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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

La comunicazione fra personale ospedaliero e parenti del paziente

In questi giorni mio padre è ricoverato all’Ospedale Niguarda in quanto ha dovuto mettere un pacemaker. Il padiglione in cui si trova è nuovissimo, pulito, camere a due letti, ben attrezzate, un bagno grande e pulito e si mangia persino bene, con i limiti del menù ospedaliero.

Il personale infermieristico è nella maggioranza molto gentile, per cui questa riflessione non intende essere una critica a larga scala verso il personale che fa un lavoro molto impegnativo; voglio solo far notare che come diceva qualcuno le parole sono importanti, tanto più quando si è in ansia per una persona cara, per cui un minimo di attenzione in più non guasterebbe.

L’intervento ha dei tempi variabili che vanno dai 30 ai 90 minuti e ieri la sala operatoria chiudeva alle 13; va da sè che uno due conti se li fa e considerando che mio padre è sceso alle 11.00, ipotizza il tempo max di 90 minuti, più qualche tempo tecnico, ti aspetti che alle 13 ritorni in camera.

Cosa che non è successa. Mia madre ha chiesto informazioni e le hanno detto un generico non si preoccupi. Che allo stato dei fatti è una non risposta, proprio perchè generica, per cui uno un poco si innervosisce, tanto più se poco dopo vengono dai parenti del malato che doveva essere operato dopo, per dire che l’intervento è rinviato al giorno successivo, causa un problema.

Capirete bene che a questo punto servirebbe una risposta più calibrata da parte del personale. Ieri al momento della visita pomeridiana, mio padre diceva al chirurgo che lui era preoccupato per la moglie che sapeva essere in attesa e lui gli ha risposto che gli infermieri sono informati di quello che accade.

Sarà, ma allora vien da chiedersi da dove arriva la risposta dell’infermiera che a mia madre ha detto: Signora, gli interventi possono durare tanto o poco, andare bene o male, per cui deve aspettare…

Giusto per chiarire, mio padre è tornato in camera alle 14.20 in quanto è rimasto in attesa per oltre 1 ora e durante il corso dell’intervento è stata necessaria una variazione in corso d’opera, per cui l’intervento è durato 70 minuti ovvero  più del previsto.

Visto che il personale è informato di quel che succede, come ha detto il medico, credo che sarebbe stato sufficiente dire C’è stato un ritardo con il paziente precedente e suo marito è rimasto in attesa un’ora. E magari aggiungere un Stia tranquilla, nessun problema.

Uno capisce le ragioni del ritardo e si mette il cuore in pace. Non mi pare sia una pretesa che esca dal protocollo.

°°°

Nel pomeriggio l’identica cosa si è ripetuta con un altro paziente che doveva fare un esame, peraltro impegnativo. Ore di ritardo ed i parenti conditi con il classico Non si preoccupi.

4 commenti su “La comunicazione fra personale ospedaliero e parenti del paziente

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  3. Poppea
    30 marzo 2011

    Dopo ore di attesa non possono liquidare i parenti con “non si preoccupi2 o peggio con affermazioni del tipo “gli interventi possono andar bene o male ecc”; ormai purtroppo siamo dei numeri non c’è più la carica umana che dovrebbe esserci

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