo livello di contagiosità.

(2): Ieri sono andato dal medico di base che non ha inserito mia moglie sul Portale Covid, trattandosi della continuazione della malattia e non un nuovo caso e fidandosi (e fa bene) del fatto che abbiamo adottato il pricipio di precauzionalità non appena è rientrata a casa, ha detto che va bene così.

Per mia moglie non cambia molto dato che sarebbe rimasta in casa lo stesso, dato che deve riprendersi ed io continuo a fare casa-lavoro adottando, a casa come in ufficio (dove sono solo), tutte le precauzioni del caso. L’unica seccatura è il non potersi finalmente abbracciare, ma arriverà anche quel momento…

(2) Aggiornamento del 26 marzo: Il dottore su mia richiesta, che ho seguito il suggerimento di un medico che conosco, mi ha fatto un’impegnativa “rossa” per richiedere il tampone, ma successivamente la psicologa di Rok ha chiamato l’ambulatorio Covid di Abbiategrasso dove le hanno detto che:

  1. con quell’impegnativa loro non possono fare il tampone
  2. hanno anche detto che il dottore avrebbe dovuto caricarla sul Portale non come nuovo caso, ma come paziente che necessita di tampone di controllo e come tale sarebbe poi stato contattato dall’AST per fare il tampone dopo X giorni.

Non paga, la d.ssa (super efficiente ed altrettando disponibile a supportarci sia a livello psicologico sia informativo) ha poi chiamato il laboratorio che nel mio Comune fa i tamponi (94 €) ed ha parlato con una persona affidabile che conosce che le ha detto che quando si entra nel circuito dell’AST poi i tempi si allungano a dismisura e capita che il tampone te lo fanno dopo 15 gg. e più invece che dopo 10. Ed infatti sono molti i concittadini esasperati che si rivolgono ai centri privati. Costa, ma costa anche aspettare di essere dichiarati negativi.

Sembra poco, ma dovendo vivere da separati in casa, ogni giorno guadagnato, se negativa, sarebbe un affare, anche per il morale reciproco, oltre che per un fatto di comodità.

Ho corso il rischio di perderla, siamo stati separati 30 giorni ed ora altri 10 giorni a vivere così. Abbiamo veramente voglia di poterci abbracciare.

Aggiornamento del 7 aprile 2021: Il tampone di Rok è negativo. La parola più usata dagli Amici/che a seguito della notizia del tampone negativo è stata: Finalmente.

Si, finalmente ci siamo abbracciati e lo posso fare anche quando Rok si mette a piangere pensando alla scomparsa di mia mamma che non riesce ad acccettare.

P.S. A quanto pare non sono l’unico a pormi il problema: “Alla luce della mancanza di elementi di comparazione (il covid-19 è una novità), come possono essere certi che tutte le persone “liberate” dalla quarantena ed ancora positive non possano contagiare ignari individui? E’ umano chiederselo…….Potremo mai uscirne con queste basi?“

Continua la lettura qui: https://www.quicomo.it/attualita/coronavirus/covid-21-giorni-quarantena-positivo-covid-tampone-testimonianza.html

11 commenti su “Dimettere una paziente Covid senza farle il tampone è una buona idea?

  1. Chiara C.
    6 aprile 2021

    Abbiamo purtroppo constatato sulla nostra pelle l’indecenza di alcune situazioni: prima tra tutte il fatto che tra USL non si parlino, e non comunichino la disponibilità di posti liberi in terapia intensiva, quando in altre regioni o addirittura in altre USL della stessa regione muoiono persone perché non opportunamente trattate in terapia intensiva.

    Una tristezza infinita, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle con una parente molto vicina, di sangue e di cuore.

  2. Francesco M.
    1 aprile 2021

    Sto facendo girare… è davvero molto interessante così come lo hai raccontato… al di là dell’aspetto personale sono situazioni effettivamente da sapere

  3. V
    31 marzo 2021

    Va da sé che con questi comportamenti e “dimenticanze”, siamo nella situazione in cui ci troviamo. Per fortuna voi siete stati prudenti…

  4. Manolo
    26 marzo 2021

    non ci sono parole… a volte basterebbe così poco

  5. Alexandra
    26 marzo 2021

    Buongiorno Paolo …

    Grazie, ci tengo anche io tantissimo al bene della collettività per cui la ringrazio.

    Siete bravissimi, vi auguro tutto il bene !

  6. Francesco M.
    26 marzo 2021

    Paolo, buon giorno.

    Nulla da dire; non è necessario togliere od aggiungere qualcosa.

  7. Marina R.
    26 marzo 2021

    E’ proprio questo il problema, capisco che la sanità non era pronta a questa pandemia ma dopo un anno perchè ancora le linee guida fanno acqua da tutte le parti?

    Mi chiedo, abbiamo veramente gli uomini più capaci a gestire le nostre vite?

    Grazie di cuore per l’attività che state facendo, spesso ci si vergogna quasi delle proprie tragedie, dobbiamo sempre far vedere che siamo forti ed energici altrimenti nessuna pietà sei emarginato, invece in questo momento tutta la collettività è toccata da questa pandemia sia sanitaria sia economica, confrontantosi con l’uomo della porta accanto sembra che vada tutto bene…. ma quale … qua la situazione è tragica e dobbiamo stimolare la sensibilità della collettività almeno per non sentirci soli.

    Ancora grazie.

  8. Luisella
    26 marzo 2021

    Io non capisco, fare il tampone all’ uscita è il minimo che si dovrebbe fare.

    Carica virale o no, ritengo sia indispensabile per la paziente e per chi la circonda.

  9. Cristian
    26 marzo 2021

    Effettivamente la cosa lascia molto perplessi sulla gestione dei pazienti e della malattia stessa.

    Mi dispiace veramente e chissà quanti altri casi sono stati mandati fuori dall’ ospedale senza un ultimo tampone!! Sembra una presa in giro, anche perché non si lamenti poi il settore ospedaliero se vi è un sovraccarico nelle terapie intensive.

    Poi, da semplice persona comune, non ho elementi per dire se quella dell’ ospedale sia una scelta sicura o meno. Me lo auguro…ma non ne sarei poi così sicuro e mi allineo al suo giusto dubbio.

    Quello che conta veramente è, come scrive lei alla fine …”arriverà anche quel momento”

    • Paoblog
      26 marzo 2021

      mi ha appena telefonato una Dottoressa ospedaliera, amica di famiglia, alla quale avevo detto del mancato tampone, è che era furente per quanto successo, definendolo un comportamento criminale.

      Anche a loro capita di dimettere pazienti positivi, ma solo dopo aver informato la famiglia e chiesto se hanno la possibilità di fare una vita separata in casa, sennò suggeriscono il soggiorno nei cosiddetti alberghi Covid.

      • Cristian
        26 marzo 2021

        Direi che siamo in mani sicure ☹☹☹….Robe da matti / da denuncia!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: