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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: L’uomo di berlino

di Luke McCallin

Baldini & Castoldi – Pagg. 553 – € 9,90 > lo vendo ad € 4,50 + spese spedizione

Trama: Sarajevo, 1943. La Jugoslavia è dilaniata dalla guerra. Una giovane e bellissima regista e fotografa – vera e propria eroina per il suo popolo – e un ufficiale tedesco vengono rinvenuti brutalmente assassinati. Il capitano dei servizi segreti militari Gregor Reinhardt, già detective della polizia di Berlino, viene assegnato al caso.

Ossessionato dalle sue azioni di guerra e dagli errori compiuti lontano dal campo di battaglia, scopre ben presto che la sua indagine potrebbe riguardare molto più di un semplice doppio omicidio, e che la donna tanto amata dal popolo jugoslavo potrebbe essere stata molto più infingarda di quanto volesse far credere.

Facendosi strada attraverso un campo minato di vendette politiche, militari e personali, Reinhardt scopre che qualcuno sta lasciando una scia di cadaveri per coprire le proprie tracce.

Ma in Reinhardt brilla ora una nuova determinazione, che credeva di avere perso per sempre; e il caso deve essere chiuso, a qualunque costo.

Letto da: Paolo

Opinione personale: In genere non compro libri così “spessi”, perchè leggendo solo di sera, prima di dormire, corro il rischio di tirare in lungo con la lettura, ma in questo caso la storia ed il personaggio catturano l’attenzione, spingendomi anche a sforare un poco gli orari.

A grandi linee si colloca sulla scia di Martin Bora (di Ben Pastor) oppure di Bernie Gunther (di Philip Kerr) ovvero di militari incaricati di indagare su crimini comuni che coinvolgono personale militare; così come per Bernie Gunther, anche Reinhardt è un ex-poliziotto della Kripo che si è ritrovato nell’esercito per forza di cose, non essendo un “uomo del partito”.

Le malefatte naziste e le persecuzioni , che vanno oltre i confini della guerra, hanno disgustato il capitano dell’Abwher, ma se Bora agisce contro questi crimini, attirandosi le attenzioni della Gestapo, Reinhardt dapprima si estrania, diventando passivo, quasi al limite della codardia, salvo poi riscattarsi.

La storia è facile e complessa nel medesimo tempo e si sviluppa bene, con un’indagine poliziesca nel senso stretto del termine che si incrocia con i giochi di potere (militare e politico) e, non ultimo, con la meschinità di alcuni ufficiali.

La fine mi è piaciuta, ma come da mio gusto mi sarebbe piaciuto trovare un epilogo che chiarisse al meglio il destino di Reinhardt; c’è da dire, però, che dopo le ottime note storiche a supporto si trovano due righe di numero che fanno desiderare al lettore l’arrivo della seconda puntata delle indagini del Capitano Reinhardt.

Si sarà capito che è consigliato e nella mia classifica personale gli attribuisco un Buono che rasenta l’Ottimo, perchè non è sempre facile trovare libri di 533 pagine che non ti fanno mai mollare la presa.

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