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Un libro: Fiore di piantaggine

Una donna senza nome, un bosco oscuro abitato da spiriti saggi, un prato smeraldino ricco di vita e colori, sono i protagonisti di “fiore di piantaggine” (Youcanprint editore, pagine 100, euro 12,00), breve racconto iniziatico di Chiara Saccavini, la giardiniera-filosofa friulana autrice di ormai numerosi libri di successo.

Per “fiore di piantaggine”, Saccavini sembra abbandonare l’alveo entro il quale si era mossa nei suoi più recenti lavori, tutti dedicati alla ricerca, alla scoperta di proprietà, miti, significati, storie delle piante.

Ma quello dell’autrice pare essere un abbandono solo apparente, dal momento che la protagonista di questo suo primo romanzo iniziatico trova proprio nelle piante, o meglio nell’immersione profonda nella natura, l’ancora di salvezza e poi il seme di ri-nascita di una esistenza che ormai si è isterilita e persa.

La protagonista impara a leggere i simboli, anche quelli più nascosti, di una natura che l’accompagna là dove quello che sembrava dover finire avrà invece inizio.

Nell’abbandono di sé, riaffiorano le profondità di parole assorbite in lunghe notti, imbevute da letture di grandi filosofi e pensatori.

Frasi che per la prima volta trovano un senso reale, “inverandosi” nel brulicare di esistenze animali e vegetali che circondano la casa tra boschi e prati, dove la protagonista sente di essere parte integrante di una vita cosmica da cui ha sempre attinto senza esserne consapevole.

Così un’anima apparentemente “sterilizzata” dalla quotidianità, si apre alla vita. Gli interrogativi da sempre latenti affiorano. Ma non sono più angoscianti perché la protagonista decide di smettere di farsi domande, di coltivare dubbi.

Capisce l’inutilità di continuare ad accumulare nozioni, analizzare e giudicare, soprattutto giudicare se stessa.

Decide di “non più aspettare e cercare qualcuno in grado di liberarla dalla paura, dall’incapacità di accettare quello che è”.

L’accettazione diventa il primo, necessario passo per giungere a “lasciarsi fiorire”.

E’ nella simbiosi con la natura e con le sue forze sotterrane, che la protagonista trova la forza che la conduce a resistere e finalmente vivere, “senza più portarsi dietro il carico del suo passato”.

Come la linfa raddrizzerà la piantaggine ignorata e calpestata, così lei riuscirà a trovare un posto, il suo posto, nella perfetta bellezza del Creato.

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