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Sento delle voci sui Libretti sociali Coop e non posso ignorarle

Negli ultimi mesi ho sentito alcune voci sul Libretto di Prestito Sociale della Coop, in merito ai rischi di veder sparire i soldi, ma mai nulla di così concreto da farmi alzare le antenne, anche perchè troppi quotidiani fanno politica piuttosto che informazione per cui non sempre sono affidabili, tuttavia nei giorni scorsi mi è capitato sott’occhio l’articolo di Vincenzo Imperatore scritto su Lettera43 del quale pubblico un assaggio.

Va da sè che quanto letto mi ha dato da pensare e pertanto il giorno successivo sia io sia Rok abbiamo chiuso i nostri libretti ed il giorno dopo, trascorse le 24 ore previste dalle nuove disposizioni della Banca d’Italia, abbiamo ritirato gli assegni.

E’ un articolo allarmistico o tendenzioso oppure veritiero e basato su dati certi?

Nel dubbio, tanto più vista la complicata fase economica familiare, abbiamo preferito agire con precauzione.

Vero che sul banco dell’ufficio della Coop era stato messo in bella evidenza un comunicato con il quale si segnalavano articoli che segnalavano il rischio di mancato rimborso e garantendo che era tutto falso (cito a memoria).

Ripensando a quanto letto, mi è rimasto in mente il succo di un passaggio ove si ribadiva che “gli indici (o parametri?) imposti dalla Banca d’italia garantiscono, se applicati correttamente, la solvibilità…”

Magari sbaglio io, ma quel distinguo circa la reale applicazione degli indici, fa la differenza, in quanto da come la capisco, sottolinea che potrebbero anche non essere rispettati, creando di fatto un problema di liquidità.

Come detto, tutto può essere, infatti Imperatore parla di “risparmi a rischio”, il che non equivale ad una certezza, ma non si può chiedere all’oste se ha del buon vino ovvero non posso fidarmi ciecamente della dichiarazione di chi ha i miei soldi in mano.

L’ultima volta che un cliente mi ha detto “non si preoccupi, la nostra azienda ha basi economiche solide” in meno di un anno è fallito lasciando un buco milionario che per fortuna non mi ha toccato, dato che avevo preferito dare retta al mio istinto e cessare le forniture.

Probabilmente la Coop Lombardia ha basi più solide di tante altre, ma una volta approfondita la questione è saltato fuori questo articolo de Il Fatto Quotidiano che racconta di alcune Coop che hanno lasciato a secco i loro soci, per cui anche se sono molto più contento per i Soci coop se le vocis aranno senza fondamento oppure pessimistiche, ma per quel che mi riguarda meglio essere prudenti.

Va da sè che già il titolo dell’articolo è piuttosto forte e fosse anche solo per quello mi aspettavo una presa di posizione di Coop che è arrivata con questa lettera a Lettera43 e relativo commento di Imperatore che li ha invitati, documenti alla mano, ad un confronto su un’emittente radiofonica nazionale.

In calce trovi il video della trasmissione.

Urgente sarebbe in questo Paese una riflessione sul ruolo dei mezzi di comunicazione che non sempre informano tempestivamente. E questo, nell’era dell’informazione istantanea, fa storcere la bocca.

Talvolta verrebbe da pensare che si tratti del diffuso male di un «certo giornalismo di inchiesta all’italiana» per il quale i più grandi scandali sono stati spesso taciuti o accantonati salvo poi recuperarli solo quando era troppo tardi.

In tal modo questi media sono corresponsabili tanto quanto chi istituzionalmente quei controlli avrebbe dovuto farli.

È questo il caso di quanto accaduto per i prestiti sociali alla Coop. I più non sanno neanche che esistono.

Si tratta di prestiti da parte dei risparmiatori alla più grande cooperativa dei consumatori (circa 8 milioni di soci) che, secondo quanto riportato dal sito istituizionale, «consentono alla Unicoop di effettuare investimenti per sviluppare la rete di vendita con zero vincoli, zero spese di apertura e chiusura conto».

Tutto bello. Fin quando dura. Sono del mese scorso infatti le notizie che riportano lo scoppio della bolla dei prestiti: 11 miliardi di risparmi a rischio. Undici miliardi. E scommettiamo che voi non ne avete sentito parlare.

continua la lettura qui: La Coop sei tu. Ma i soldi non ci sono più – Lettera43.it

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