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Un libro: Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne

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Sono troppe le donne uccise in Italia dal compagno o ex compagno. Numeri che raccontano un’emergenza nazionale. Anche perché gli omicidi, spesso, sono l’ultimo atto di anni di abusi, vessazioni, maltrattamenti.

Storie quotidiane, ci insegna la cronaca. Storie che possono capitare a chiunque. Attraverso il racconto di ogni protagonista, i fatti, le emozioni, le botte, si svelano le cause scatenanti e le dinamiche di coppia. Episodi ripetuti di maltrattamenti alternati a “pentimenti” del partner.

E la tragedia sempre in agguato. Tutto questo avviene nella “normalità” e nella convinzione che la violenza riguardi altri. Ma a un certo momento accade “qualcosa” per cui le donne capiscono che così non può continuare. Che cosa?

Ogni storia ha una sua “chiave” che la tiene inchiodata alla violenza e una che la porta a non voler più subire. Qualche volta quel maledetto meccanismo si rompe prima che sia troppo tardi. Le protagoniste, raccontandosi, affrontano quella violenza subdola che colpisce le donne nel momento in cui dicono “no”, sottraendosi ai ruoli imposti da qualcosa che è nato come amore. Ma che non lo è più. Violenza fisica e anche psicologica che attraversa le classi sociali e spesso coinvolge i figli.

°°°

Stalking Stopuna sintesi del commento che ho letto su La 27ma Ora

Non è una collezione di poverette assassinate, la trama del libro. Tranne quella di Veronica, uccisa con una pallottola alla nuca («o mia o di nessuno») dal suo ex fidanzato e ricordata dalla mamma Clementina Iannello che ha fondato in memoria della figlia un’associazione per aiutare le donne in difficoltà, le storie raccolte sono tutte storie di piccola, banale, ordinaria, barbarie quotidiana. Dove il tema è l’idea del possesso.

Ed ecco Maria, che per proteggere le figliolette si è lasciata pestare per anni dal marito finché quello una sera spaccò, scagliandogliela addosso, la bambola della piccola Gaia.

Ecco Sara, che era convinta d’aver sposato un uomo stupendo finché lui non cominciò a tirare di coca.

E poi Giovanna, che era innamorata di suo marito e certa d’essere dentro una bella favola finché una sera lui cominciò a riempirla di calci nonostante fosse incinta.

E poi ancora Emma e Greta e Antonella e Amal e Monika… E non c’è storia che non sia diversa e insieme uguale a quella delle altre. Così come i compagni, i fidanzati, i mariti. Tutti per mille aspetti diversi, tutti in troppe cose uguali.

E pagina dopo pagina, storia dopo storia, umiliazione dopo umiliazione, emerge la sensazione netta e sgradevole che dietro i televisori a led e a schermo piatto e gli iPad e le webcam e i treni Frecciarossa che ti portano in tre ore da Milano a Roma riemergono rigurgiti di quell’Italia che credevamo sepolta.

Insieme, però, emerge anche un’Italia diversa. Migliore. Che consola. Dove sono sempre di più le donne che riescono a rompere le catene della rassegnazione, dei pregiudizi, della paura. Donne che denunciano. Che danno battaglia. Che si rivolgono ai centri di aiuto e sostegno per tirar fuori dai guai sé stesse e magari quelle che non ci riescono da sole.

Stalking o molestie, chiamale come vuoi

3 commenti su “Un libro: Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne

  1. Poppea
    14 febbraio 2013

    Il problema è che quando una poveretta va’ a denunciare un maltrattamento le forze dell’ordine non la prendono nemmeno in considerazione, finchè non ci scappa il morto.

    Secondo me dovrebbero fare un comitato tutti i genitori, sorelle ecc che hanno avuto una parente uccisa dal compagno e, quando l’assassino dopo pochi anni esce dal carcere farlo fuori, è brutto da dire ma la legge non aiuta

  2. Paoblog
    14 febbraio 2013

    avendo fatto due chiacchiere con il maresciallo dei CC lo scorso anno, ho capito che dal punto di vista delle FdO è tutto soggettivo ovvero devi trovare la persona preparata e di buona volontà, che magari si spara ore di straordinario non pagato…

    solo che poi leggi inefficaci e giudici che talvolta non sono all’altezza, fanno crollare il castello..

    e chi ci resta sotto sono persone che hanno già vissuto da vittime ….

  3. francesca
    16 febbraio 2013

    Esatto, la mamma di una mia amica dopo aver denunciato il marito, che in questo caso è stato allontanato dall’abitazione familiare ( vi erano di mezzo anche figli), vi si recava cmq (denunciato nuovamente nessuno si è mosso), minacciando la moglie, che poi non ha trovato modo di uscirne se non togliendosi la vita.

    Conclusione mia, è giusto denunciare, bene alle campagne televisive ecc.. ma una donna rimane sempre sola, tra l’omertà di vicini di casa, parenti e amici che sanno. (Bisognerebbe allontanare immediatamente un compagno del genere, ma si sa l’amore gioca brutti scherzi)

    In certi casi la donna potrebbe essere portata a ragionare in modo contrario, cioè : non denuncio, perchè potrei incorrere in una maggiore ira, oppure scatenare l’attuazione di minaccie più volte ripetute ( ad esempio noti casi televisivi).

    Tutto ciò è profondamente ingiusto e triste.

    Ma SI E SEMPRE denunciate.

    Sono poi d’accordo con te, Poppea, si è brutto da dire, ma è quello a cui ci ” aiuta ” a pensare come soluzione la nostra “” Italia “”.

I commenti sono chiusi.

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