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L’omicidio stradale è due volte incostituzionale. Un giudice spiega perché…

di Maurizio Caprino

Che fine ha fatto lo slancio di Matteo Renzi per l’introduzione del reato di omicidio stradale?

Sarà per le perplessità degli esperti, sarà perché sotto elezioni era molto più sicuro ai fini del consenso popolare sbandierare cose come il bonus fiscale di 80 euro, ma sta di fatto che per ora non se ne parla più.

Comunque, la strada è lunga e la materia di presta anche a giravolte inattese e pure ripetute. Quindi è pressoché certo che se ne tornerà a parlare.

Nel frattempo, è uscita un’interessante analisi di Emilio Gironi, presidente aggiunto onorario della Cassazione, pubblicata sulla rivista periodica dello Snfia (il sindacato alte professionalità del settore assicurativo).

Gironi si sofferma soprattutto su perché l’omicidio stradale potrebbe essere dichiarato incostituzionale.

In sostanza, nell’omicidio stradale viene presunto che il responsabile accetti volontariamente il rischio di uccidere, mettendosi alla guida di un veicolo mentre è in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe. Dunque, il giudice non deve più indagare sull’elemento psicologico del reato e questo va a ledere una delle sue prerogative principali.

Gironi ne trae l’ulteriore conclusione che in questo modo la responsabilità penale non sarebbe più personale (nel senso di accertata in capo a un determinato soggetto) come prescrive l’articolo 27 della Costituzione, ma presunta.

Non basta: Gironi osserva che, nella foga di inasprire le pene (solito vizio demagogico, perché gli inasprimenti non son omai stati un deterrente), non ci si è accorti che nella proposta attualmente in discussione è prevista la stessa condanna finora riservata ai responsabili di omicidio preterintenzionale.

E in questo reato l’intenzione di far del male a una persona (anche se non fino a ucciderla) è oggettiva, non presunta. Dunque, la Consulta potrebbe rilevare un’altra incostituzionalità.

Infine, la questione dell’arresto in flagranza, previsto dalla proposta. Chi ragiona e sa un minimo di diritto capisce al volo che è solo un vessillo demagogico da sbandierare davanti all’opinione pubblica: una persona la si può anche arrestare, ma poi in galera bisogna anche tenercela.

E, a meno di improbabili condanne per direttissima (spesso negli incidenti occorrono complicate indagini e perizie), per tenercela occorre che ci siano esigenze di custodia cautelare, che nessun giudice riconosce in situazioni di alcol e/o droga alla guida, per le quali scattano già il ritiro della patente e il sequestro del veicolo.

Dunque, l’arresto in flagranza si risolverebbe in qualche scartoffia e una notte in guardina.

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