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L’inquinamento va e viene a seconda di chi lo controlla

aeroportoSpesso ho scritto dei dubbi che ho in merito all’inquinamento ed alle dinamiche ad esso collegate; che sia il controllo della qualità dell’aria ooppure il valore delle emissioni di CO2 collegate al consumo delle auto, puramente teorico seppur omologato, di chiarezza se ne vede poco.

Ed infatti leggo questo articolo dove si racconta dell’inquinamento fantasma (ghost nell’articolo….) che aleggia nella zona di Malpensa: una sentenza della Corte d’appello di Milano (giugno 2012) aveva detto che quei veleni c’erano eccome, secondo un rapporto di Arpa Lombardia (marzo 2013) invece non ci sono affatto o sono identici a quelli riscontrabili in tante altre zone della regione dove gli aerei non solcano il cielo a bassa quota.

Obiettivamente posso anche accettare che vi sia discordanza sui dati, visto che è sufficiente fare le rilevazioni in momendi diversi per avere risultati diversi, tuttavia faccio fatica a credere che l’Arpa affermi che non vi siano differenze rispetto a zone dove non passano aerei a bassa quota.

Se così fosse, non si capirebbe su quali presupposti nel 2012 la Sea (la società che gestisce Malpensa) e il ministero dei trasporti siano stati condannati a risarcire 7,5 milioni di euro ad alcuni privati proprietari di boschi accanto alle piste che sostenevano di aver patito la morìa di ben 150 mila alberi proprio a causa dello smog.

D’altro canto che gli aerei siano fonte di inquinamento non è in discussione, per cui come negare poi che tale inquinamento ci sia?

Come leggevo tempo fa su Rinnovabili, sulla carta il 2013 è “l’anno dell’aria”, motivo che dovrebbe spingere l’Unione Europea a concentrarsi su politiche “pulite” e strategie a lungo termine.

L’esigenza è senza dubbio quella di abbassare il livello di zolfo contenuto nei combustibili, ricordando che l’inquinamento che proviene dagli aeroporti non dipende solo ed esclusivamente dai velivoli ma anche da altri fattori, come l’equipaggiamento dell’aeroporto, le attrezzature e i materiali di manutenzione usati.

In questo contesto un buon esempio è rappresentato dall’aeroporto di Copenaghen  che, dopo l’allarme lanciato dall’Ufficio nazionale degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali della Danimarca ha lanciato un programma in difesa della qualità dell’aria.

Attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro ai quali prendono parte i responsabili dell’aeroporto di Copenaghen, il personale e agli addetti alla manutenzione, le compagnie aeree che vi operano e i sindacati, si discutono strategie e soluzioni per un’aria più pulita. Ben 25 progetti sono stati elaborati, insieme a 1000 controlli sulla qualità dell’aria.

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