E’ tipico di uno Stato che non funziona far si che l’obbligo di soccorso per gli animali investiti diventi di fatto un problema per i cittadini.
Tempo fa, in occasione del post dedicato al Comune di Milano che multava i veicoli dell’Enpa destinati al soccorso, avevo già sfiorato il problema di quei cittadini che, vuoi per rispetto delle norme così come per amore degli animali, avevano fatto quello che il Codice prescrive ovvero di soccorrere l’animale.
Avevo quindi citato un articolo di SicurAuto dove si raccontava la vicenda della signora che:
…si era fermata sul ciglio della strada per soccorrere un gatto in fin di vita, sanguinante. L’ha portato al pronto soccorso animali di Ozzano, dipartimento veterinario dell’ Università di Bologna. Ma alla donna, che ha salvato la bestiola, è arrivato un conto di 1.300 euro per le spese mediche.
successivamente ecco il racconto di un gattino di pochi mesi, insanguinato, con i denti spezzati e le zampine immobili, probabilmente investito da un’auto e non soccorso. Una famiglia ha caricato il gatto in auto e lo portano in una clinica veterinaria aperta 24 ore alle porte della città.
Un pronto soccorso animali però privato, quindi a pagamento. Il medico visita il gatto, gli riscontra la frattura della mandibola e di due zampe. Il cucciolo va operato: “Prima mi prospettano una spesa di 2.000 euro, poi sono disposti a scendere a 800”.
Come spiegava Ilaria Ferri nell’articolo:
in caso di animale randagio, la proprietà è del sindaco e del Comune, per quanto previsto dalla Legge 281/91 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”.
Quindi, dice la Ferri, “per responsabilità civile e penale, il soggetto cui è stato chiesto l’esborso può esigere il risarcimento dal sindaco”.
Tutto chiaro, quindi.
Il cittadino soccorre, in ottemperanza di quanto prescritto, ma poi le spese sono a carico del Comune se l’animale è randagio e, ritengo, a carico del proprietario per un animale sperduto.
Ed infatti quasi due anni dopo il post citato in apertura, ecco arrivare la segnalazione di Chiara (che ringrazio) che cita un articolo letto sul Resto del Carlino, dalla quale si evinche il Comune gioca sul fatto che il gatto randagio non sia tale se il cittadino lo porta al Pronto Soccorso senza attendere l’intervento dei vigili che, peraltro, non arrivavano.
Riassumendo, se non aiuto l’animale vengo accusato di omesso soccorso, ma se lo soccorro devo pagare le spese.
Ma se i vigili dietro chiamata non intervengono? L’omissione di soccorso vale solo per i cittadini?
Domanda retorica, ovviamente, perchè in determinate occasioni a Milano i vigili hanno tempi d’intervento che si possono misurare in giorni, (e non è sempre colpa dei singoli vigili, sia chiaro, che se non hanno uomini e mezzi a sufficienza…).
Resta il fatto che i Comuni che hanno simili atteggiamenti in pratica spingono i cittadini a fregarsene, non fosse altro per autotutela … bella lezione di civiltà.
Aggiungo quanto mi ha scritto Chiara quando le ho anticipato la pubblicazione di quest post: ed alla sua determinazione nel cercare di Fare la differenza, senza piegarsi all’illogicità della burocrazia e del malgoverno, mi piacerebbe se altri lettori informati dei fatti e/o che abbiamo condotto battaglie simili, aggiungessero delle informazioni a supporto.
Vedo di informarmi, mi piacerebbe trovare una chiara soluzione legislativa, non basta dire che “il cittadino può chiedere il rimborso al Comune”, perché si sa come vanno queste cose…
e poi mica tutti hanno il tempo e le risorse e la caparbietà per attivare azioni giudiziarie – perché è evidente che alla fine a questo si arriverebbe, non credo proprio che basti chiedere al Comune di pagare….
Io sono una volontaria animalista, anzi una vera e propria “gattara” (mi occupo di adozioni di gatti abbandonati), quindi sono particolarmente sensibile al problema, ma anche come semplice cittadino mi sembra incredibile che si debbano sostenere le spese per il soccorso ad un animale, soccorso peraltro obbligatorio per legge.
E’ vero che siamo in Italia, ma possibile che dobbiamo sempre rassegnarci a questa frase?
Nell’articolo c’è il nome della signora e del Comune, per cui al giornale avranno modo di contattarla: intendo provarci con tutti i mezzi, ti farò sapere.
grazie Paoblog per il post – come sempre molto ben fatto -.
Ho verificato, presso la struttura ENPA dove faccio volontariato, che effettivamente non ci sono norme che obbligano i Comuni a farsi carico di queste situazioni.
Quindi da questa settimana cercherò di capire se ci sono possibili soluzioni, non so ancora come muovermi ma conto anche sull’aiuto dei lettori del blog