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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore

«Ecco pensai: capisci di conoscere davvero una città, quando riconosci subito il nome di una pasticceria scritto su un pacco di dolci di un passante. Fu assolutamente rivelatorio. La mia partenza e il mio arrivo.

Roma era il mio spartiacque. La mia svolta improvvisa sul rettilineo. Senza Roma non ci sarebbe stata Elettra e i ragazzi e la muffa, la Ruga. Nulla. La mia vita sarebbe stata un’altra. Forse se fossi rimasta nel posto dove ero nata e cresciuta, allora si che avrei potuto sentirmi così.

Nella mia vita che tanto mi stava stretta o larga a seconda dei punti di vista, c’era comunque qualcosa di fondamentale che calzava perfetto. Roma. Io avevo scelto Roma proprio per non rimpiangere.

E quindi non ci stava a fare nulla quel sentimento di ristagno che mi sentivo crescere dentro. Io avevo lasciato lo stagno per il mare. E nel mare non può esserci ristagno. Forse ci si può arenare in una secca. Forse. Forse impigliare in un banco di alghe o contro uno scoglio. Ma in quei casi bisogna strattonare. Ecco forse era questa la chiave di lettura. Strattonare»

 

Testi & foto di Lorena Antonioni

Un libro che si scorre con il sorriso e che ti catapulta nel mondo strambo di Clementina, una trentenne come tante, che all’improvviso si trova di fronte ad una situazione che può stravolgere la sua quotidianità.

Una scoperta che può tirarla fuori dalla staticità della sua vita. Una scrittura chiara e immediata. Un ritratto onesto e mai banale di una generazione. Personalmente mi ci sono ritrovata molto nelle parole di Clem.

Alla ricerca costante di qualcosa di fondamentale che dia un senso a tutto….e voi siete in pace con voi stessi o cercate sempre qualcosa di più?

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Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2019 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , , .
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