La scorsa settimana Erre camminando per strada ha preso una buca e si è fratturata la caviglia, ma questo lo abbiamo scoperto dopo ore in Pronto Soccorso.
Io ero a Milano, dovendo gestire le ultime cose in azienda ed il caos a casa di mio padre, scomparso pochi giorni prima, quando mi ha chiamato dicendo che era caduta, ma che secondo lei era solo una storta.
Una volta arrivato a casa l’ho portata al volo dal medico di base che ha consigliato di andare al PS e così abbiamo fatto.
Siamo arrivati poco dopo le 10 e l’infermiera del Triage ha detto che avrebbe anticipato i tempi richiedendo subito la radiografia, che è stata fatta dopo pochi minuti.
A quel punto pensi che se non ti dicono nulla e ti lasciano in sala d’attesa, si tratti solo di una distorsione.
Passano le ore ed Ortopedia resta il reparto più imballato, ma quasi tutti in codice verde, però nulla si muove, non per Erre, ma neanche per un signore che era arrivato un’ora prima di noi.
Dopo 4 ore sono andato a protestare civilmente, ma la risposta è quella standard: c’è tanta gente.
C’è tanta gente, ma c’è poco personale, vien da dire.
Ad un certo punto Erre si alza un attimo in piedi, stufa dopo oltre 4 ore sulla sedia a rotelle ed allora l’infermiera attira la mia attenzione e mi fa: dica alla signora di restare seduta, che c’è una frattura.
C’è una frattura? Dircelo prima no? Ma soprattutto, la lasci 5 ore in sala d’attesa con la caviglia fratturata?
Ho detto 5 ore?
In realtà è stata vista dall’ortopedico dopo quasi 7 ore!
10 minuti per fare un bendaggio con la “doccia”, una sorta di supporto semirigido e via andare.