
Quali sono oggi nostri colori preferiti? E quelli che odiamo? Quelli che ci fanno star male? Quelli che ci calmano? Come può un colore essere terapeutico? O volgare? Una giacca gialla è veramente gialla? E le caramellc alla menta verdi sono più dolci di quelle bianche? E perché il codice della strada abusa tanto del rosso? Da quando il blu è il colore più indossato?
Cercando di rispondere a queste e a molte altre domande, Michel Pastoureau ha messo insieme un’ampia e coltissima raccolta di colori del nostro tempo. Organizzato per voci, come un agile dizionario, questo libro ricostruisce la storia e le alterne fortune dei colori nei vari ambiti di impiego, ma soprattutto mette in risalto come il colore sia a tutti gli effetti un fenomeno culturale, strettamente connesso alla società e al suo tempo, e proprio in virtù di ciò un utile strumento per l’umanità per cogliere alcuni aspetti della propria storia.
“Se si dimentica che il colore in sé non esiste, non si può capire nulla dei problemi storici, sociali, culturali, estetici, psicologici e simbolici che solleva. Un colore esiste solo quando è percepito dalla coppia occhio-cervello di un essere umano, e soprattutto quando è individuato da una cultura, un lessico, da pratiche sociali che gli attribuiscono un nome e un senso. Non è la natura a fare il colore, e meno ancora la scienza o la tecnica: è la società.”