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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Equitalia rappresenta al meglio l’Italia non equa

Francamente dubito fortemente che il Comune stia dalla parte dei cittadini ed accolga questa mozione, tuttavia si tratta di un ragionamento sensato, a prescindere dal partito di appartenenza dello scrivente.

Comunque sia avendo avuto a che fare con l’impiegata di Equitalia che ha fatto spallucce  (nel vero senso del termine) alla mia richiesta di chiarimenti dopo che mi aveva comunicato che era in corso la procedura  (senza nessuna comunicazione in tal senso) per il recupero di una somma (non dovuta) sarebbe effettivamente necessaria una maggiore attenzione al fine di valutare se il contribuente è vittima innocente di una cartella pazza, di una mancata comunicazione oppure sia un soggetto in malafede e che deve giustamente essere perseguito.

E questa attenzione non può arrivare da Equitalia, visto che secondo loro il cittadino è sempre in malafede

leggo sul Blog Milanesi:

Perchè chiedo a Pisapia di rompere con Equitalia

di Alessandro Morelli, consigliere comunale Lega Nord

Via dal sodalizio con Equitalia. I Comuni devono stare dalla parte dei loro cittadini e non di chi li vampirizza a suon di cartelle, confische, sequestri e blocchi. Con questo spirito presento una mozione in Consiglio comunale che impegna la giunta a disdire il contratto con Equitalia.

Ho scritto la mozione con ancora maggiore convinzione dopo aver sentito i rappresentanti delle associazioni degli artigiani. Non e’ possibile stare a guardare quando le categorie lanciano un allarme cosi’ forte: Area C, Imu ed Equitalia tutte a colpire i bilanci delle piccole e medie aziende, motore dell’economia cittadina.

E’ possibile che un Comune volga lo sguardo dall’altra parte quando dei cittadini segnalano che vengono bloccate tutte le auto dell’azienda a causa di qualche multa non pagata per sbaglio? E’ tollerabile che qualcuno denunci di non essere stato informato dell’avvenuto pignoramento dei propri capannoni? Avere a che fare con tassi usurai o pignorabilità sotto 20.000 euro?

Io penso di no. Equitalia rappresenta al meglio l’Italia non equa. Il Comune deve difendere cittadini e aziende in questo momento di crisi, non può essere complice di metodi da polizia tributaria che mettono in difficolta’ anche le famiglie con le tristemente famose cartelle.

Il compito dell’esazione torni all’Amministrazione che tra i suoi 16mila dipendenti trovera’ sicuramente le risorse umane da valorizzare con il compito di valutare i casi di difficolta’ economica temporanea rispetto a quelli di evasione seriale da colpire duramente. Sia chiaro, l’intenzione non e’ difendere chi evade ma avere un rapporto ‘umano’ anche con gli esattori.

Nella storia Milano e’ stata sempre trattata come una gallina dalle uova d’oro ma ad alcuni degli sfruttatori e’ andata proprio male. Ora la situazione e’ diversa: possiamo scegliere da che parte stare. Quello che chiedo a Pisapia dunque non e’ una sfida ma un atto dovuto nei confronti di chi giornalmente alza la serranda, crea lavoro e produce ricchezza per la citta’. Malgrado sia trattato come un nemico da eliminare.

°°°

a supporto di quanto scritto sopra, un articolo di Paolo Madron, che leggo su Lettera43:

La burocrazia è ottusa, terribilmente autoreferenziale, totalmente chiusa all’universo mondo cui però si rivolge con piglio rudemente esattoriale.  È questo, al di là del merito, ciò che rende Equitalia invisa a chi sfortunatamente vi ha a che fare.

Ovvio poi che in un momento di crisi drammatica come quello che stiamo attraversando, quel sentimento si trasformi in odio e rancore, che sono poi  il retroterra di gesti estremi come quello accaduto mercoledì 2 maggio in una sede nella Bergamasca. C’è un filo rosso che accomuna la protesta, e che va ben oltre la questione del denaro che l’Agenzia pretende con l’imperio di chi non vuol sentire ragione, ed è il modo in cui lo chiede. Ricevere una cartella di Equitalia ti precipita all’istante nella condizione esistenziale dell’agrimensore K., il protagonista del Castello di Kafka, che per tutto il racconto vive l’incubo di  non riuscire a trovare un interlocutore che ne ascolti  le ragioni.

Quella cartella è l’emblema dell’anonimato più assoluto, della totale separatezza tra il cittadino e l’amministrazione  che lo vuole sanzionare. Vi è riportato il numero di un call center, dove dall’altra parte un risponditore automatico offre un dedalo di opzioni in cui il malcapitato si smarrisce. E anche chi ha la pazienza di percorrerlo alla fine si ritrova spesso in balìa di una voce che prega di richiamare più tardi, o rimanda ad altre opzioni che aumentano il senso di smarrimento. Nella medesima cartella ci sarebbe anche il nome del funzionario incaricato del procedimento, ma riuscire a contattarlo è impresa più ardua che per un ricco varcare la soglia del regno dei cieli. A volte si ha l’impressione che si tratti di un nome di fantasia, una finta personificazione della struttura.

Una cartella di Equitalia è solitamente anche un capestro per la scadenza dei pagamenti: ti impone di sborsare cifre spesso cospicue nell’arco di pochi giorni. Capita anche di riceverla il giovedì con scadenza il lunedì successivo, quasi neanche il tempo materiale per poter andare in banca e saldare. Se non lo fai, minaccia conseguenze esiziali sui tuoi beni, tali da sconvolgerti la vita ingenerando nel destinatario un senso di panico.

Non si sa come muoversi, a chi rivolgersi, come ottemperare nei tempi indicati, con chi protestare nel caso si ritenga il provvedimento iniquo. Se questo è difficilmente sopportabile in tempi di vacche grasse, nell’attuale drammatica congiuntura economica diventa un incubo che molti psicologicamente non reggono. Per qualcuno è la sanzione di un proprio fallimento personale, per altri (specie i piccoli imprenditori)  l’ultima battaglia persa nella guerra per sopravvivere in un mercato che da tutte le parti li strozza.

Questo è l’insopportabile di Equitalia, ciò che ne fa la sentina di tutti i rancori. Non il fatto che le tasse si debbano pagare, così come le multe o le bollette.
Se lo Stato ha il dovere di aiutare i suoi cittadini in difficoltà, il suo ufficiale esattore dovrebbe essere comprensivo e comportarsi diversamente. Non nel senso di una pietas fiscale, perché la burocrazia per definizione non ne è capace e forse la materia non lo consente, ma almeno un volto e una modalità meno spietata per non lasciare la sua controparte così sola e indifesa.

6 commenti su “Equitalia rappresenta al meglio l’Italia non equa

  1. Morbida Dolcezza
    7 Mag 2012

    A quel signore della Lega Nord che parla di rompere con Equitalia, vorrei ricordare che sono stati proprio quelli della Lega insieme a Berlusconi ad averla creata.

    Prima ci hanno mandato sul lastrico, facendoci credere che andava tutto bene, che la crisi non esisteva, che i ristoranti erano pieni, ora invece fanno quelli che si preoccupano delle famiglie in difficoltà, non vogliono Equitalia, non vogliono l’Imu etc.

    Questi sono quelli che fanno demagogia dopo aver rubato a più non posso. Non li sopporto più e vorrei mandarli tutti ai lavori forzati (dopo aver restituito tutto quello che hanno rubato ovviamente).

    • paoblog
      7 Mag 2012

      se non fosse che solo i cretini non cambiano mai idea ovvero è lecito rivedere le proprie posizioni, ed anche cambiare atteggiamento…

      io stesso non sono lo stesso che ero 10 anni, anche politicamente, e c’è da considerare che la nuova politica fiscale che tramuta il contribuente in un evasore a prescindere, e dove la presunzione d’innocenza si è tramutata in presunzione di colpevolezza, e dove tocca a te provare la tua innocenza e non allo stato a provare la tua colpevolezza, dà ad Equitalia il potere di rovinare persone, famiglie, aziende, grazie anche all’ottusità, spesso colpevole, dei suoi incaricati.. fermo restando che gli evasori devono essere perseguiti e le tasse (meglio se eque e non sprecate) devono essere pagate…

      …che poi ci siano politici che cavalcano l’onda del momento al fine di pararsi il culo per il futuro, non ci piove, ma come disse il radicale Mellini (mi pare): “potete cambiare nome, ma vi riconosceremo dalle impronte digitali…”

  2. Morbida Dolcezza
    7 Mag 2012

    Certo che si può cambiare idea ma i politici nella fattispecie hanno delle grandi responsabilità dal momento che devono governare una nazione e dare il buon esempio.

    Non possono cambiare atteggiamento a seconda di come gira il vento. Non è serio nè tanto meno coerente. Devono assumersi tutte le responsabilità soprattutto quando le loro politiche falliscono e non predicare sermoni quando la gente è ormai esasperata.

    Non ci dimentichiamo che se siamo arrivati a questa forte pressione fiscale è grazie alla politica corrotta e spregiudicata di questi ultimi 20 anni che ha favorito l’evasione anzichè combatterla e questi sono i risultati. Ribadisco che li manderei a casa tutti.

    Mi viene in mente una frase di Nietsche: “Solo dal caos può nascere una stella danzante…”

    Speriamo sia così.

    • paoblog
      7 Mag 2012

      io ne manderei al cimitero una certa percentuale (sennò ritornano….) ed il resto a casa 😉

      comunque sia resto dell’idea che la pressione fiscale altro non è che la via più facile e meno lungimirante per risolvere i problemi odierni, senza voler guardare quelli futuri e che denota una mancanza di capacità, che di idee al governo ne hanno mandate a migliaia i cittadini, senza neanche essere dei superprofessori, per cui se hai letto Mentana su Vanity: ci hanno messo pochissimo per cambiare la vita a pensionati e lavoratori (ma non solo a loro, aggiungerei io) e per imporre tasse e poi in sei mesi non sono riusciti a tagliare 1 € ai politici ecc…

      da cui, secondo me, disinnescare lo strapotere di Equitalia e restituire ai Comuni la gestione degli incassi di loro pertinenza, sarebbe solo un affare… a noi è successo un paio d’anni fa un problema con la Tarsu e di fatto il Comune, che è quello a cui andavano i soldi, non aveva modo di risolvere la cosa in quanto era gestita da Equitalia e questi ultimi, come dice Madron sono un’entità anonima, e di fatto non si riusciva a parlare con nessuno che fosse in grado di prendere una decisione per risolvere l’intoppo… proviamo a sfilargli le poltroncine da sotto il culo, ad impiegati e dirigenti, e vediamo se si ricordano che di fronte hanno delle persone, spesso in difficoltà, non necessariamente colpevoli, anzi, talvolta vittime dell’incapacità gestionale delle istituzioni e della burocrazia

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