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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Al volante servono riflessi, occhi e orecchie…

di Maurizio Caprino

Gli psicologi entrano in campo nella formazione dei patentati. Non soltanto indirettamente, con lezioni ai docenti ai futuri insegnanti di scuola guida. Hanno già fatto, per esempio in Lombardia, lezioni a bambini e ragazzi e ora vorrebbero estendere l’esperienza.

Io sono assolutamente d’accordo. E agli scettici dico che gli psicologi non vanno visti come quelli che curano i matti né come quelli in grado di insegnarci come gestire lo stress causato dalla guida e l’aggressività. Certo, anche queste sono cose importanti, ma il primo campo di azione di uno psicologo dovrebbe essere un altro, generalmente trascurato.

Per scoprirlo, basta leggere una delle più recenti dichiarazioni di Sandro Salvati, presidente della Fondazione Ania (Scarica Udito e capacita sensoriali Fondazione Ania).

Si parte dal fatto che la nostra capacità di adattarci alla strada e alle situazioni pericolose che ci può presentare in ogni momento dipende dal se e come percepiamo ciò che ci sta attorno. E la percezione non è compromessa solo dalla distrazione, ma anche da quanto siamo capaci di vedere e sentire.

Questo significa tre cose:

– dobbiamo avere buoni occhi, orecchie e nervi (e qui è questione di natura, poco da fare);

– i nostri sensi devono essere in condizioni almeno sufficienti (quindi non dobbiamo essere stanchi, distratti, appesantiti dal cibo, rallentati dall’alcol o alterati da droghe);

– i nostri sensi devono essere sufficientemente sviluppati e allenati a percepire tutto della strada.

Dunque, combattere alcol e droghe serve ma è solo una parte del problema. Lo dimostra il fatto che solo metà dei conducenti ricoverati al Trauma center dell’ospedale Niguarda di Milano risulta positivo ad alcol e/o stupefacenti.

Mentre di stanchezza e distrazione pure si parla (almeno un po’), sfugge quasi del tutto l’allenamento dei sensi. La sua importanza l’ho vista sabato 26 marzo ad Arcore, in un bel convegno di psicologi del traffico: hanno fatto vedere un parabrezza diviso in varie zone colorate secondo il numero di sguardi che il conducente rivolge verso di esse, contato grazie a un eye-tracker.

Ne risulta che un conducente esperto lancia occhiate più frequenti e in zone più varie rispetto a un altro guidatore inesperto o “normale”. Questo è una garanzia di percepire il rischio o di farlo prima degli altri, guadagnando frazioni di secondo preziose per poter cominciare una manovra di emergenza o comunque di evitamento o prevenzione del pericolo.

Il pericolo può essere o il comportamento di un altro utente della strada o – ci si pensa poco – anche una propria perdita di traiettoria (per lettura erronea della segnaletica, momentanea distrazione, mancata comprensione dell’andamento del tracciato, sbandata).

E, quanto più è alta la velocità, più occorre dare la preminenza agli sguardi lontano da dove ci si trova. Sembrano cose banali e scontate, ma raramente ci si pensa.

Anch’io ho riscoperto la loro importanza solo in una serata di gennaio, in hotel a Livigno, parlando con Paolo Delle Piane, istruttore di guida sicura che ha molto approfondito il tema.

Lettura integrale dell’articolo QUI

Un commento su “Al volante servono riflessi, occhi e orecchie…

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