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La7, niente di personale, Piroso ed Ambrosoli

Nei giorni scorsi avevo pubblicato un post relativo alla vicenda dell’Avvocato Ambrosoli, alla trasmissione La storia siamo noi ed all’infelice (e colpevole) frase pronunciata da Giulio Andreotti.

Domenica sera su La7 è stato trasmesso il film Un eroe borghese, che narra la vicenda di Ambrosoli ed è stato preceduto da uno speciale di Niente di personale, condotto da Antonello Piroso; purtroppo non ho potuto vederlo tutto, ma solo l’ultima ora abbondante che ho registrato (così come il film).

Fortunatamente la trasmissione si può rivedere sul web – Clicca QUI

In quella sessantina di minuti di trasmissione che ho visto, ho potuto capire nel dettaglio la vicenda (all’epoca ero un ragazzino), raccontata da Piroso con chiarezza, nei dettagli, in forma narrativa, degna di Marco Paolini; ho conosciuto Ambrosoli e gli intrecci tra mafia, politica, finanza, massoneria ed anche con il Vaticano, che hanno portato l’Avvocato Ambrosoli a lavorare per 18 ore al giorno sino a riuscire a dipanare gli intrecci finanziari di Sindona. Era di fatto considerato l’esperto mondiale, per quanto riguardava la vicenda, al punto da essere chiamato in America a testimoniare al Gran Giurì.

Ma ho conosciuto anche l’uomo, oltre che l’Avvovcato, e si scopre la sua determinazione e lucidità tramite le parole alla moglie, in una memoria trascritta sul suo diario e, badate bene, scritte nel 1975 quando era ancora lontano dalle esplicite minacce di morte; leggiamola insieme:

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (…)
Giorgio

Oltre al lato umano e professionale di Ambrosoli si è capito sino in fondo che, da subito, è stato abbandonato da tutti. Dallo Stato che, tramite la Banca d’Italia, gli aveva dato l’incarico, dai politici legati a filo doppio con la loggia P2, dall’opposizione a dir poco distratta in quei periodi, dalla Banca d’Italia governata da Guido Carli che ha remato contro in maniera chiara e dalla Magistratura, anch’essa in parte corrotta al punto tale da far incriminare il nuovo Governatore della Banca d’Italia (Baffi) ed arrestare il Direttore Generale Sarcinelli che avevano osato fare onestamente il loro lavoro, contrastando le manovre illecite di Sindona e dei politici che lo sostenevano. Casualmente furono assolti due anni dopo, quando la vicenda era ormai risolta, ed Ambrosoli era stato fermato dai quattro proiettili sparati dal killer William Aricò inviato dalla mafia americana su incarico di Sindona.

Ho scoperto anche che ai funerali di Ambrosoli non era presente nessuna autorità pubblica, ad eccezione della Banca d’Italia. Ho scoperto che Giulio Andreotti, sul suo diario nel quale annotava tutto, persino l’ordine di arrivo dei cavalli (sua passione) all’ippodromo, ecco quest’uomo così preciso e dettagliato, sul suo diario, il 12 luglio (giorno dell’omicidio Ambrosoli) annotò solamente Ho incontrato il Presidente della Tanzania. Notevole dimenticanza.

Per quanto riguarda il Vaticano, che allora deteneva il 7% della Borsa italiana, ecco che nel 1968  il Governo gli toglie l’esenzione sui guadagni in Borsa, per cui si vedono costretti a diversificare i loro investimenti, facendo affari all’estero tramite Sindona, il quale li aiuta anche a dismettere due società, una delle quali coinvolta nel cosiddetto Sacco di Roma, quando la città cresce oltre ogni logica, con cemento su cemento…

Tutta la vicenda sembra un romanzo, ma sappiamo che non è così. E’ praticamente impossibile spiegare tutto in un post. Consiglio vivamente la visione di Niente di Personale e, volendo, di integrare con la lettura di uno dei libri pubblicati su Sindona, Ambrosoli ed intrecci vari.

La bibliografia ovvero alcuni libri sulla vicenda e sui quali è basata gran parte della trasmissione:

Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli
Un eroe borghese di Corrado Stajano
Il Caso Ambrosoli di Renzo Agasso
Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi
Il caffè di Sindona di Gianni Simoni & Giuliano Turone
Trame atlantiche di Sergio Flamigni

2 commenti su “La7, niente di personale, Piroso ed Ambrosoli

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