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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Il piacere di guida scompare. Ma chi riesce ad accorgersene?

Un articolo di Maurizio Caprino che ritengo stimolerà al meglio l’amico Francesco:

“Che cosa ci troverà Marco Milanese a girare con una Ferrari a 12 cilindri e altre supercar del genere?”.

Me lo chiedeva stamattina un collega, in vista del voto sulla richiesta di arresto dell’ex-braccio destro di Giulio Tremonti. In effetti, è intrigante chiedersi se il piacere di guidare un bolide iperesclusivo possa valere i giochi di potere e di corruzione necessari (caso-Milanese a parte) per poterselo procurare, quando non si è già ricchi di famiglia.

Per quella che è la mia esperienza da appassionato d’auto che ha intravisto in pista le soddisfazioni che le supercar possono dare, la risposta è generalmente no: sono troppo poche le persone con le capacità di guida adatte per apprezzarne le sfumature di comportamento in curva, di usare cervello, mani e piedi per domare una vettura del genere in situazioni vicine al limite.

In fondo, è lo stesso motivo per il quale l’Alfa Romeo ha ormai rinunciato alle sospensioni anteriori a quadrilateri e al servosterzo idraulico, componenti costose che erano state il segno caratteristico di 156, 147 e 159: l’automobilista medio su una strada media non vede le differenze con la sospensione McPherson e il servo elettrico o, quantomeno, le percepisce in modo subliminale.

Molto più d’impatto è un semplice ed economico congegno elettronico come il Dna, che all’occorrenza (tra le altre funzioni che anno) rende motore e sterzo sensibilmente più pronti e vigoroso nelle risposte.

Un Dna è più in linea con i discorsi che sento fare da gente interessata all’auto e talvolta persino appassionata, ma che non ha avuto la fortuna di poter guidare in pista per saggiare direttamente che cosa sono davvero sottosterzo, sovrasterzo, coppia che si scarica a terra, bilanciamento, assetto morbido, assetto sportivo e cose simili: anche chi ha una buona preparazione teorica fa fatica a immaginarsi le sensazioni che si provano e a mettere in atto le tecniche necessarie per godersi una vettura. Non poche volte ho provato a spiegarle e mi sono reso conto che c’è una distanza enorme.

Per non parlare di chi magari ha speso 150mila euro per acquistare una supercar e, alla domanda su cosa gli desse più piacere nella guida, risponde “l’accelerazione per fare i sorpassi”.

Cioè una dote che a un guidatore davvero bravo dice poco, perché può essere eguagliata o quasi da vetture meno costose e che – soprattutto – col traffico di oggi serve ormai di rado (a chi è intelligente, perlomeno).

Sia come sia, parlare di piacere di guida in tempi di traffico, limiti e divieti intriga. Tanto più se nel frattempo l’auto ha fatto segnare progressi enormi sotto tutti i punti di vista: confort, sicurezza attiva e passiva, economia, inquinamento.

Gli organizzatori di La Capitale Automobile, provocatoriamente ma non troppo, credono che questi progressi abbiano oscurato il piacere di guida.

Per questo, nel corso dell’evento, hanno previsto una sessione per porre il problema ai costruttori. Sono curioso di vedere che cosa uscirà del dibattito.

Articolo correlato: Ma esiste ancora il piacere di guidare?

°°°

Secondo me: Il piacere di guidare io ce l’ho ancora anche se, ovviamente, si fa fatica a gestire i limiti di velocità assurdi su certe tratte, l’arrogante e pericoloso stile di guida di molti automobilisti, gli slalom tra le buche sulle strade e tutto ciò che non funziona nella viabilità dei giorni nostri.

Tuttavia, per quanto mi riguarda, Il tempo è un fattore secondario, conta come si viaggia, per cui una volta fatto buon viso a cattivo gioco, ci si diverte.

Al limite è necessario adattare le ns. aspettative ed i paramentri di guida a quello che abbiamo e non a quello che vorremmo avere. Il mondo perfetto non esiste, meno che mai in Italia.

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2011 da in Il mondo dell'automobile (e non solo), Leggo & Pubblico, Persone & Società con tag , , , , , .
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