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Etichetta energetica, un prodotto su tre riporta quella sbagliata

etichetta-lavatrici-2011Sul Blog sono stati pubblicati altri post circa la scarsa attendibilità delle etichette energetiche, cosa peraltro comune anche alle etichette degli pneumatici, ad esempio. a testimonianza della malafede di molte (non tutte, ovvio) aziende e, va da sè, si vanifica una volta di più la reale tutela del consumatore. 

Nell’articolo che segue, letto su Rinnovabili.it, si parla dell’iniziativa Etichetta furbetta realizzata da Legambiente dalla quale emergono una serie di irregolarità delle stesse.

Considerando che si chiede al consumatore di acquistare, pagandoli più cari (!) elettrodomestici di Classe A o superiore, e poi emerge che i consumi sono consapevolmente sottostimati, va da sè che ci imbrogliano, così come accade con i consumi delle auto, sempre superiori del 30-40% rispetto a quelli omologati con trucchetti di vario genere.

Stessa cosa accade per le ibride e in un articolo sulla Volkswagen XL1, auto da 100 km. con 1 litro, ho letto come vengano omologati i consumi che nella realtà sono ben lontani da quanto pubblicizzato.

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L’etichetta energetica, dall’anno della sua prima applicazione (1998) ad oggi ha continuato a perseguire con costanza l’obiettivo di informare gli utenti finali sul consumo di energia e di altre risorse essenziali dei prodotti  elettronici, per consentire un impiego più razionale e favorire il risparmio di energia e di acqua.

Eppure non sempre l’obiettivo corrisponde al risultato. O meglio, non tutti i produttori forniscono le vere informazioni.

È questo infatti quanto emerge da “Etichetta furbetta”, l’indagine realizzata da Legambiente, in collaborazione con Movimento Difesa del Cittadino, per verificare la corretta applicazione delle energy label in Italia.

Presentata a Roma presso la sede del CNEL, Etichetta furbetta ha esaminato 2522 prodotti , di cui 1991 nei negozi fisici e 531 in quelli online, scoprendo che uno su tre viene venduto senza etichetta o con l’etichetta fuori posto o scorretta.

Nel dettaglio sono stati analizzati 5 tipi di prodotto – tv, frigoriferi, refrigeratori per il vino, forni elettrici e condizionatori –  in 4 tipologie di esercizi commerciali – le grandi superfici di vendita di mobili, ipermercati con un corner per gli elettrodomestici, grandi superfici specializzate e negozi online; ed è proprio in quest’ultimi che la situazione appare più grave: solo il 10% dei prodotti – o poco più – riporta le informazioni energetiche in maniera esaustiva e corretta.

Guardando invece ai gruppi di prodotti, sono televisioni, cantinette e condizionatori quelli con un livello di etichettamento molto inferiore.

Per quanto riguarda invece le tipologie di non conformità riscontrate, dalla ricerca emerge che le principali non conformità delle vendite nei negozi riguardano più che altro il mal posizionamento dell’etichetta, spesso collocata in angoli ciechi o a più di due metri di altezza rendendo difficile o delle volte impossibile la lettura. È poi possibile imbattersi in etichette fotocopiate, scritte a mano o al computer dal personale del negozio.

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