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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La notte di Praga

di Philip Kerr

Piemme – Pagg. 461 – € 18,50

La notte di Praga - € 6,00

Trama: Se scruti a lungo l’abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te. Queste parole, nell’autunno 1941, Bernie Gunther se le sente cucite addosso, e non tanto per la frequentazione pressoché quotidiana con il Male a cui lo obbliga il suo ruolo di commissario della polizia criminale, la Kripo.

In quegli anni di guerra, costretto ad arruolarsi nei Servizi segreti delle SS sul fronte orientale, Gunther è stato la mano stessa del Male, di quel terrore perpetrato con rigore clinico e sistematico dal regime di cui è servitore suo malgrado. Rientrato a Berlino, una città a cui razionamenti, blackout e bombe hanno ormai cambiato i connotati, è quasi un sollievo per lui tornare a occuparsi di casi di omicidio: distrazioni momentanee dal senso di colpa che lo consuma.

Di lì a poco però, ancora una volta, dovrà abbandonare tutto su ordine di Reinhard Heydrich: il gerarca nazista già suo superiore nei Servizi segreti. Un uomo che Gunther sperava di non dover rivedere, ma al quale è impossibile dire di no, se non firmando la propria condanna a morte.

Il generale Heydrich lo invita a Praga, al grande ricevimento organizzato per celebrare la sua recente nomina a governatore del Protettorato di Boemia e Moravia.

Ma l’elegante cornice si trasforma inaspettatamente in una scena del crimine quando, in una stanza chiusa a chiave dall’interno, un aiutante del generale viene ritrovato ucciso. Proprio a Gunther, il miglior investigatore sulla piazza, viene affidata la risoluzione di quell’enigma da manuale.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Questo libro di Kerr ha molte similitudini con i libri di Ben Pastor che vedono l’ufficiale tedesco Martin Von Bora alle prese con delle indagini che oscillano in quel limbo pericoloso in cui ci si muoveva nella Germania nazista, sempre in bilico tra Etica e Politica ove quest’ultima era regolata con ferocia dalla Gestapo.

In questo caso il personaggio principale è il Commissario della Kripo Bernie Gunther che è giocoforza arruolato nella SD (il Servizio Segreto delle SS creato da Heydrich) come racconta lui stesso: Come molti altri dell’SD, sono entrato da una porta su cui c’era scritto “non hai scelta”.

Così come Von Bora ha combattuto in Russia, così Gunther è rietrato a Berlino dopo 6 mesi in Ucraina a fare operazioni di pulizia (etnica) cosa questa che lo ha devastato, facendogli desiderare quotidianamente la morte che in effetti sembra cercare con il suo atteggiamento diretto verso il generale Heydrich che sembra tollerare questa sua insofferenza alla Germania nazista.

Il romanzo è ottimo, mi spiace solo che, così come successo recentemente con L’uomo di Lewis, abbia conosciuto l’autore (ed il sio personaggio) solo ora, perdendo di fatto la prima parte del percorso, sia professionale, sia umano, del commissario Gunther. Ma rimedierò nei prossimi mesi, li ho già messi tutti in lista.

L’indagine in questione, si svolge in una Praga che crede di aver conosciuto la brutalità nazista, ma della quale vedrà il vero volto solo dopo l’attentato in cui morì Heydrich.

La maggior parte del libro vede l’indagine in cui tutti sono pedine su una scacchiera dominata dalla presenza di Heydrich, dove il gatto ed il topo si scambiano continuamente i panni, dove non sai letteralmente di chi fidarti. D’altro canto quello era il clima della Germania nazista.

La brutalità dei tempi si manifesta verso la parte finale del libro, con una decina di pagine che sono peggio di un pugno nello stomaco, che potresti saltare, ma che è necessario leggere, perchè è giusto così, perchè oltre che ad essere giustificate nello svolgimento della storia, servono anche a ricordarci che stiamo leggendo un’opera di fantasia, basate però su tempi che sono esistiti, su brutalità che hanno devastato l’Europa e che hanno causato la morte di milioni di persone.

Il libro è ovviamente consigliato, ma non è adatto a tutti. Ritengo utile autocitarmi ovvero copiare quanto scrissi tempo fa in calce ad’opinione sui libri di Ben Pastor.

Chi mi legge abitualmente ricorderà quale sia il mio approccio alla guerra e che l’eventuale passione per un personaggio come di un periodo storico, non deve essere scambiato per un elogio della guerra, ma il contrario, in linea con quanto scritto a suo tempo circa il libro L’onore d’Italia di Alfio Caruso.

Mi ritrovo, da lettore, nelle parole di Ben PastorDall’esterno posso apparire affascinata da dicotomie inconciliabili: guerra e pace, passato e presente, crimine e giustizia, maschio e femmina, potere e mancanza di potere…

Ma come è vero per i confini naturali, cioè che esiste sempre una terra di nessuno, mi rendo pienamente conto di tutto ciò che vive e brulica fra due opposti: qui è il succo, la scintilla e il pungiglione abitano qui; ed è qui che come persona, scrittrice e studiosa preferisco passeggiare.

E tanto per restare in tema, a chi apprezzerà il racconto di Ben Pastor, consiglierei la lettura della trilogia satirica  08/15 del Caporale Asch di Hans Helmut Kirst, ed il lacerante Niente di nuovo sul Fronte Occidentale di Eric Marie Remarque.

 

 

 

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 2 settembre 2014 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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