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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: L’ odore dell’asfalto

di Gianluca Veltri

Ediz. Nobeer – Pagg. 192 – € 10,00

Trama: Un nebbioso mantello scuro avvolge Milano e i personaggi di questa vicenda, dalle atmosfere suggestive e a tratti melanconiche. I protagonisti: un atletico ispettore della squadra mobile, una girl, un giocatore d’azzardo e un anziano boss malavitoso, nell’arco di una settimana vedranno mutare il regolare corso delle loro vite, in seguito ad una serie di eventi inattesi che si succederanno a ritmo incalzante. Una partita a poker che si svolgerà in una trattoria di quartiere, in una zona “calda” della metropoli meneghina, rappresenta il punto di svolta del romanzo e porterà all’omicidio del pupillo dell’anziano boss, in circostanze piuttosto dubbie. Il primo libro di una serie legata alle vicende dell’ispettore Crespo.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Premetto che non mi diverto a scrivere negativamente di un libro. I refusi sono fastidiosi in un libro (e ce ne sono alcuni), ma francamente gli errori sono peggio, in quanto minano il libro dalle fondamenta; dall’autore di un giallo mi aspetto una certa precisione ed invece, ecco il classico scivolone sulla differenza tra il revolver  e la pistola semiautomatica.

Un aspetto superficiale per molti, tuttavia si tratta di un errore madornale che si trascina sino a toccare il ridicolo quando leggi una frase come questa: L’algerino (…) con le braccia tese, revolver alla mano (…) si era dimenticato di togliere la sicura alla sua micidiale Beretta Parabellum da quindici colpi… 😦 … Che ci azzecca un revolver con una Beretta automatica?

La cosa ritorna nel finale ed allora mi chiedo, senza polemica, se non fosse possibile, una maggiore attenzione, anche facendo riferimento ai ringraziamenti dell’autore per le consulenze tecniche.

L’opinione è personale, come detto, per cui prendo atto che Gioele Dix nella prefazione si dichiari iscritto al club dei sostenitori di G. Veltri, tuttavia trovo che questo libro sia un’opera prima scritta e stampata ovvero senza quel tempo necessario per far decantare le parole, rileggerle con calma, analizzare il tutto mettendo da parte l’entusiasmo che la scrittura può darti.

Pieno di banalità, di dialoghi poco credibili e con frasi del tipo Il potente bolide, avvinghiati nudi sul letto, la pistola micidiale, il giovane ispettore (quando ha 40 anni)… e via dicendo..

Il dialogo di Crespo con l’amico tunisino, da 10 anni in Italia, titolare di una pizzeria, che parla in maniera elementare, io dire… fare…andare…, aggiunge un’altro chiodo alla bara. Ma per piacere, di extracomunitari integrati ne conosco, passi un accento alla Dan Peterson, ma che non riescano neanche a costruire una frase in italiano…suvvia.

Una storia esile si sopporta, puoi ugualmente catturare il lettore con personaggi piacevoli, ma come detto i dialoghi non reggono.

La storia di Crespo con Aurora non mi convince affatto, ma se anche fosse veritiera restano poi i dialoghi fra i due che ti fanno cadere le braccia. Non so, non ritengo di essere ingabbiato nello schema classico della letteratura gialla, con tutte le sue sfumature, tuttavia temo di essermi abituato (bene) con Simoni  o con Guccini, così come con gialli più spiritosi di Malvaldi, o di Ervas, così come quelli frizzanti di Walker, ma trovo che si tratti di un libro che non merita tanto entusiasmo.

Bene, questa mattina ho letto le ultime pagine e non sono riuscito a trovare nulla di positivo. La storia non regge di suo, ma oltretutto si risolve in maniera fortunosa, nelle ultime pagine, solo grazie ad un enigmatico sogno.

13 commenti su “Un libro: L’ odore dell’asfalto

  1. Francesco
    5 luglio 2011

    Be’: registrando la delusione di Pao per questo giallo, mi torna alla mente che in un suo precedente post, dove aveva anticipato la lettura di questo romanzo, scrissi che la copertina non mi sembrava in sintonia con il titolo: come una dissonanza linguistico-visiva.

    Evidentemente, qualche volta la grafica ritrae e anticipa, anche nel male, i contenuti (o “non-contenuti”) dei libri…

    • Gianluca
      19 luglio 2011

      Buongiorno Francesco, ha avuto modo di leggere il mio romanzo o si è fermato alla recensione di Pao?
      E’ curioso comunque perchè la copertina piace davvero tanto, non è mia intenzione discutere i gusti di nessuno, ma ho sempre trovato poco corretti gli atteggiamenti a priori poco edificanti e atti solo a demolire qualcuno a qualcosa.
      Grazie comunque, farò tesoro per il prossimo romanzo, sempre che qualche editore folle che voglia darmi ancora fiducia 🙂

      • Francesco
        19 luglio 2011

        Caro Gianluca,

        indipendentemente dalle eventuali possibilità che, nel futuro, il suo attuale editore o, anche, una qualunque altra casa editrice possa rinnovarle o per la prima volta accordarle fiducia pubblicando altri suoi romanzi – circostanza che io le auguro, per mezzo di totale sincerità e decisa intensità, con la speranza che questo possa manifestarsi nel più prossimo avvenire – le suggerisco, ora, qualcosa di cui davvero potrebbe “far tesoro”; soprattutto: tenendo presente che ciò le arriva da “qualcuno” che ha progettato, disegnato e realizzato, negli anni passati, copertine per editori “un po’ più conosciuti e carichi di tradizione” rispetto a chi ha curato e stampato “L’odore dell’asfalto”.

        Il primo consiglio di cui far tesoro, caro Gianluca, è: non ne faccia, davvero, alcun tesoro.
        In molti lustri che disegno e ho disegnato, progettato, redatto, curato e stampato copertine: non ho mai visto un editore mostrare a un autore, in “anteprima”, la copertina del proprio romanzo, né – tanto meno – chiedergli se “potesse piacergli”.

        La copertina di un romanzo – si tratti di Camilleri, Carlotto (per cui ho disegnato qualche copertina), Augias o Cecilio Stazio o Tizio Caio – è “cosa” tra l’editore e l’art director.
        Punto. L’autore non vi ha, minimamente, a che fare.
        Dunque: qualsiasi eventuale “critica” non tange, nel bene o nel male, l’autore.

        Questo: anche e, forse, soprattutto perché l’autore conosce troppo a fondo il proprio romanzo e non può offrire obiettività e giusto distacco nel pensarne e valutarne una sintesi visiva.
        Oltre a esercitare ben altra professione: non avendo, dunque, gli strumenti adatti.

        Una copertina: non è questione di “gusto” che non si discute.
        È – più semplicemente come, al tempo stesso, più intensamente – questione di comunicazione visiva.

        Corretta comunicazione visiva: nell’interesse di chi compra e legge; nell’interesse di chi edita e vende.
        Per il piacere del primo; per il buon nome del secondo.

        Mi spiega – giusto per curiosità, caro Gianluca: non è lei l’editore, non è lei l’art director; ma, “solo e semplicemente” l’autore – dove “legge”, in quella copertina, l’odore dell’asfalto?
        Si badi: l’odore dell’asfalto non è qualcosa di astratto e labile, ma decisamente di solido, di percepibile, di comunicativo.
        Qualcosa che tutti – tutti noi – conosciamo.

        Qualcosa da cui si resta incantati, affascinati, lasciandosi travolgere dal suo afrore affascinante e suggestivo, come una ventata di calore: dov’è?È

        Non è questione di gusto, né di aver letto il suo romanzo, come io non ho avuto ancora il piacere di fare.

        È questione di comunicazione e di coerenza.
        Coerenza: delle due l’una. O è ingannevole il titolo, o lo è l’immagine e la grafica di copertina.
        Non comunicano tra di loro, non si rappresentano, non si sintetizzano, non parlano la stessa lingua.

        Due cose differenti.

    • Gianluca
      19 luglio 2011

      Non vi è nulla di ingannevole nel titolo nè tantomeno nella foto di copertina, bensì la volontà, di raccontare una Milano inedita che non è solo grigio, fumo, nebbia e via dicendo. La nuova Bocconi, che peraltro a me non piace, sicuramente rappresenta qualcosa di nuovo nel panorama architettonico milanese. Era questa l’intenzione dell’editore.
      Posso comunque elencarle un infinità di romanzi noir e non solo, la cui copertina, secondo il suo ragionamento potrebbe risultare incoerente, o peggio ancora, ingannevole. Nel suo ambiente c’è chi sostine che una copertina troppo in linea con la storia narrata, sia roba superata. Punti di vista e comunque mi permetto di aggiungere con assoluta sicurezza, poichè conosco diversi scrittori piuttosto affermati, che nessun autore accetterebbe di vedere apporre al proprio romanzo una cover (foto/illustrata) che non abbia precedentemente approvato. E’ vero che i contratti sono spesso una gabbia con al centro l’autore, ma fino a un certo punto.
      La ringrazio comunque del consiglio, ne farò tesoro sicuramente, e del “caro” che sento essere sincero affetto e non spiacevole ironia.
      Gianluca

      • Francesco
        19 luglio 2011

        Ha còlto nel giusto, Gianluca: affetto e non ironia, come per me si deve a chiunque ci offre la possibilità e la disponibilità al confronto, soprattutto se si parte da differenti idee. Circostanza, quest’ultima, da accogliere come ideale per accrescere il nostro sapere.

        Spiego meglio quanto scritto.

        Potrà, qualche mio collega, apprezzare immagini di copertina che “spiazzino” proponendo immagini che allontanano dal senso – e, per senso, intendo anche o forse soprattutto, “sensorialità” – di un libro: ma ciò non è comunicazione, ma solo esteriorità.

        Per comunicare, ovviamente: non c’è bisogno di essere didascalici o descrittivi; né, quindi, affidarsi a illustrazioni iperrealiste o fotografica.
        Basta evocare, anche astrattamente o, meglio ancora, simbolicamente.

        Un banale segno materico, per esempio: mi avrebbe immediatamente evocato l’odore dell’asfalto, sentore a me – pedestre camminatore; visionario abituato a inginocchiarmi o persino sdraiarmi sulle strade semplicemente per “cambiare” punto di osservazione; ultimo, ma non ultimo, appassionato di vino e del suo lento e lungo invecchiare che a quegli stessi sentori conduce – molto molto caro.

        Insomma: si può comunicare e, al tempo stesso, evocare e proporre qualcosa in linea con le parole del titolo, senza banalizzare.
        L’immagine così fredda, lucida, pulita, distaccata e disincantata, vitrea e marmorea della “nuova Bocconi” non evoca il caloroso e solidale anche quando tragico o inaspettato abbraccio dell’asfalto e, soprattutto, del suo odore.

        Poi sarò all’antica: ma nel mio lavoro ho sempre incontrato distinzione tra le ragioni commerciali dell’editore, comunicative dell’art director e narrative dello scrittore.

        In ogni caso: le rinnovo i miei sinceri in bocca al lupo per il suo futuro di scrittore.

        Francesco

      • paoblog
        19 luglio 2011

        Con il termine segno materico Francesco mi ha messo in crisi, in quanto non ne conosco il significato, 😦 per cui al fine di comunicare al meglio con i lettori gli ho chiesto un chiarimento che è prontamente arrivato:

        Un segno che sembra tridimensionale… In realtà in pittura è tridimensionale, per esempio una banalissima pennellata di colore secco che al tatto e alla vista è tridimensionale… In stampa puoi rendere una cosa del genere anche solo visivamente… Per esempio una particolare foto ravvicinata di un strada asfaltata che ti sembra farti toccare la grumosità di quella materia… Oppure delle un particolare macrofotografico di zolle di terra… Cose così… Anche disegnate…

  2. Gianluca
    19 luglio 2011

    …buongiorno Paolo, meno male che non la pensano tutti come te, anzi.
    Il libro piace molto sia al pubblico che alla critica di settore e sta vendendo piuttosto bene. Ci sono in rete molti blogger che ne stanno parlando molto bene e con entusiasmo, per fortuna. Comunque mi permetto di dire che secondo me non è corretto stroncare in questo modo un prodotto (di qualunque natura si tratti), perchè non si dimostra rispetto nè verso chi vi ha lavorato nè verso chi lo ha apprezzato. I refusi purtroppo sono un dramma dell’editoria, dalla Einaudi a scendere e purtroppo non dipendono dall’autore.
    Grazie comunque del tempo che mi hai dedicato leggendo il mio romanzo, mi spiace solo che lo hai trovato così deludente.
    Gianluca

    • paoblog
      19 luglio 2011

      Trattasi di un’opinione personale, come è scritto chiaramente. Altri autori hanno scritto in merito alle opinioni che ho scritto, che fossero positive o negative, e nessuno ha ritenuto che esprimere un’opinione negativa fosse scorretto. Quale esempio porto Fabio Beccaccini (autore di Sushi sotto la Mole) che ha scritto: Aspetto altri suggerimenti sugli altri miei lavori, sono sempre bene accette le ‘critiche’, più che i complimenti!

      Io rispetto il lavoro di chiunque, ma ritengo di poter dire la mia in totale libertà; scorrettezza sarebbe scriverne negativamente senza motivare il tutto cosa che ritengo di non aver fatto.

      Così come un prodotto (sia un libro o qualsiasi altra cosa) può non piacere a tutti (e viceversa), è altrettanto lecito che la mia opinione possa essere condivisibile o meno, ma in teoria rispettata in quanto tale.

      Con il tuo metro di giudizio la critica negativa è bandita a prescindere, visto che dietro ad ogni prodotto vi è il lavoro di qualcuno.

      Circa i refusi, nessuno ha mai detto che siano colpa dell’autore, ma anche in questo caso altri autori e Case Editrici hanno apprezzato la segnalazione di tali refusi in modo tale da correggere le edizioni seguenti. Ben diverso dal mio punto di vista gli errori tecnici nella storia, come ad esempio quello citato della perenne confusione fra pistola e revolver.

  3. Gianluca
    19 luglio 2011

    …e comunque Pao nei ringraziamenti, cito anche persone che di narrativa ne sanno e non poco (a differenza mia che sono un quasi esordiente) e se loro hanno approvato le bozze del mio libro, proprio brutto non deve essere, o almeno spero.

    • paoblog
      19 luglio 2011

      Ribadisco due cose scritte nel mio post:

      1) Premetto che non mi diverto a scrivere negativamente di un libro.

      2) Che ci azzecca un revolver con una Beretta automatica? La cosa ritorna nel finale ed allora mi chiedo, senza polemica, se non fosse possibile, una maggiore attenzione, anche facendo riferimento ai ringraziamenti dell’autore per le consulenze tecniche.

      • Gianluca
        19 luglio 2011

        Confesso la mia assoluta ignoranza nel distinguere un revolver da una Beretta Parabellum semiautomatica (non ho neppure fatto il militare perchè obiettore). Andrò a rivedermela. Diciamo che molto spesso capita di leggere tra le righe dei romanzi, inesattezze o errori veri e propri e spesso capita proprio in quei libri scritti dai big, dai mostri sacri della narrativa, ma sinceramente a me non danno così noia, anche perchè spesso queste inesattezze sono solo frutto dell’impossibilità di trovare altri sinonimi sufficentemente rappresentativi. Ovviamente non siamo tutti uguali e hai tutto il diritto di essere infastidito da tali inesattezze.
        Grazie ancora per il tempo speso per me.

      • paoblog
        19 luglio 2011

        Accantonando L’odore dell’asfalto e restando sul generale, a me , come lettore, gli errori danno fastidio, tanto più se grossolani. E li ho sempre segnalati a prescindere dall’importanza dell’autore che in certi casi ritengo responsabile fino ad un certo punto, tanto più se esordiente.

        Non ho esperienza diretta, ma penso che in casa editrice ci siano figure preposte a leggere le bozze ed a suggerire aventuali modifiche strutturali e/o cambiamenti.

        E’ ovvio che non si può sapere tutto, ma trovo debole l’attribuire ad un non ho fatto il militare l’errore nello specifico.

        Quando scrivo qualcosa, che sia un post per il Blog oppure altre cose, mi informo il più possibile, nel rispetto di chi, per scelta sua (anche se gratis), mi legge ed è giusto che trovi la massima attendibilità nelle mie parole. Poi, beninteso, ognuno lavora e/o agisce come meglio crede.

  4. Gianluca
    19 luglio 2011

    Confesso la mia assoluta ignoranza nel distinguere un revolver da una Beretta Parabellum semiautomatica (non ho neppure fatto il militare perchè obiettore). Andrò a rivedermela. Diciamo che molto spesso capita di leggere tra le righe dei romanzi, inesattezze o errori veri e propri e spesso capita proprio in quei libri scritti dai big, dai mostri sacri della narrativa, ma sinceramente a me non danno così noia, anche perchè spesso queste inesattezze sono solo frutto dell’impossibilità di trovare altri sinonimi sufficentemente rappresentativi. Ovviamente non siamo tutti uguali e hai tutto il diritto di essere infastidito da tali inesattezze.
    Grazie ancora (sinceramente) per il tempo speso per me.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 luglio 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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