A cura di Francesco
È vero che Giuseppe Martelli, ricoprendo carica di Direttore Generale dell’Assoenologi (Associazione Enologi Enotecnici Italiani, la maggiore e più antica associazione professionale di categoria) nonché di Direttore responsabile del mensile L’Enologo voce ufficiale della stessa associazione, è da considerarsi decisamente espressione di parte, persona coinvolta unilateralmente in difesa di una categoria professionale…
… Però a me questo editoriale ha dato parecchio fastidio.
Mi ha dato fastidio come semplice cittadino che considera le giuste (le giuste, ovviamente) regole non una punizione, ma uno strumento di civiltà e un viatico alla serena coabitazione tra esseri umani; ancor di più come automobilista appassionato di automobili e per questo attento alla sicurezza stradale; ma, in più, come appassionato di vino e come persona che osserva, anche per motivi professionali legati a situazioni giornalistiche, il mondo della produzione vitivinicola.
Mi ha infastidito perché decisamente, a mia impressione, qualunquista e, persino, demagogico. Una difesa gratuitamente unilaterale di una categoria espressa e condotta attraverso sconcertante superficialità ed egoista modo di guardare solo ai propri interessi senza allungare lo sguardo oltre il proprio giardino.
Fermo restando che si può molto discutere sull’idea che il comparto produttivo vitivinicolo debba per forza subire danno da restrizioni e controlli sull’abuso di alcol unito al guidare; fermo restando che è da capire bene come funzionino controlli ed etilometri, giacché mi sembra che ognuno porti esempi e test completamente diversi a seconda dei propri interessi da difendere…
… Mi sembra davvero strumentale, se non addirittura sciocco, scrivere come qui fa Martelli: «Ma è possibile che un individuo diventi un pericolo pubblico perché ha un tasso di 0,57 anziché 0,50?». Stando a questo ragionamento, non potrebbero essere mai stabiliti limiti di legge! Potremmo affermare: perché mai sotto i 130 km/h siamo in regola e sopra no? Perché mai se parcheggio dentro le strisce sono in regola e fuori no, eppure sono solo 80 centimetri più in là?
… Mi sembra poco professionale e decisamente non propositivo un direttore che spara a zero su tutto, ma non lancia una sola proposta. Non un accenno al bere responsabile, a un sano adottare l’usanza del guidatore sobrio a turno, a creare servizi di taxi per bevitori che non costino eccessivamente, a corsi di educazione, a forme di collaborazione con la Polizia Stradale…
Questo editoriale pare il ritratto di quella usanza tutta italiana di protestare e basta, in modo sterile, guardando solo ai propri interessi, senza analizzare i problemi nella globalità, senza un minimo di autocritica costruttiva, senza suggerire al proprio pubblico modi sicuri per godere del buon bere non rischiando sulla strada, non provando a individuare possibili alternative, senza proporre fattive collaborazioni.
Un modo di fare che fa sì di non vedere quanto, a livello di immagine come di fatti concreti, il comparto produttivo vitivinicolo avrebbe solo da guadagnare da una sana cultura del guidare attenti e sobri, adottando regole di prudenza e accorgimenti di rispetto verso la vita.