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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Omicidio senza colpa

di Gianni Simoni

Tea – Pagg. 240 – € 13,00

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Trama: Un vecchio professore da tempo in pensione, vedovo e solo, viene trovato impiccato nel salotto di casa sua. Una rapida occhiata alla scena è sufficiente al commissario Andrea Lucchesi per intuire che non di suicidio si tratta.

Un ragazzino malconcio, l’aria impaurita e lo sguardo sfuggente è appoggiato al muro di un palazzo del centro di Milano; dietro l’angolo, per terra, un cappellino con qualche moneta.

Una visione fugace, un istante, ma Lucchesi subito fiuta qualcosa che non va e mette alcuni dei suoi uomini sulle tracce del piccolo per vederci chiaro. Un’intuizione, un presentimento… quanto basta al commissario per aprire due casi.

Due casi all’apparenza molto diversi, ma nel profondo accomunati dal fatto che entrambe le vittime, un vecchio e un bambino, sono esseri soli, privi di ogni affetto, deboli e, per questo, vulnerabili. E quelle in difesa dei deboli sono le battaglie che Lucchesi combatte con più convinzione, con furore quasi.

Lui l’ha respirata la solitudine, ha subito l’ostracismo del mondo, conosce la cattiveria degli uomini, e vuole giustizia. Se non per se stesso, almeno per gli altri.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Vi avviso che il titolo è fuorviante e, per forza di cose, non posso aggiungere di più, sennò vi rovinerei la lettura.

Ho letto tutti i libri di Simoni, ma con l’andar del tempo quelli che consideravo dei peccati veniali si sono trasformati, per quel che riguarda me (ma anche la Signora K) dei limiti che a quanto pare l’autore non riesce o non vuole superare.

Si capisce che l’autore è un tabagista convinto, tuttavia mi sembra quasi una forzatura il fatto che la maggior parte dei suoi personaggi siano dei fumatori indefessi, incapaci di resistere senza accendere una sigaretta e pazienza se lo fanno anche nei luoghi pubblici dove a tutti gli altri è vietato.

Al punto che una delle ispettrici è malate terminale di tumore al polmone e nonostante questo ha la sigaretta sempre in bocca; so che ci sono persone realmente ammalate che dicono “tanto ormai…”, ma non sarebbe male, ogni tanto, usare i personaggi dei libri perchè siano fonte di ispirazione positiva per i lettori…

Forse sarà un modo di raccontare la realtà dei fatti, dove i controllori se ne fregano dei divieti che devono rispettare (vedi i poliziotti che non allacciano le cinture, tanto per dirne una…), però sarebbe interessante se ogni tanto si usassero i personaggi della finzione per educare chi legge al rispetto delle norme e del buonsenso.

Notevole anche la contraddizione del Commissario Lucchesi che prima fuma nell’appartemento dove è stato rivenuto il cadavere, per poi lanciare il mozzicone dalla finestra, comportamento doppiamente incivile, sia perchè gettare i rifiuti dalla finestra non è cosa, sia perchè il mozzicone nello specifico può colpire qualcuno.

Dopo una pagina ecco che Lucchesi arriva davanti alla Questura e si arrabbia per la presenza di moltissimi mozziconi sul marciapiede. Nello specifico scopriamo che trattasi di un comportamento obbligato dalla mancanza di cestini davanti all’edificio, per ragioni di sicurezza.

Ci si dimentica di dire che la mancanza di un cestino non ti autorizza a gettare rifiuti per terra; così come io mi tengo in tasca la carta, il fumatore potrebbe (utopia, lo so) organizzarsi con un portamozziconi tascabili. Perchè esistono, sapete?

Andiamo avanti.

Traslasciamo l’atteggiamente menefreghista di Lucchesi verso i segnali che il suo cuore già danneggiato gli lancia e, di conseguenza, con le rispostacce che lancia a chi si preoccupa per lui, confermandosi una buon investigatore, ma una pessima persona…

Ed infine i dialoghi continuano ad essere irreali e via via ecco che un continuo chiamarsi per Nome se non per Cognome, addirittura con persone con le quali hai legami lavorativi o amorosi.

Tanto per fare un esempio, nel corso dell’indagine l’ispettrice Lucia Anticoli, collega e compagna del commissario Lucchesi, entra in contatto con il commissario Perrotta, suo ex-marito.

Nel corso di una telefonata fra Perrotta e Lucchesi il primo si riferisce all’ex moglie chiamandola per Nome & Cognome; è assurdo, tanto più che ne sta parlando con il nuovo compagno della donna, ragion per cui è più che evidente che sarebbe stato sufficiente parlargli di Lucia…

Detto questo preciso che il libro in questione non l’ho acquistato, ma l’ho letto in quanto non avevo più libri in attesa nel limbo ed allora me lo sono fatto prestare da mia mamma alla quale l’avevo regalato tempo fa, conoscendo la sua passione per i libri di Simoni, nonostante il fatto che anche lei noti certe incongruenze.

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 4 agosto 2015 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , , .
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