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Pubblicità “nascoste”: la Rai apre al product placement

un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare

In alcune puntate della fiction Rai Un medico in famiglia  l’obiettivo della telecamera si è soffermato a lungo sul cuore di brodo Knorr e sui cereali Kellogg’s. Qualcuno ha subito pensato ad un caso di pubblicità occulta, come è già successo in passato, ma non è così.

L’inquadratura del prodotto è una nuova forma di pubblicità che gli addetti ai lavori chiamano product placement ed è anche regolamentata dalla legge.  Per rendersene conto basta leggere i titoli di coda, dove si dice che nel programma ci sono alcune aziende che fanno  pubblicità nella fiction e si citano i marchi.

Un richiamo alla presenza di prodotti  a scopo promozionale si trova anche all’inizio del programma e dopo le interruzioni pubblicitarie.

Alla Rai il product placement è stato inaugurato nel mese di gennaio 2011 su alcune fiction Un medico in famiglia  e Un passo dal cielo ed è certo che il modello verrà riproposto in altre fiction previste per l’autunno di quest’anno. Per il momento le tariffe non sono note perché la Sipra (società che gestisce la pubblicità Rai) non rilascia  interviste o dichiarazioni su questo argomento,  anche se il sito invita le  aziende a sperimentare il nuovo tipo di promozione.

Secondo alcuni esperti il prezzo di un passaggio televisivo con la formula del product placement in un programma, ha un costo inferiore rispetto a uno spot proposto nell’intervallo pubblicitario.

Non ci sono regole definite – spiega Luca Milano responsabile Marketing di Rai Fiction – in alcune puntate inseriamo un prodotto, in altre due e in altre nessuno. L ‘essenziale è trovare, d’intesa con gli autori e con il regista,  un equilibrio tra il racconto e il prodotto senza infastidire il telespettatore. L’inserimento  delle immagini deve risultare il più possibile naturale  e non deve invadere lo schermo.

Si tratta di un equilibrio da modulare volta per volta . D’altro canto le fiction vogliono rappresentare la realtà contemporanea, che è piena di marchi e prodotti, che finora sono stati sempre nascosti per evitare di fare pubblicità indebita.

Adesso le nuove norme consentono anche in Italia quello che da tempo avviene all’estero: lasciare l’immagine di qualche marchio per contribuire a finanziare il prodotto.  I proventi del product placement  – continua Milano –  sono ripartiti in quota tra la Rai e l’eventuale società di produzione indipendente che realizza il prodotto, e servono quindi a finanziare il settore della produzione audiovisiva italiana”.

La Rai ha inaugurato  il product placement in questi mesi, altre reti lo fanno da tempo mentre nel cinema il sistema è attivo da anni e incontra un buon successo.

«In alcuni film si vedono decine di prodotti e la cosa può risultare  fastidiosa – precisa Gerardo Corti  direttore del sito www.dysnews.eu  che dal 1997 si occupa di product placement. In altri casi l’inquadratura del marchio risulta esagerata e gli stessi attori fanno una sorta di spot mascherato parlando del prodotto. Queste sbavature non vanno bene, perché il sistema è efficace ma deve essere realizzato con cura, e in Italia non sempre è così».

La legge non è  precisa,  e lascia spazio al regista di presentare gli oggetti da promuovere con una certa  discrezione.

Gianna Ferretti sul suo blog  dice che forse la presenza di prodotti sponsorizzati  dovrebbe essere comunicata con maggiore evidenza, per fare capire a tutti che quando compare un marchio in primo piano nel film o nel programma si tratta di pubblicità a pagamento, non di una libera scelta del regista.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2011 da in Consumatori & Utenti, Leggo & Pubblico con tag , , , , , , , .
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