in sintesi un articolo di Paola Emilia Cicerone che leggo su Il Fatto Alimentare
Ogni anno in Italia si macinano 5,5 -6 milioni di tonnellate di grano duro, ma solo 3,5-4 milioni vengono utilizzate per produrre pasta di qualità. Per sopperire alla mancanza di materia prima Barilla, importa dall’estero il 36% del grano duro (dati non definitivi 2011).
Le semole acquistate sul mercato nazionale rappresentano il 64% del totale e sono composte dal 50% di grano italiano, miscelato con grano francese, americano o canadese ad alto contenuto proteico.
Una piccola parte del grano nazionale usato da Barilla deriva da contratti stipulati direttamente con le aziende agricole, che favoriscono la sostenibilità ambientale e garantiscono modalità di coltivazione, stoccaggio e un contenuto di proteine medio pari al 13,5%.
Questa politica ha permesso di sostituire una parte del grano di alta qualità importato dagli Stati Uniti con l’Aureo, una varietà italiana con un valore di proteine del 14,5-15% in grado di competere con i migliori grani del mondo.
Questa scelta locale permette una riduzione di circa 1.000 metri cubi di acqua per tonnellata di grano duro. Oltre a questi impegni bisogna ricordare le decisioni relative alla coltivazione sostenibile di grano tenero, segale e pomodoro.
La quantità di grano italiano è però destinata ad aumentare, grazie al progressivo miglioramento della qualità media e all’adozione da parte di altre aziende della “best practice” nei contratti integrati.
Facendo bene i conti si arriva alla conclusione che l’Italia esporta il 50% circa della pasta prodotta, per cui il bilancio dell’import-export segna un +10% a favore del nostro paese.
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I commenti sono chiusi.
Ho girato il commento a Roberto La Pira, de Il fatto Alimentare, che mi ha prontamente risposto: Gentile Paolo, che il grano sia canadese, australiano, americano o russo, le norme sono uguali ed i limiti da rispettare per importarlo in Europa sono i medesimi. Dica al suo lettore che in Usa si coltiva grano, mais e soia OGM che però in Italia non viene esportata per il cibo, ma solo per mangime animale. Così pure i cereali per la pirma colazione di Kellogg’s in Usa sono Ogm, in Europa sono ottenuti da mais non OGM. Insomma non è l’origine che conta, ma la qualità e anche l’assenza di sostanze nocive oltre i limiti.
Grano di ottima qualità anche perché trattato con il glifosate perima della raccolta. Pratica vietata in Italia ma consentita in Canada. Il glifosate è un distruttore endocrino.
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