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Accorpamento Pra-Motorizzazione: dove prenderanno i tecnici che servono?

di Maurizio Caprino

Il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ha ribadito che l’accorpamento Pra-Motorizzazione s’ha da fare: ora non ci sono più solo le roboanti interviste, ma anche le parole pronunciate in meno mediatici incontri con le rappresentanze sindacali.

E allora continuiamo a chiederci che cosa ci guadagneremmo noi cittadini-sudditi. Stavolta analizziamo la situazione della Motorizzazione.

Che, anche al netto degli scandali giudiziari provocati da non poche mele marce evidentemente inamovibili e in grado di far vergognare e sfiduciare i colleghi, è in difficoltà: non riesce a fare tutto quello che dovrebbe.

Teoricamente, dunque, ben venga l’accorpamento. Però molte delle cose che la Motorizzazione non riesce a fare sono specialità per tecnici, mentre il personale del Pra ha competenze più giuridiche.

Per esempio, ce lo vedete un esperto di Codice civile e atti notarili in genere a revisionare un mezzo pesante?

Eppure ce ne sarebbe bisogno: ci sono province in cui la Motorizzazione può schierare solo tre tecnici e un operaio: da solo deve passare tutto il parco circolante oltre le 3,5 tonnellate, quello che se si ferma sono danni seri per le imprese.

Non è tutto: più la Motorizzazione si svuota di personale, più diventano complicate le norme di cui essa deve garantire l’applicazione. Sono due fenomeni slegati l’uno dall’altro, ma la loro somma rischia di diventare devastante.

Spesso sono le nuove direttive europee a mettere sotto pressione il sistema. Pensiamo a quelle sulla patente, in vigore dal gennaio 2013 ma capaci di creare scompiglio già nei due anni precedenti.

E ancora oggi negli esami di guida i metodi e la loro applicazione sono da mettere a punto, soprattutto per le patenti A…

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