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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Riportando tutto a casa

di Nicola Lagioia

Ediz. Einaudi – Supercoralli, 2009 – Pagg. 292 – € 20,00

Recensione di: Francesco

La città è Bari. Il momento, gli anni Ottanta. Il denaro corre veloce per le vene del Paese. I tre adolescenti che si aggirano per le strade di questo libro hanno in corpo una sana rabbia, avvelenata dal benessere e dalla nuova smania dei padri. Si azzuffano e si attraggono come gatti selvatici, facendo di ogni cosa – la musica, le ragazze, le giornate – un contorto esercizio di combattimento.

Ma negli angoli dei quartieri periferici li aspetta il lato in ombra di quel tempo che luccica: qualcosa che li costringerà a mettere in discussione le loro famiglie, i loro sentimenti, e perfino se stessi. Ci metteranno vent’anni per venirne a capo.

Giuseppe ha i capelli rossi, i brufoli e un’inesauribile riserva di denaro nel portafoglio. Vincenzo invece è bello e tenebroso, come ogni antagonista che si rispetti. Il terzo amico è quello che racconta: l’occhio inquieto che registra con caustica, millimetrica precisione la vertigine dei loro quindici anni, la lunga inerzia del liceo, il precipizio dentro l’età adulta.

Siamo a Bari, e sono gli anni Ottanta. Assassinata l’era delle ideologie, le strade sono piene di ottimismo, le televisioni commerciali stanno ridisegnando la mappa dei desideri, “qualcosa di molto simile alla follia meteorologica percorre l’economia del nostro piccolo paese”.

Il tempo è rapido, vorticoso, illuminato dal bagliore non del tutto estinto dei tanti risparmi inceneriti. Ma sotto quelle ceneri ci sono altri soldi che bruciano dalla voglia di passare di mano in mano. Eppure, via via che i tre ragazzi affrontano la vita, risulta evidente che le cose non sono cosi semplici. A dispetto delle loro case sempre più lussuose, a dispetto dell’ascesa dei padri (un imprenditore ossessionato dalla scalata sociale, un principe del foro, un ex meccanico dai molti talenti che ha preso denaro in prestito dalle persone sbagliate), a dispetto delle madri – o delle matrigne – che consumano i tacchi davanti alle vetrine, il radar dei loro occhi adolescenti registra vibrazioni inaspettate.

Opinione: La prima impressione, ricavata già leggendo la bandella di presentazione, porta a etichettare questo terzo romanzo del giovane barese Nicola Lagioia, classe 1973, come una storia di formazione e iniziazione.

Gli ingredienti, a cominciare dai tre protagonisti che si trovano ad attraversare gli Anni Ottanta nel loro vivere l’adolescenza come fase di crescita verso l’età adulta, ci sono tutti. L’iniziazione alla vita attraverso il cominciare a percorrerla calandocisi dentro da parte di ognuno con diversi occhi, modalità, prospettive, formando così carattere e personalità dalle esperienze.

Ma già il titolo stesso del libro, Riportando tutto a casa, e la struttura narrativa che solo avanti nelle pagine prende forma come la ricostruzione del passato di un adulto che torna sui luoghi dell’adolescenza per ricostruire a venti anni di distanza fatti e volti della propria maturazione, riportando per l’appunto a casa sensazioni, fallimenti, risultati, emozioni, sentimenti quasi con lo spirito di una indagine poliziesca, fanno capire che si tratta in effetti di un vero e proprio rendiconto.

Non solo iniziazione, ma un bilancio di vita riportato attraverso l’evocare gli anni dell’adolescenza, indagando con occhi adulti per cercare, finalmente, di afferrare cosa è stato onde poter capire, oggi, cosi si è diventati e cosa si è.

Da un lato, allora, lo sviscerare e indagare la società: il racconto, questo, di come è nata la società in cui oggi ci troviamo a vivere attraverso l’analisi degli anni in cui essa è maturata, quegli Anni Ottanta dello “yuppismo” e del benessere inebriante.

Dall’altro lato, forse quello più coinvolgente, un’indagine intima, introspettiva, profonda dell’animo e dei comportamenti umani. L’analisi di una parabola della vita, lunga e intensa seppur sviluppata in soli brevi venti anni, in cui tutto accade come percorrendo una sorta di tracciato a montagne russe con repentine salite e discese, vette e fossati, esaltazioni e delusioni, luci accecanti e buio profondo; un tracciato che segnerà, inevitabilmente con risultati assai diversi, tutti i protagonisti di questo intenso romanzo.

La voce narrante della storia, allora, riporta a casa i lati gioiosi di quegli anni ma, soprattutto, gli aspetti più oscuri: i traumi vissuti e non superati, il bloccarsi di fronte agli ostacoli, il precipitare repentino nei fallimenti, le cose più grandi che travolgono e affondano. Riuscendo, persino, a trovare risposte che ognuno, leggendo il libro, saprà afferrare e interpretare.

Un intenso romanzo che, davvero, colpisce nel profondo dell’intimo, toccando le corde più nascoste del cuore, riuscendo a cavar da dentro emozioni dimenticate.

Ma, forse, il valore ancor più alto di questo romanzo lo si può ritrovare nel piacere fine a sé stesso del leggere: un libro che soddisfa già solo per la lettura attraverso una scrittura davvero moderna e raffinata, a tratti con sintetico stile linguistico proprio di certa letteratura americana, a tratti più caldo; una scrittura pressoché perfetta che assicura il godere pieno della parola.

Insomma: si legge anche solo per ricavare piacere dal semplice leggere. E, davvero, non è poco.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 maggio 2010 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , .
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