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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: L’allieva

di Alessia Gazzola

Ediz. Longanesi – Pagg. 374  – € 18,60 venduto

Trama: Alice Allevi è una giovane specializzanda in medicina legale. Ha ancora tanto da imparare e sa di essere un po’ distratta, spesso sbadata. Ma di una cosa è sicura: ama il suo lavoro. Anche se l’istituto in cui lo svolge è un vero e proprio santuario delle umiliazioni. E anche se i suoi superiori non la ritengono tagliata per quel mestiere.

Alice resiste a tutto, incoraggiata dall’affetto delle amiche, dalla carica vitale della sua coinquilina giapponese, Yukino, e dal rapporto di stima, spesso non ricambiata, che la lega a Claudio, suo collega e superiore (e forse qualcosa in più). Fino all’omicidio.

Per un medico legale, un sopralluogo sulla scena del crimine è routine, un omicidio è parte del lavoro quotidiano. Ma non questa volta. Stavolta, quando Alice entra in quel lussuoso appartamento romano e vede il cadavere della ragazza disteso ai suoi piedi, la testa circondata da un’aureola di sangue, capisce che quello non sarà un caso come gli altri. Perché stavolta conosce la vittima.

Letto da: Paolo

L’otto febbraio ho scritto che: Per la recensione c’è tempo, in quanto ho ricevuto ieri il libro che ho potuto acquistare su Ibs ad 1 €, dopo aver partecipato alla promozione della Longanesi. Ai primi 400 lettori cheavrebbero inviato un commento, dopo aver scaricato le prime 15 pagine del libro, era data questa possibilità di acquisto a prezzo simbolico.

Ecco cosa ho scritto in merito: Alessia Gazzola ci propone l’ennesimo patologo; se ne sentiva la mancanza, visti i numerosi scrittori e serie televisive che ci offrono patologi di ogni genere?

Verrebbe da dire di no, se non fosse che già dalle prime pagine possiamo apprezzare la freschezza di un personaggio, Alice Allevi, che si smarca nettamente dai patologi attualmente in circolazione.

E’ ancora giovane, certo, ma fortunatamente non ha quel velo di cinismo e distacco dietro il quale mascherare le sue emozioni, così come, al contrario, non si fa carico di ogni grammo di sofferenza altrui, vivendo una vita tormentata.

Soprattutto in queste poche pagine ho potuto apprezzare la sua spontaneità, che include i sogni come i dubbi, oltre che un modo di proporsi in maniera politicamente scorretta..

Un personaggio che di fatto pone immediatamente il lettore al suo livello, in modo da permettergli di condividere le sue emozioni ed i suoi pensieri. Solo proseguendo con la lettura potremo vedere se mantiene le promesse.

Opinione personale (dopo la lettura): Questo libro conferma che la prima impressione spesso è sbagliata. Vien da pensare che le prime 15 pagine inviatemi fossero le uniche degne di nota, tuttavia non mi spiego le ragioni che hanno spinto gli addetti ai lavori a dare tanta importanza a questo romanzo o, meglio, all’autrice.

Ho letto (e visto in tv) ottime recensioni, interviste alla Gazzola; i gusti sono gusti, io non sono un critico, ma un semplice lettore, tuttavia questo libro è scritto in maniera tale da essere fastidioso dopo poche pagine.

La prima lettura è stata della Signora K, che dopo mezza giornata ha iniziato a mostrare segni di insofferenza verso la protagonista del romanzo.

Ad un certo punto si è realmente arrabbiata e le ho suggerito di lasciarlo perdere, che la lettura deve essere piacevole, non fonte di rabbia. Detto fatto.

Avendo metri di giudizio diversi, mi sono preoccupato solo in minima parte. Finchè non ho cominciato a leggerlo.

Il personaggio della dottoressa Allevi non è spontaneo come sembrava inizialmente, ma  superficiale, disattento nella vita privata come nella professione. E francamente di una  patologa con la testa nelle nuvole, se ne fa a meno.

La riprendono per la sua scarsa attenzione e lei che fa? Si dimentica di assolvere ad un semplice incarico prima e, successivamente, si dimentica di mettere i guanti prima di effettuare dei test di laboratorio; le concedono un’ulteriore possibilità, visto che non ha iniziativa personale, e riesce a perdere un cadavere, perchè distratta da una telefonata.

Ma per piacere, qui siamo a livello della pasticciona Bridget Jones, senza però strappare neanche un sorriso per la sua goffaggine, ma solo un moto di irritazione.

La scrittura alterna periodi in cui la dottoressa (ma anche l’autrice) sembrano soffrire della sindrome modaiola tipica dei personaggi di Sophie Kinsella.

Ogni due parole si cita la firma di un vestito, di un accessorio e via dicendo. Se funzionale alla storia, ad un episodio, la citazione ci sta, beninteso, ma qui si cade nel ridicolo.

Resta il fatto che questo libro non è un giallo, ma… appunto, che cos’è?

Si confonde, una volta di più la leggerezza con la superficialità, che gronda da questo romanzo. L’ho letto per onor di firma, ma che fatica.

Capiamoci, chi legge le mie recensioni avrà capito che apprezzo anche i gialli con risvolti umoristici, con storie che riescono ad essere frizzanti e con personaggi un pò ruvidi, però non è questo il caso.

Ho dato un’occhiata sul web, giusto per curiosità, ed ho notato commenti entusiasti ovunque, anche se a ben vedere è un fiorire di copia & incolla*, per cui pochi hanno scritto veramente e quasi tutti sono addetti ai lavori che spingono in maniera spudorata questo libro. E gli altri, sia blog sia l’informazione ufficiale, si accodano.

* A seguito di un commento, mi sono reso conto che circa il Copia & Incolla forse mi sono spiegato male.

Non mi riferisco certo ai commenti a titolo personale, ci mancherebbe altro, ma alla presentazione del libro da parte di quotidiani online, come di molti Blog che altro non hanno fatto che fare per l’appunto Copia & Incolla della trama e di alcuni commenti lusinghieri di addetti ai lavori.

L’unica voce fuori dal coro è stata attaccata duramente con grande disprezzo da parte dei lettori della Libertà d’espressione che come permette alla Gazzola di scrivere un libro, autorizza anche il lettore a dire ciò che pensa.

La recensione si basa sempre e comunque su gusti personali ed opinioni. E le opinioni, come dico sempre, sono condivisibili o meno. Punto.

Nota aggiuntiva per Francesco: Trovo molto piacevole la copertina sia per la pulizia, a livello grafico, e ben realizzata perchè sembra quasi tridimensionale. Il biglietto da visita di Alice sembra che ti inviti a prenderlo… 😉

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19 commenti su “Un libro: L’allieva

  1. Francesco
    8 febbraio 2011

    Non ho ancora avuto il piacere di vedere, e soprattutto toccare oltre che annusare, dal vivo la copertina de “L’allieva”.

    Mancanza che colmerò quanto prima cercando il volume nella mia libreria romana preferita.

    Però, già solo vedendolo in fotografia ne posso apprezzare la veste grafica effettivamente pulita, sobria, lineare, moderna ma, al tempo stesso, ricca e sostanziosa. In cui composizione tipografica e immagine sembrano dialogare perfettamente e sposarsi felicemente.

    L’effetto tridimensionale di cui scrive Pao si nota, effettivamente, già così: merito di una ottima composizione dello stil-life fotografico; ma, immagino anche, degli effetti di vernice lucida e rilievografia che la stampa tipografica moderna oggi consente con estrema perfezione, facilità e costi non più proibitivi come un tempo.

    Unico appunto, sulla tipografia: quel canale tra la V e la A della parola “ALLIEVA” andava decisamente corretto, accostando la A finale alla V. Così com’è, composto in automatico senza intervento del grafico, si legge quasi come “ALLIEV A”. Purtroppo, questi sono particolari errori cui si presta attenzione e non si commettono se si ha una formazione molto tradizionale, avendo imparato a comporre in tipografia come si faceva una volta, con i caratteri mobili. Gli automatismi dell’informatica hanno, oggi, fatto perdere familiarità e conoscenza dei caratteri tipografici, ma anche occhio, attenzione e buone abitudini.

  2. Leonora
    28 febbraio 2011

    Mi sembra un po’ difficile che siano tutti copia e incolla quelli su anobii, o su webster o altri su ibs che hanno commentato già molti altri libri e sulle pagine dedicate su facebook in cui la firma è d’obbligo… e anche i giornali ufficiali, non si sputtanerebbero il nome per un libro che non hanno gradito. Magari non è più semplice dire che a te questo libro non è piaciuto? magari non te ne spieghi il motivo, ok, ma non per questo il tuo parere è salomonico e quelli favorevoli sono finti… io sono una fan sfegatata di questo libro e ti garantisco che non sono un’addetta ai lavori e men che meno sono finta!

    • paoblog
      28 febbraio 2011

      Chiariamo una cosa, ho precisato che l’opinione che ho scritto è personale, ragion per cui va da sè che il mio parere non è legge.

      In ogni caso è chiaro che questo libro non mi è piaciuto, così come è altrettanto chiaro che ne ho spiegato il perchè.

      Posso leggere libri ben scritti, ma che non incontrano il mio gusto; inq uesto caso trovo che il libro non sia nè ben scritto, nè piacevole. I gusti son gusti, si diceva, tuttavia trovo che presentare il libro come Uno straordinario esordio tutto italiano sia un’esagerazione.

      Circa il Copia & Incolla forse mi sono spiegato male. Non mi riferisco certo ai commenti a titolo personale, ci mancherebbe altro, ma alla presentazione del libro da parte di quotidiani online, come di molti Blog che altro non hanno fatto che fare per l’appunto Copia & Incolla della trama e di alcuni commenti lusinghieri di addetti ai lavori.

      Circa i giornali ufficiali, temo che vi sia molta sopravvalutazione sulla loro capacità di giudizio disinteressato. Ne ho avuto la prova proprio l’altro giorno, in una vicenda diversa, parlandone con un noto giornalista che mi spiegava proprio la dinamica Pro o Contro.

  3. Leonora
    28 febbraio 2011

    Secondo me ti sei spiegato molto male ma è un bene che tu abbia rettificato. ma è anche un po’ contraddittorio che le prime quindici pagine ti fossero piaciute, però poi dici che è irritante dopo poche pagine… un po’ strano! e se è scritto male, analogamente male sono scritte anche le prime quindici pagine… insomma, non possono fingere un capolavoro e poi si scopre che è una patacca… il tuo parere non mi convince, ma ovviamente liberissimo di esprimerlo, ci mancherebbe!

    • paoblog
      1 marzo 2011

      Che le prime 15 pagine fingano un capolavoro e si scopre la patacca, sono parole tue. Io ho detto che mi sono piaciute e definire contraddittorio che uno possa modificare la sua valutazione, in questo caso negativamente, rispecchia il tuo modo di vedere.

      Non accettare che si possa cambiare idea con il passare del tempo, che sia su un libro, un film o persino una persona mi sembra alquanto riduttivo.

      Il mio parere non ti deve affatto convincere, chi l’ha mai pensato? Ognuno ha la sua testa, i suoi parametri ed il suo modo di valutare le cose. Tra l’altro hai dichiarato di essere una fan sfagatata del libro, per cui se anche volessi, come (e perchè) potrei pensare di convincerti a cambiare idea?

      Come detto, ho espresso un’opinione, non devo convincere nessuno.

    • paoblog
      2 marzo 2011

      Poco fa stavo leggendo gli ultimi commenti sul sito MSR citato anche nella recensione, dove Andrea Tonetti (collaboratore cultura) e quindi più titolato di me a scrivere recensioni che, peraltro, si basano sempre su opinioni personali, scrive:

      L’Allieva di Alessia Gazzola l’ho “vinto” (l’ho pagato un euro) grazie ad una recensione delle prime 15 pagine che mi hanno mandato via email. Delle prime 15 pagine ne ho scritto bene in quella recensione che chiedeva di racchiudere un opinione in meno di 1000 caratteri. Effettivamente le prime 15 pagine del libro mi avevano positivamente colpito, il resto non ha mantenuto le promesse dell’inizio, purtroppo.

      Entrambi abbiamo recensito le prime 15 pagine, ne abbiamo scritto bene, siamo poi rimasti delusi dal libro. Fermo restando il massimo rispetto per chi il libro lo ha apprezzato, in ogni caso, questa similitudine qualcosa vorrà dire. Come minimo attesta che si possa cambiare opinione.

      • Francesco
        2 marzo 2011

        Aggiungo, a quanto scrive Pao, un mio personalissimo pensiero. Personalissimo, ma anche di ampio respiro, trattandosi di una “impressione” riscontrata più volte anche come propria ad altre persone, semplici amici con cui mi sono confrontato o articoli di critici letterari letti su quotidiani, periodici, saggi.

        Pensiero, comunque, a livello generale e non riferito nel particolare al romanzo “L’Allieva” che non ho letto.

        Il concetto che voglio esprimere è che le impressioni, il piacere, addirittura il giudizio riguardo a un libro, oppure anche riferito allo stile narrativo e alla fluidità di scrittura (cosa, quindi, tecnica e non solo intuitiva), magari anche il grado di interesse e impegno che quello scritto propone…
        … Possono tranquillamente cambiare durante la lettura, lungo lo svolgersi dell’intero corpo di pagine.
        È cosa del tutto naturale. E no dipende, solo, dal fatto che un lettore possa cambiare opinione, cosa comunque legittima.

        Il più delle volte, è l’autore (la sua bravura, il suo stile, la sua capacità, la sua esperienza nel misurarsi con un romanzo differentemente che con un racconto) la causa di quel “cambiamento di opinione”.
        L’inizio di un romanzo (ma, anche, di un film o di una sinfonia musicale) è quanto di più difficile o facile, delicato o aggressivo, leggero o pesante: comunque, spesso fuorviante.

        Un bravo scrittore di racconti, spesso, esordisce con splendide, accattivanti, entusiasmanti, piacevoli quindici-venti-trenta pagine iniziali di un romanzo e poi si perde, incapace di mantenere la stessa leggera fluidità di scrittura appesantendo lo stile; oppure dilungandosi troppo allontanando l’attenzione del lettore, perdendo il filo del discorso…

        … Al contrario: quante volte abbiamo faticato, e molto, a portare avanti i primi tre-quattro capitoli di un libro trovandolo faticoso nello stile, dispersivo nella narrazione, quasi cedendo all’idea di mollare la lettura e, poi, invece… quel libro prende a scorrere, si fa accattivante, la trama si scioglie, i personaggi entrano nel vivo dei loro caratteri e vorremmo che non finisse più?

        Lo stesso accade per molti film o per album musicali.

        Il mio parere, comunque, è che dovremmo sempre cercare di andare fino in fondo alla lettura (lo ammetto: qualche volta anche io ho ceduto, abbandonando dei libri all’inizio): anche un libro che non ci è piaciuto, chiusa l’ultima pagina, è un arricchimento, è esperienza.
        Spesso si impara più da ciò che non ci piace, proprio perché ci porta maggiormente a rifletterci su, ad analizzare, a discutere, a criticare.
        E una critica costruttiva è sempre da accogliere, perché ci fa riflettere e fortificare l’esperienza.

  4. Leonora
    3 marzo 2011

    Paoblog ma perché ne parli ancora… l’allieva sta diventando un’ossessione, ne scrivi dove puoi, cerchi in giro… non ti è piaciuto, l’hai detto, massimo rispetto per la tua libertà di pensiero ma non è un po’ allarmante questo atteggiamento?

    • paoblog
      3 marzo 2011

      Cosa è più democratico di un confronto con altri lettori, su altri Blog?

      Dal mio punto di vista è molto più allarmante il fatto che tu venga a sindacare il fatto che io ne scriva qui oppure altrove.

      La domanda sorge spontanea: Sarò libero di parlare di quello che voglio?

  5. Leonora
    3 marzo 2011

    Preciso quello che voglio dire: se un pessimo libro ti spinge a un tale dispendio di energie… è strano! è la tua mein kampf contro l’allieva!

  6. Leonora
    3 marzo 2011

    e io sarò libera di risponderti che quello che traspare è accanimento?

    • paoblog
      3 marzo 2011

      Stai parlando a ruota libera, senza nessuna censura, mi pare.

      Ma dire e/o ripetere la propria opinione, non mi pare che lo si possa definire accanimento che, secondo il dizionario, significa: Azione e risultato dell’accanirsi; furia, ira tenace: combattere, perseguitare, difendersi con a.

      Se tu vedi furia tenace o persecuzione nelle mie parole, il problema è tuo.

      (Se vuoi vedere cosa significhi accanimento, peraltro motivato, vai a leggere i post sulle strisce blu ed i metodi di pagamento oppure quello sulla mia vicenda con l’agenzia delle entrate. Quella è furia tenace.)

      Che poi per affermare che ne scrivi dove puoi, cerchi in giro sembra anche voler dire che stai lì a sprecare energie per vedere cosa e dove scrivo…

      Ed in ogni caso ti sfugge un particolare importante. Il confronto. Con altre opinioni, idee, espressioni. Non mi è piaciuto il libro, però mi chiedo se il metro di giudizio di altri lettori è diverso ovvero pur nella convinzione della giustezza della mia opinione (Ribadisco: mia opinione), cerco in ogni caso il confronto con altri.

      Ho notato che questo libro ha creato una divisione netta. O lo ami o lo odi. I giudizi sono netti, si va dai fan sfegatati che attendono il seguito a quelli che hanno fatto fatica a finirlo o addirittura hanno interrotto la lettura. In un senso e nell’altro, vorranno dire qualcosa queste prese di posizione?

  7. Francesco
    3 marzo 2011

    Credo che parlare, e quindi spiegare il perché, di qualcosa che non ci è piaciuto sia quanto di più costruttivo ci possa essere.

    Per chi ne parla, che analizzando i perché di una delusione riflette su qualcosa anziché opporvi rifiuto.

    Per chi è dall’altra parte: perché ha modo di verificare misure e impressioni diverse dalle proprie e con quelle confrontarsi aggiungendo, così, qualcosa a ciò che si è capito.

    In questo modo, meglio di qualunque altro modo, un libro trova la sua massima ragion d’essere: indipendentemente dalle impressioni diverse di ciascuno, sarà una opera. Una opera aperta: che lascia segni vivi dentro di noi, anche una volta finito di leggerlo.

    Parlare, in ogni possibile occasione, di un libro anche quando non ci è piaciuto (soprattutto, forse, quando non ci è piaciuto) è il regalo più bello e il contributo più utile si possa mai donare e offrire all’autore di quel libro.
    Solo così, egli avrà modo di leggersi e ascoltarsi come riuscendo a osservarsi dall’esterno, annullando ogni inevitabile suo coinvolgimento personale.

    Probabilmente, forum e discussioni, dibattiti e confronti nascono proprio da questo utile desiderio: sapere cosa ne pensano gli altri. In totale, assoluta, costruttiva libertà.

    Difficilmente un autore cresce e migliora ascoltando il clamore assordante degli applausi.
    Sempre lo farà, invece, riflettendo sulle parole silenziose e pacate della critica. Sempre che a questo silenzio venga permesso di esprimersi con la propria voce.

    • paoblog
      3 marzo 2011

      Ne parlavo ieri con Ro… ovvio che il mio punto di vista non sia accettabile da uno che il libro l’ha apprezzato, ma non vedo la ragione di questa polemica infinita, anche in altri siti così come su Ibs, con la quale si vuole di fatto impedire la critica negativa.

      Oltre tutto leggere affermazioni del tipo: solo i professionisti possono recensire oppure va bene non ti piace, inutile dilungarsi…

      Lasciamo perdere la famosa libertà d’espressione, accantoniamo il confronto che, se resta in termini civili, arricchisce a prescindere, ma ritengo sia troppo facile (e superficiale) dire non mi piace e morta lì. Proprio perchè a loro è piaciuto dovrebbero valutare in ogni caso positivamente chi argomenta il suo giudizio, accettando di fatto che non siamo tutti uguali e non tutti la pensiamo nello stesso modo.

      Vedo in giro la Sindrome di Silvio, ove è legittimo il dissenso democratico, purchè se ne parli solo bene. E chi la pensa diversamente, stia zitto.

      °°°

      come a confermare che vado in giro a leggere gli altrui commenti sul libro, 😉 ti copio lo stralcio di due commenti:

      1) io ho letto “io sono di legno” di giulia carcasi. l’ho trovato pessimo, noioso, ridondante, pesante, fastidioso anche nella scelta di sottolineare il cambio di voce narrante (o scrivente!) con il corsivo. ma non mi sono mai chiesta perchè la feltrinelli lo abbia pubblicato, nè ho girato per internet sui blog vari a commentare negativamente il libro della carcasi. ecco, io questo non capisco.

      2) E’ un dibattito indubbiamente interessante e mi diverte molto assistere allo scontro di opinioni che ne consegue. Perché, in ogni caso, trovo che se un romanzo riesce a generare tanto dibattito ha se non altro proprio questo merito, di ‘muovere le cose’, far uscire le voci, e chissà, magari avvicinare alla lettura anche chi non considera quest’ultima uno dei piaceri della vita.

      Però come detto più volte e come si evince dal 1° commento, sembra che la critica (solo se negativa) debba essere ridotta ai minimi termini …

      Mi ripeto: Non è strano che a nessuno venga in mente di criticare uno che scrive una recensione positiva?

      A questo punto, se uno non ha gradito un libro, si trova a leggere commenti che parlano di un capolavoro, dovrebbe saltargli la mosca al naso, se questi sono i parametri di comportamento.

      Io quando leggo opinioni positive per questo libro (definito più volte un capolavoro), non sono d’accordo, ovvio, ma non mi verrebbe mai in mente di attaccare chi ha espresso questa sua opinione….

      Non so, vedo molta intolleranza…

      • Francesco
        3 marzo 2011

        Intolleranza, sicuramente.

        Ma, credo: anche pigrizia mentale. Insomma: a molti, troppi forse, evidentemente costa fatica provare ad accettare più ampie visioni, cercare di capire le idee altrui, tentare di mettere in discussione il proprio punto di vista…

    • Paoblog
      21 luglio 2012

      Mentre scrivevo l’opnione su altro libro, osannato da molti, mi sono riletto questi scambi di opinioni e mi è tornato in mente il discorso fatto a suo tempo per qull’altro libro che non avevo gradito ed alla polemica innescata dal suo autore, alla sua prima fatica letteraria.

      E mi sono ricordato anche delle parole dell’autore di Sushi sotto la Mole, in replica alle mie osservazioni sul suo libro:

      “Aspetto altri suggerimenti sugli altri miei lavori, sono sempre bene accette le ‘critiche’, più che i complimenti!”

  8. Leonora
    3 marzo 2011

    la polemica infinita l’ho vista solo qui e su mondorosashokking. forse perché entrambi avete espresso una recensione poco competente e molto accanita, direi rabbiosa. eppure il libro è stato criticato anche altrove, senza nessuna polemica. la polemica si instaura perché la recensione non è piaciuta, non perché negativa. allora piuttosto sei tu a voler scrivere ma a non volere alcuna risposta! questi blog sono pubblici la gente ha diritto a rispondere!

    • paoblog
      3 marzo 2011

      Mi ripeto, ma per l’ultima volta: Mi pare che qui nessuno ti abbia impedito di esprimere il tuo parere.

      Circa la competenza nello scrivere la recensione è un’opinione tua, che rispetto in quanto tale. Ma nulla più.

  9. cucciola
    9 marzo 2011

    Libro davvero stupendo, una storia che fino alla fine mi ha tenuto con il fiato sospeso..volevo sapere se ci sarà un seguito magari anche pechè non mi è piaciuta come è andata finire con Claudio…comunque devo dire di essermi riconosciuta nel ruolo di Alice.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2011 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , .
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