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L’ibrido, la potenza e il superbollo: pubblicità regresso per difendersi dal fisco

di Maurizio Caprino

Sembra proprio roba seria la pubblicità della Lexus CT Hybrid che ha fatto capolino un po’ ovunque il mese scorso: vi dice che “solo con CT 200h vi potete concedere il lusso di risparmiare sui costi del bollo” e vi aggiunge un asterisco che rimanda a una nota sotto.

La nota è di quelle che appaiono ineccepibili, perché scritte con una fredda precisione burocratica che da sé sembra dire tutto senza lasciar spazio a dubbi: cita la “Legge 23 dicembre 2011, n. 214, Art. 16 comma 1”. Ma, se vi prendete la briga di recuperare la norma, scoprite che è quella che ha istituito il superbollo sulle auto potenti.

Roba da oltre 25o cavalli (in kiloWatt, fanno 185), quasi il doppio dei 136 di cui è dotata questa Lexus e che nelle prove su strada sono stati giudicati un po’ miserelli per un’auto di marchio premium.

Dunque, la CT non paga il superbollo non perché sia ibrida, ma perché è poco potente. L’unico punto su cui questa pubblicità ha ragione è il fatto che con la ibrida si paga solo la parte di potenza che si ottiene dal motore a benzina, in questo caso 99 cavalli su 136.

Che bisogno c’era di insistere così tanto sull’esenzione dal superbollo, tassa che riguarda davvero pochi eletti (212mila su 30 milioni di auto)? Le case automobilistiche stanno provando a sopravvivere al clima di caccia alle streghe fiscale che si respira in Italia.

Questo spiega anche la pubblicità della nuova Mercedes ML, che magnifica la versione meno potente (un tempo la si sarebbe definita “sottomotorizzata”) per rendere digeribile una Suv di lusso. In questo clima, le uniche speranze di vendere sembrano basarsi proprio sulle versioni che richiamano meno l’attenzione del fisco. Chissà se sarebbe finita così anche se crisi, spread e fisco non avessero fatto la loro parte.

Le case automobilistiche queste versioni avrebbero dovuto comunque metterle nella propria gamma: servono per evitare il più possibile le multe previste da quest’anno sugli esemplari che emettono più di 130 g/km di CO2. Non a caso, già due anni fa la Bmw ha lanciato la Serie 5 attuale battendo abbastanza sul due litri diesel  a quattro cilindri anzichè sul suo pezzo forte, il tre litri a sei cilindri in linea.

Insomma, queste versioni sono comunque al centro della pubblicità. In tempi normali, sarebbe stato così per farle “digerire” a un pubblico abituato a trattarsi meglio. Oggi, per far sapere a quel pubblico che sono un modo per permettersi un modello di pregio senza passare per evasori.

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