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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: American psycho

Testi & foto di Mikychica.lettrice

“La superficie, la superficie, la superficie, ecco l’unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato…”

Patrick Bateman è l’uomo destrutturato, è il lato spirituale annientato da uno stile di vita che è in grado di dissipare tutto ciò che è positivo, è l’angelo risucchiato dentro il male abissale di un culto che fa del Superficiale un dogma primario.

Lo sfarzo, i programmi tv, le droghe, il sesso, gli omicidi,la follia fanno da cornice a un vuoto esistenziale terrificante, ad un abisso profondo e radicato.

Sono gli anni 80, l’America è ricca e il benessere va mostrato, ostentare non è peccato, anzi, è quasi un dovere, apparire è il nuovo essere. Sei quello che mostri. E Pat così fa, si circonda di belle donne, macchine di lusso, e locali alla moda.

C’è solo una cosa che non va: Patrick è anche un serial killer. Ellis in questo romanzo è bravissimo a mischiare ironia a scene macabre, rendendo al massimo l’indifferenza del protagonista verso le vite altrui, Pat infatti da molta più importanza all’abito firmato Gucci che si sporca di sangue piuttosto che al passante gay accoltellato a morte, d’altra parte quella vita serve al suo divertimento e a nient’altro.

Anche lo stile è impeccabile, chiaro, scorrevole, brillanti le continue descrizioni di abiti, scarpe, borse e outfit in generale di ogni singolo personaggio proprio a dare importanza al valore di ogni pezzo, come se ogni uomo fosse il totale di quello che indossa, e dall’altra parte, anche le scene cruente sono raccontate nei piccoli particolari, organi strappati a morsi, tagli, asportazioni, torture, tutto per semplice passatempo.

Unico ed inimitabile, da leggere .

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 2 settembre 2019 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , .
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