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Strage del bus: colpa delle barriere, ma c’è anche altro…

di Maurizio Caprino

La perizia sulla strage di Acqualonga è stata chiara: secondo i tre specialisti consulenti del pm, il bus è rimasto senza freni, ma probabilmente non sarebbe precipitato dal viadotto dell’A16 facendo 40 morti se le barriere avessero retto. Mesi di sopralluoghi, test e simulazioni hanno portato a questa conclusione, che conferma le impressioni della prima ora.

Così la notizia più importante è la conferma di un’altra delle ipotesi di quei giorni: per i periti dell’accusa, quelle barriere erano malferme perché i loro ancoraggi al suolo sono stati compromessi dal sale che negli ultimi anni viene sparso in abbondanza d’inverno.

Il fatto che i periti puntino il dito soprattutto sugli ancoraggi al suolo (tirafondi) toglie infatti importanza ad altri aspetti, come le condizioni complessive della barriera e degli attacchi.

Ora si spiega con quale criterio la Procura di Avellino abbia inviato le segnalazioni alle altre Procure italiane, da cui è nato il sequestro di alcune barriere sul tratto appenninico toscano dell’A1: sono stati avvisati i magistrati competenti sulle zone in cui si usa maggiormente il sale.

Però la partita non finisce qui. Nelle scorse settimane, praticamente in contemporanea col deposito della perizia, sulle barriere in calcestruzzo dell’A16 sono state sostituite molte barre di collegamento tra un blocco di cemento e l’altro e alcuni blocchi sono stati essi stessi sostituiti. Sembra il naturale esito dei controlli straordinari eseguiti l’estate scorsa, subito dopo la strage, anche se ormai è passato quasi un anno.

Per ora sono state effettuate sostituzioni con pezzi identici, quindi con scorte di magazzino, senza il montaggio di modelli aggiornati, omologati secondo le norme più recenti, che ovviamente richiederebbero un progetto ad hoc. Ma pare che siano sulla rampa di lancio anche sostituzioni di questo tipo.

Vedremo quante se ne faranno, come e in che tempi.

Nel frattempo, Autostrade per l’Italia è finita anche nelle polemiche sul maltempo di metà giugno sull’A30 Caserta-Salerno: il vento ha fatto finire alberi sulla carreggiata, causando pericolo e la chiusura dell’autostrada per qualche ora.

Secondo qualcuno, gli alberi caduti non sarebbero stati potati, perché altre piante vicine hanno resistito e sono quelle appaiono essere state sottoposte a potatura. Occorrerà stabilire se ciò è effettivamente vero e se la competenza a farlo era davvero di Autostrade per l’Italia.

Ma due cose sono sicure:

–  il gestore di una strada, se riscontra una situazione di pericolo causata da altri su un tratto di cui ha la responsabilità, deve segnalarla a chi la crea, invitandolo a provvedere (bisognerà vedere se ciò è accaduto in questo caso);

– Autostrade per l’Italia negli anni scorsi ha tagliato le spese di manutenzione del verde, togliendo le siepi antiabbagliamento dalle barriere spartitraffico.

 

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