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Storie di italiani che cercano di sfuggire a tutor e autovelox

di Maurizio Caprino

Gli è andata male, non c’è che dire.

Era uno degli automobilisti più intraprendenti, di quelli che per evitare le multe preferiscono “smanettare” sull’auto piuttosto che affidarsi ai cavilli burocratici (tra cui il circolare con targa estera). Così aveva inventato uno di quei marchingegni che si vedono raramente: un comando che alza la targa quando il conducente si accorge che sta passando in corrispondenza di un controllo automatico delle infrazioni.

Di solito la si fa franca, ma lo sventurato è incappato in un agente di polizia fuori servizio, che ci ha messo un attimo a leggergli la targa e a trasmetterla ai suoi colleghi del luogo in cui risiede il furbo.

Il fatto è che c’è sempre qualcuno che è allettato dall’idea di farla franca e c’è sempre chi conta su questo per fare offerte “di dubbia convenienza”: nelle scorse settimane, da Zurigo è arrivata ai fax di alcune aziende la pubblicità di un antiautovelox che scova anche gli apparecchi nascosti. Non è la prima volta che ciò accade, nonostante aggeggi del genere in Italia siano inutili e vietati. Quello che colpisce è il fatto che stavolta l’offerta proviene dalla Svizzera, dove vietano addirittura l'”innocua” funzione “autovelox” dei navigatori.

Resta poi il grosso dubbio sull’effettiva capacità tecnica di questi apparecchi di funzionare. Per questo, si sono rivelati più efficaci i jammer, che però se scoperti portano a denunce penali per interruzione di pubblico servizio.

Infine, c’è la questione dei prezzi: l’apparecchio svizzero costa dai 450 ai 750 euro (secondo che si richieda che funzioni solo in Italia o in tutta Europa, ma dove sarà la differenza? (la pubblicità si guarda bene dallo spiegare).

Tutto sommato, meno dei 2.000 euro chiesti in passato per i jammer.

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