Cinque centrali di nuova generazione, per un costo di 30 miliardi di Euro, da costruire nei prossimi anni, anche con l’esercito.
Nonostante le proteste degli ambientalisti, sul nucleare il governo Berlusconi ha ribadito di voler andare avanti. Ma dove sorgeranno gli impianti? E che ne sarà delle scorie?
In attesa di risposte, è ancora un mistero il destino di quegli 80 mila metri cubi di scorie prodotti dalle vecchie centrali e seppellite in 19 depositi temporanei. Uno dei più grandi è in Basilicata, alla Rotondella, 3.646 metri cubi di scorie, il più piccolo è a Palermo, e a questi vanno aggiunti una miriade di altri micro depositi sparsi per l’Italia. Nessuno sa dire con precisione quante scorie ci siano nei singoli siti, ma si sa di sicuro che per trasportarle tutte ci vorrebbero 5 mila Tir.
Nel novembre 2003 il govemo decise che dovevano finire a Scanzano Jonico, in Basilicata, ma la popolazione insorse e tutto si bloccò. Mentre da un anno a questa parte una commissione di tecnici ha lavorato per individuare dove costruire il deposito unico.
Risultato?
«Quasi nullo», denuncia Massimo Scuderi, ingegnere lucano, unico nella commissione a non firmare la relazione consegnata al governo. Tolti l’Abruzzo, l’lrpinia, le altre aree sismiche e quelle vicino a corsi d’acqua, per quanto ne sappiamo il deposito potrebbe sorgere ovunque».
Perché?
«Abbiamo dovuto lavorare sulla base di fotografie aeree. Non ci crederà, ma non esistono mappe geologiche per tutto il territorio nazionale. Il Sud ne è completamente sguarnito».
Quindi?
«La soluzione è che siano le Regioni ad autocandidarsi:loro conoscono il territorio».
Quelle scorie sono pericolose?
«Così disseminate, sì: per rendere inerti quelle del Garigliano, per esempio, abbiamo dovuto mandarle in Francia. Alcuni depositi sono piccoli siti di stoccaggio: è difficile tenerli sotto controllo dopo così tanto tempo».
Quali sono i vantaggi del deposito unico?
«Sarebbe una costruzione ali’ avanguardia e sicura, e sulla Regione che lo ospiterà pioveranno un sacco di soldi e posti di lavoro».
E se il sì non dovesse arrivare?
«A quel punto, deciderà un’agenzia governativa creata ad hoc: una scelta imposta dali’alto e senza le adeguate conoscenze geologiche. Ecco perché non ho firmato: da lucano, so bene che cosa succede in situazioni del genere …».
Stefania Divertito (Vanity Fair)