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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Acciaio

di Silvia Avallone

Ediz. Rizzoli, 2010 –  Pagg. 358 – € 18,00

Trama: Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina.

Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno.

Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.

Letto da Francesco: Davvero notevole questa opera prima della giovanissima scrittrice bolognese di origini piemontesi Silvia Avallone: leggendo “Acciaio” con tutta la maturità e l’intensità di ampio e profondo respiro che comunica, si stenta davvero a credere che abbia solo 25 anni.

Il ritratto che Silvia Avallone dipinge – ambientando la storia in uno dei luoghi simbolo per la classe operaia (le acciaierie ex-Ilva in evidente declino e ridimensionamento di Piombino) che la scrittrice dimostra di conoscere assai bene tanto quanto la vita e il lavoro tra altoforni, vergelle e siviere – della nuova classe operaia di oggi, dei suoi desideri confusi e incerti, dei ventenni disillusi che la compongono affianco ai quaranta-cinquantenni disorientati da un Mondo ormai diverso, delle adolescenti sognatrici, indifese o stravolte dalla società dell’apparenza che vi ruotano attorno, è quanto mai affascinante, intenso, interessante, vivo.

Vivo nel suo essere contraddittorio e ricco di contrasti, ma, sempre, decisamente reale, vero, credibile. Un nuovo neorealismo a colori, che si legge con piacere, affezionandosi ai personaggi e trovando sicuro interesse per le vicende e, soprattutto, per la realtà che fanno loro da sfondo.

2 commenti su “Un libro: Acciaio

  1. Francesco
    15 febbraio 2010

    Aggiungo una ulteriore nota positiva che ho ricavato da questo libro.
    Un libro è, anche, un oggetto. Al di là del suo contenuto letterario che, evidentemente, resta l’aspetto primo di una opera, non va tralasciato il lato estetico: come, ovvero, esso si presenta alla nostra vista, al tatto e – perché no? – all’olfatto.
    “Acciaio” di Silvia Avallone è pubblicato da Rizzoli in una edizione e veste grafica davvero molto ben realizzata, bella e accattivante.
    Bella la grafica, soprattutto la fotografia di copertina, anche molto rappresentativa dei contenuti, e le tonalità cromatiche. Assai curato l’allestimento, in brossura cartonata senza sopra-copertina, pratica, piacevole al tatto, importante.

  2. Pingback: Un libro: Marina Bellezza | Paoblog

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Questa voce è stata pubblicata il 15 febbraio 2010 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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