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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

La maxi-station di oggi si arrampica meglio della sportivetta di ieri, ma…

di Maurizio Caprino

La strada era quella dei primi tornanti della mia vita di guidatore: la Corigliano-Piana di Caruso, un budello sui primi fianchi della Sila Greca che non arriva a due corsie piene e ha pendenze folli e curve strette come pianerottoli tra due rampe di scale.

Ma l’auto non era quella dei miei diciott’anni: al posto della Golf Gtd (quattro metri di lunghezza e una tonnellata scarsa di peso), avevo una station wagon da ottanta e rotti centimetri e 700 chili in più.

Nonostante questo, ho fatto molta meno fatica adesso: le curve che all’epoca con la Golf ero costretto a fare in prima, oggi filavano via anche in seconda, con la sola accortezza di tenere i parafanghi (sporgenti, in ossequio al design di oggi) lontano dai muretti (altro che guard-rail).

Il fatto è che i diesel moderni come il due litri da 140 cavalli che avevo sotto il piede hanno fatto passi da gigante e trainano più di di una tonnellata e mezza di macchina anche stando sotto i 2.000 giri. Lo stesso regime al quale invece l’allora celebratissimo 1.6 litri da 70 cavalli della Golf iniziava a svegliarsi e spingere.

Senza contare che la Golf non aveva il servosterzo, che oggi si dà per scontato anche su un’utilitaria; quindi ci volevano fior di braccia. Eppure di lei all’epoca si scriveva che era agile e sportiva, che si guidava “in scioltezza e quindi con piacere” (da “Quattroruote” di agosto 1984).

Morale: le auto cambiano, gli aggettivi usati dai giornalisti sono gli stessi. E, applicati a realtà diverse, fanno brutti scherzi, se non li si fa accompagnare da numeri e paragoni con precisi riferimenti. Per questo abbiamo potuto leggere per anni di Suv da due tonnellate e mezza che davano sensazioni di agilità pari a quelle delle berline, salvo scoprire solo ora (quando le Suv più grosse sono passate di moda) che un’auto normale resta inarrivabile.

Tornando alle auto di ieri e di oggi, è facilissimo dire che queste ultime sono migliori: più facili e sicure, meno inquinanti eccetera. Ma attenzione: cose ragguardevoli come potersi fare in seconda e con poco sterzo anche i tornanti peggiori diventano diseducative, perché non fanno sentire il limite della vettura.

Che, sia pure più alto, c’è ancora e quando arriva può sorprendere e creare più danni (la velocità è superiore). Quando ero giovane, invece, rumori e sforzi ti davano una maggior sensazione della strada e dei suoi pericoli.

Questo conferma ciò che dicono i veri saggi della sicurezza stradale: bisogna essere sempre pronti a capire che cosa sta succedendo sulle strade, perché quando si migliora un aspetto si aprono altri problemi e occorre provvedere per ritrovare un equilibrio accettabile.

Fonte: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 1 gennaio 2010 da in Il mondo dell'automobile (e non solo), Sicurezza stradale con tag , , , , , .