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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Il mio anno di riposo e oblio

La protagonista è una persona sola, tremendamente sola, seduta sul bordo del mondo. Orfana da anni, bella, ricca, colta, lascia il lavoro in una galleria d’arte e decide di imbottirsi di farmaci per dormire il più possibile e non provare nessun sentimento.

Tra flashback di film anni ottanta, Whoopy Goldberg e Mickey Rourke in 9 settimane e mezzo, dialoghi surreali spesso spassosi, descrizioni di una New York patetica e scintillante, il libro ci spinge a chiederci se davvero possiamo mai sfuggire al dolore.

Una strana favola nera, irriverente, in cui i personaggi non sono gradevoli, anzi spesso risultano insopportabili, ma Moshfegh riesce ugualmente a farci affezionare persino a Reva, l’amica fragile e buffa, o allo psichiatra pazzo che prescrive farmaci senza battere ciglio, mettendoci di fronte al lato più oscuro e incomprensibile dell’umanità.

“Tenebrosamente comico e profondo.” New York Book Review (articolo di copertina) “Come mangiare una squisita caramella colorata, caramella che vi potrebbe anche avvelenare.” The New Yorker “Una fusione perversa fra Sex and the City e Requiem for a Dream.” New York Review of Books “Come una Flaubert dei nostri giorni, diverte in vanità e mediocrità.” Harper’s Magazine

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Questa voce è stata pubblicata il 8 luglio 2019 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , .
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