in sintesi, un articolo di Altroconsumo
Parliamo genericamente di dadi da brodo, ma il classico cubetto è affiancato da prodotti dalla forma diversa: granulari, liquidi e gel.
Possono essere usati per preparare il brodo, oppure per insaporire pietanze varie, dalle zuppe agli arrosti.
C’è chi li guarda con sospetto perché non si sa bene quello che c’è dentro e chi non rinuncia alla loro comodità e li tiene sempre in dispensa.
E sullo scaffale del supermercato l’offerta è ampia: quale dado scegliere dunque?
Abbiamo analizzato 28 dadi, sia classici sia vegetali. Scopri la classifica completa e leggi i nostri consigli.
Come spiegano in calce all’articolo:
Attenzione bene a questo slogan. “Senza glutammato” significa che questo additivo è assente. Ma tante volte si trova l’indicazione “senza glutammato aggiunto”.
In questo caso significa che l’additivo non rientra nella formulazione del prodotto, ma una certa quantità di glutammato può comunque essere presente perché legata ad altri ingredienti quali estratto di lievito o estratto per brodo.
Il glutammato: cos’è
Contro il glutammato si è detto di tutto e di più. A fare chiarezza ci ha aiutato il report pubblicato nel luglio 2017 dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha voluto fare chiarezza: il glutammato non è né genotossico né tantomeno cancerogeno, è però colpevole – ad alte dosi – di alcuni disturbi noti come la sindrome da ristorante cinese (anche detto “complesso di sintomi da glutammato monosodico”, tra cui nausea e mal di testa).
Per questo motivo per il glutammato è stata fissata una dose massima giornaliera che non andrebbe mai superata (30 mg per per chilo di peso corporeo) per tutelare la nostra salute.
Questo significa che un uomo di 70 kg non deve assumere più di 2,1 g al giorno di glutammato; mentre una donna di 50 kg, non deve superare 1,5 g al giorno. Visto che, nella vita di tutti i giorni, è difficile fare i conti e sapere con certezza quanto glutammato ingeriamo, il buon senso dice che meno ne mangiamo meglio è.