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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: I materiali del killer

di Gianni Biondillo

Ediz. Guanda – Pagg. 359 – € 18,00

Trama: L’ispettore Ferraro è tornato. È tornato da una città che non ha mai capito, Roma, dove ha lasciato il commissario Elena Rinaldi, un’altra storia andata male. È tornato al commissariato di Quarto Oggiaro, solo e sconfitto, e dopo tre anni in trasferta deve ricominciare da capo.

Con la barba incanutita, una nuova casa, la figlia Giulia in piena preadolescenza e Lanza trasferito a Bruxelles. Poi c’è il lavoro: una rapina in villa, con un epilogo tragico. Morto il rapinatore, uno zingaro, e morto il padrone di casa. Una vera rogna. E il solito Comaschi lì a fare battute idiote.

Nello stesso momento, a Lodi, una rocambolesca evasione dal carcere finisce in un bagno di sangue. Una carneficina con mistero: l’evaso è un nero di piccolo calibro, come si spiega il commando malavitoso allestito per liberarlo? Chi è davvero Towongo Haile Moundou?

Ironia del destino, a questa domanda dovrà trovare risposta proprio Elena Rinaldi. In un frenetico inseguimento da nord a sud attraverso un’Italia oppressa da un cielo plumbeo – con assolati squarci di un’Africa arsa da un sole crudele e desertico – Gianni Biondillo disegna con questo romanzo la mappa dettagliata e cupa di una nazione senza memoria.

Un noir contemporaneo che scava nelle più grandi paure dell’Italia di oggi e ci restituisce un paesaggio preciso e puntuale del nostro Paese. Senza mai perdere di vista la speranza.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Il giudizio complessivo è senz’altro positivo; si tratta sicuramente di una trama  noir piuttosto che di un giallo convenzionale, tuttavia le due indagini procedono a velocità diverse e lo spazio principale è occupato dalla caccia all’uomo, su e giù per l’Italia.

Non ho gradito (faccio sempre riferimento ai miei gusti) la  parte iniziale, scritta con un linguaggio esplicito, troppo, che infatti mi fa esitare al pensiero di prestare il libro a mia madre; resto dell’idea che, così come accade sul grande schermo, ci siano scene di nudo o sesso esplicito che possano essere indispensabili, ma molto spesso sono evitabili. Ecco in questo libro, penso si potesse iniziare con uno stile diverso che, peraltro, non si trova più nel proseguo della lettura.

Sebbene la presenza di Lanza sia più sfumata, seppur risolutiva, è come Catarella per Montalbano; difficile che, sebbene per motivi diametralmente opposti, non ti strappi una risata. Comaschi è il solito battutista di basso livello, da bar, un pò sporche e via andare, così come l’ispettore Ferraro è incapace di gestire sia la ex-moglie sia i rapporti interpersonali in genere.

Come già detto altre volte il personaggio disadattato, con difficoltà estreme a relazionarsi con il prossimo e meno che mai con le donne, mi ha un pò stufato e preferisco personaggi più positivi, ma non per questo poco credibili.

Posso citare il Commissario Miceli così come Brunò oppure l’ispettore Stucky o Poiana, l’ispettore della Forestale dell’ottimo Malastagione di Guccini & Macchiavelli.

°°°

Dello stesso autore ho letto: Con la morte nel cuore e Per cosa si uccide

Segnalo inoltre: Tangenziali e Manuale di sopravvivenza di un padre contemporaneo

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Questa voce è stata pubblicata il 2 novembre 2011 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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