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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ciabatte, piercing e telefonino…

Un articolo di Pino Corrias che ho letto su Vanity Fair

pensieri paroleLe isole – anche quando piccole e remote come Serifos, davanti alla quale galleggio, mentre cambia la prima luna d’agosto, funzionano come riassunti portatili della condizione umana.

Serifos è un sasso calvo, tre le 2.200 isole Cicladi. Ha un paio di cocuzzoli e valli verticali. Battuta da venti che tirano a specchio il mare, svuotano il cielo, non fanno crescere alberi, ma capperi su terra ambrata. Do qui dileguò lo Medusa, che pietrificava gli uomini.

Vennero i Romani a trasformarla in esilio per i nemici dell’Impero. Poi i veneziani per 300 anni, scolo commerciale delle loro rotte dorate che finirono in mano ai turchi, fino alle rivolte greche ed alla definitiva riunificazione con Atene.

Di tutto quel sangue non si vede niente. Tutto sbiancato in Chora, il paese di calce bianco e rettangoli blu che sto in cima al cielo di Serifos, dopo 5 chilometri di solite e curve sul vuoto.

Qui in cima è tutto come lo ha lasciato il tempo. Ci sono donne in nero sulla soglia. Gatti sdraiati sul muretto.

Odori turchi, musica greca, storie di migrazioni e ritorni. Scale bianche che salgono fino alla cimo bianca del paese e del mondo. Dove sorge lo chiesetta di Agios loannis, dieci metri quadrati d’ombra, con piccole candele e icone.

In questa magnifica solitudine c’è una ragazza in ciabatte e piercing. Italiana. Sta parlando al telefonino dentro lo chiesa: «Ciccio, qui è tutto vuoto, mi manchi. E sai oggi? Ho i piedi gonfi».

Eccola, la condizione umana.

 

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