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Un libro: 1345 La bancarotta di Firenze

Nella Firenze del 1300 nessun evento fu tanto grave quanto la crisi delle compagnie dei mercanti-banchieri fiorentini del 1345.

Seppur abili nelle contingenze politiche e avveduti gestori delle alchimie monetarie, i fiorentini si trovavano in difficoltà davanti al catastrofico susseguirsi di fallimenti, bancarotte, fughe e rovesci di mercato che sconvolsero l’Italia e Firenze in particolare nel giro di pochissimi anni.

Sotto gli occhi attoniti degli uomini del 1345 i maggiori operatori commerciali e finanziari dell’Europa del tempo si trovarono incapaci di restituire i depositi dei clienti.

Le tre maggiori società bancarie del tempo, Bardi Peruzzi e Acciaioli, avevano esercitato per decenni il monopolio delle operazioni finanziarie e avevano fornito credito ai regni d’Inghilterra, di Francia, di Sicilia, fino a costituire la linfa della vita politica europea, il carburante per le grandi imprese belliche del tempo.

Del resto è così che accadono, anche in tempi a noi vicini, le grandi crisi finanziarie: un singolo evento giunge a scardinare il sistema e quello che sembrava procedere secondo schemi consolidati va all’improvviso in mille pezzi.

In questo caso l’evento scatenante fu la scelta del re d’Inghilterra Edoardo III di non rimborsare gli enormi prestiti contratti presso le compagnie dei Bardi e dei Peruzzi, anzi di accusarli di aver violato i loro impegni verso la corona.

Da questo singolo episodio discesero le conseguenze che gettarono nel panico l’intero sistema delle grandi compagnie bancarie fiorentine, una presenza immancabile in tutte le piazze commerciali d’Europa: il quinto elemento dell’universo, come pare avesse avuto a dire, non si sa se con ammirazione o disprezzo, papa Bonifacio VIII.

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