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Anas, le auto blu e l’ufficio stampa fanno scandalo. Ma il resto?

“Auto blu” è diventato un termine buono per tutti gli usi e colpisce il cittadino alla “pancia”, ma i ragionamenti si devono fare con la testa.

Che siano per poliitici, giudici o amministratori sarebbe più logico chiamarle “auto di servizio” ed il nome stesso chiarirebbe che quello è l’uso delle auto.

Non un privilegio, non un uso privato, non vai al super a fare la spesa, non ti fai i fatti tuoi con le “nostre” auto.

E quindi punire l’abuso e non criminalizzarne l’uso nei termini consentiti.

L’Anas poi, come capita d’abitudine, non è inutile, ma lo è diventato per la pessima gestione nel corso degli anni, con un occhio alla politica (ed alla poltroncina, mia, tua, degli amici) piuttosto che al fine operativo, il che includerebbe anche una buona gestione economica.

Il tutto alla faccia di quei professionisti (che siano operai o dirigenti) che sicuramente ci saranno,ma il cui impegno è disinnescato dal malaffare dilagante.

E mi vien da pensare alla politica degli appalti al ribasso che fanno pagare 1000 quello che, basandosi su un prezzo equo, avrebbe potuto costare 100.

Un articolo di Maurizio Caprino

Colpiti e affondati, si direbbe.

Appena è uscita un’inchiesta impietosa su auto blu e altri sprechi dell’Anas, il presidente Pietro Ciucci è corso a firmare una circolare (Download CIUCCI) che proibisce le assegnazioni personali di auto di servizio, ricordando che le vetture aziendali possono essere utilizzate solo – appunto – per servizio. E, quindi, non per farsi portare da casa all’ufficio o per ulteriori comodi personali.

Ma siamo proprio sicuri che siano questi i veri problemi dell’Anas?

Io ne dubito e temo che in tutto ci sia una discreta dose di demagogia, che rischia di lasciare inalterate le questioni davvero pesanti. Basta leggere con un po’ di attenzione l’inchiesta.

Si scopre innanzitutto che l’alto dirigente pizzicato con l’auto blu potrebbe essere accompagnato a casa per motivi di salute: non sarà una persona simpatica a tutti per la sua caratterialità, ma insomma…

Viene poi citato il fatto che l’auto ha sirena e paletta, ma non si chiarisce che probabilmente non è uno scandalo come quello di chi sirena e paletta se le fa dare perché è raccomandato presso il questore: le auto dell’Anas sono in buona parte formalmente adibite a servizio di polizia stradale e quindi sirena e paletta sono in dotazione, perché servono anche per deviare il traffico in caso di necessità.

Inoltre, a ben guardare, i modelli di auto in dotazione non sono così principeschi come l’uso del termine “auto blu” lascia intendere.

Infine, si parla di un ufficio stampa elefantiaco senza considerare che l’Anas ha l’obbligo di informarci sulle condizioni della viabilità in tutta Italia, 24 ore su 24; certo, spesso non ve ne accorgete se non andando sul sito Anas, però la colpa è soprattutto dei media, perché non sfruttano i comunicati che l’Anas sforna a getto continuo.

Sgombrato il campo dalla demagogia, diciamo che certamente all’Anas qualche eccesso di attenzione all’immagine c’è, se lo rapportiamo all’attenzione che mediamente riservano alle condizioni in cui versano le strade. Non si spiegano altrimenti cose che abbiamo anche denunciato qui.

Come l’appoggio dato al documentario “Sacro Gra”, anche violando le regole sull’uso dei pannelli a messaggio variabile.

O l’indagine demoscopica commissionata qualche mese fa per conoscere che immagine gli italiani hanno dell’Anas: siamo sicuri che non sia meglio, per l’immagine e la sicurezza, sforzarsi di far percorrere alla gente strade tenute in condizioni decenti?

Non vale dire che un sondaggio e altre operazioni d’immagine costano molto meno che tenere in ordine una rete stradale vecchia ed estesa, per la quale lo Stato non ci mette abbastanza soldi: è vero, ma un segno di buona volontà nel tagliare spese evitabili bisognerà pur darlo.

In ogni caso, siamo ancora alle questioni di principio. Più sostanziale è capire altre cose, come per esempio gli appalti e i brevetti del sistema tutor di rilevazione della velocità media.

O che cosa intenderà fare l’Anas nella faticosa riscrittura del Dm 223/92 sui guard-rail, in corso al ministero delle Infrastrutture: accetterà l’obbligo di mettere a norma tutta la rete in un tempo congruo e garantire che i lavori siano fatti davvero a regola d’arte?

E sulla Salerno-Reggio Calabria ormai quasi tutta bella e rifatta c’è ancora da mettere la parola fine, nonostante certe promesse solenni parlassero di 2013.

Per il passato ci sarebbe anche da chiarire a che gioco ha giocato davvero l’Anas quando era responsabile della vigilanza sui gestori autostradali. O come sono stati dati gli incarichi, visti alcuni errori di progettazione evidenti.

O come sono stati eseguiti certi lavori, com’è accaduto sulla SS 268 che dovrebbe salvare gli abitanti dei paesi vesuviani dalle eruzioni e invece ogni giorno ammazza qualcuno per com’è fatta male (anche se va riconosciuto che finalmente sono partite le procedure per alcuni lavori di messa in sicurezza).

Potremmo continuare, ma il senso non cambia. Buon lavoro a tutti.

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