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Etilometri sballati? Forse si, forse no. Ci vuole chiarezza…

di Maurizio Caprino

Gira la voce secondo cui gli etilometri sarebbero inaffidabili. Da quando si è saputo che in Israele gli apparecchi della marca leader del mercato anche in Italia (la Draeger) hanno fatto rilevazioni non corrette, gli addetti ai lavori s’interrogano e qualche associazione è passata “all’attacco”.

In particolare, c’è l’iniziativa “Bere consapevole” di Cittadella (Padova) che ha fatto un esperimento con un etilometro della Polizia municipale. I risultati, descritti come li descrivono loro, lasciano di stucco: lo stesso vino dato nella stessa quantità (un bicchiere) a persone diverse produce effetti diametralmente opposti (c’è chi resta con tasso alcolemico zero e chi schizza a 2,2, oltre quattro volte il consentito, quindi con un solo bicchiere si rientra nella fascia di sanzione più pesante, con la confisca del veicolo).

Non basta: sottoponendo le stesse persone al test dei riflessi, si scopre che tutti (anche chi ha tasso zero) peggiorano le loro prestazioni, ma in modo slegato dalla concentrazione di alcol rilevata dall’etilometro.

E allora aboliamo gli etilometri? Calma. Giorgio Marcon, che anima questa iniziativa, argomenta che il problema sta nel fatto che gli apparecchi rilevano la concentrazione di alcol nell’aria espirata, ma poi devono convertirla in concentrazione nel sangue perché la legge a quest’ultimo valore fa riferimento.

La conversione avviene con un fattore fisso, mentre in realtà dovrebbe variare secondo le circostanze (per esempio, a stomaco pieno la concentrazione nel sangue si alza e si azzera più lentamente che a stomaco vuoto). Ne deduco che tanto varrebbe cambiare il Codice, introducendo limiti differenziati secondo che l’accertamento venga effettuato con prelievo sanguigno (per quello dovrebbe restare il valore attuale, quello ematico) o con etilometro (qui occorrerebbe considerare la concentrazione nell’aria).

Ma un momento: tutto questo varrebbe solo se si dimostrasse inoppugnabilmente che l’etilometro così com’è non va. E l’esperimento di Cittadella non può essere ancora ritenuto scientificamente attendibile: per esserlo, i criteri di rilevazione devono essere assolutamente uniformi per ciascuna delle persone sottoposte al test, in particolare sotto l’aspetto dei tempi di effettuazione della prova e delle condizioni delle “cavie” (stomaco pieno o vuoto, stanchezza o freschezza).

Molto gentilmente, mi hanno già spiegato una cosa: hanno messo l’etilometro in bocca alle “cavie” appena 10 minuti dopo la bevuta. In casi del genere, i risultati sono influenzati dall’alcol che resta nel cavo orale e che evapora nel giro di un quarto d’ora, portando a una grande variabilità nei risultati.

Oltretutto, questa è una situazione-limite: considerate che di solito, se bevo in un locale, prima di soffiare nell’etilometro deve passare il tempo necessario almeno per pagare il conto, vestirmi, uscire, mettermi in auto, iniziare a guidare, essere fermato, mostrare i documenti, scendere e accostarmi all’apparecchio.

Considerato poi che per regolamento (articolo 379) la misurazione va fatta due volte e la seconda almeno cinque minuti dopo la prima, per cui capite bene che di solito nella vita reale tra la bevuta e la conclusione del test passa più di un quarto d’ora.

Ho chiesto ulteriori spiegazioni, vi terrò informati.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

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