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La freccia, il clacson: li usiamo nel modo corretto?

Che dipenda dall’abitudine di non pensare al reale significato delle parole oppure alla pessima abitudine che ci porta ad adattare l’uso secondo le nostre necessità, mi sono reso conto che le modalità d’utilizzo sia delle frecce che del clacson sono mutate.

La freccia ovvero Indicatore di direzione.

Secondo logica serve a segnalare agli altri utenti della strada le tue intenzioni.

Oggigiorno, invece, il solo tirare fuori la freccia sembra che autorizzi l’automobilista a fare la sua mossa (parlo solo di auto perchè, senza offesa, il popolo delle due ruote difficilmente usa le frecce a ragion veduta…); non ha importanza se c’è il pedone che attraversa oppure se ormai sei al fianco all’auto parcheggiata, ecco che quest’ultima si muove…

Sarebbe il caso di utilizzare anche il buonsenso, in abbinamento allo specchietto, anche se in questo caso vedo sempre più auto (in maggioranza donne & anziani) con lo specchietto destro chiuso. La dice lunga. Perchè se non si accorgono di averlo chiuso è perchè non lo guardano mai.

Ricordiamo che ci sono persone assolutamente convinte di poter lasciare la macchina in doppia fila, tanto ho messo le 4 frecce.

Per quel che mi riguarda, l’uso della freccia è un automatismo come allacciare le cinture; lo faccio sempre.

Non metto la “freccia” per non consumare corrente…

Il clacson, cosiddetto anche avvisatore (o segnalatore) acustico.

Serve, dovrebbe servire, per segnalare un pericolo, così come la propria presenza. Anni fa in montagna quando si affrontava una curva cieca, un tornante, spesso si dava un colpo di clacson per segnalare il nostro arrivo. Non si usa più e ti trovi davanti l’auto in mezzo alla curva così come il pulmann di turisti.

Nel traffico cittadino, spesso caotico il clacson può servire per avvisare il pedone che attraversa telefonando e senza guardare, che non c’è solo lui al mondo, così come per avvisare l’automobilista che spunta dallo stop di fare il favore di stare fermo, senza scattare di colpo oppure, ancor più calzante, per segnalare il nostro arrivo al malcapitato che deve uscire da una via laterale senza poter vedere il traffico che sopraggiunge, grazie ai soliti imbecilli che parcheggiano proprio sull’incrocio.

Invece no, nulla di tutto questo; sempre in auge il deprecabile utilizzo del clacson al posto del citofono, come se uno che abita al 3° piano si renda conto che quel’insistente colpo di clacson fra i tanti sia destinato proprio a lui.

Poi abbiamo quelli che bloccati in un ingorgo, si attaccano al clacson come se le onde sonore avessero il potere di separare le acque, opps, le auto, come fosse un nuovo Mosè.

No, mi spiace, serve solo a dare fastidio, ad aumentare l’inquinamento acustico e ad innervosire ulteriormente gli altri automobilisti che, adeguandosi al peggio, come sempre, fanno lo stesso.

Il silenzio è d’oro

Infine arrivo al comportamento che mi ha dato l’ipirazione per scrivere queste righe; mi rioferisco a quelli per i quali l’uso del clacson sostituisce (o integra) insulto.

Lo si usa al posto di un fancucciolo e si è così abituati a questo modo di fare, da perdere di vista per l’appunto l’uso originario dell’avvisatore acustico.

Forse Gioele Dix nei panni dell’automobilista incaz…to direbbe che infatti usa il clacson per avvisarti che sei un cretino….

Il problema con personaggi di questo genere è che se dai un colpo di clacson, non necessariamente diretto a loro, beninteso, si girano subito per guardarti in cagnesco o peggio ancora, nel dubbio, ti insultano e fanno gestacci.

Visti i tempi attuali (mi riferisco all’immotivata aggressione al povero Luca Massari, il tassista milanese) sta diventando pericoloso avere una lite in ambito automobilistico.

Senza arrivare al cane investito (per colpa della padrona, ricordiamocelo, che non lo teneva al guinzaglio) capita fin troppo spesso che saltino fuori coltelli e pistole per derimere una banale lite automobilistica.

A questo proposito vi ricordo di bloccare sempre le porte quando siete all’interno dell’auto.

Per quel che mi riguarda il clacson, lo uso e cerco di non abusarne, anche se anch’io cado nell’errore di usarlo per mandare a fancucciolo certi personaggi. Sono in fase di miglioramento, però.

Negli ingorghi non suono mai; sebbene siano fonte di forte stress, soprattutto quando causati da un semplice imbecille che ha lasciato l’auto in doppia fila con le famose 4 frecce so bene che suonare non serve a nulla.

Adotto una tattica di supporto ovvero ascolto un cd che nel giro di pochi minuti mi distrae e mi rilassa. Certo, non che mi piaccia restare imbottigliato, ma farsi venire un fegato grosso così serve solo a peggiorare ulteriormente il momento negativo.

Ognuno di noi avrà il suo cd utile in momenti così. Io uso i concerti per violoncello di Boccherini. L’amico Bosch mi capisce di sicuro… 😉

4 commenti su “La freccia, il clacson: li usiamo nel modo corretto?

  1. Sky One
    25 ottobre 2010

    Di fronte a chi usa il clacson senza senso (in un ingorgo e/o per avvisare qualcuno di scendere) adotto la frase di un mio caro amico romano: “il clacson funziona, mo’ prova le frecce”. 😉

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