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Un libro: Biglietto blu

La lotteria: tutti sanno come funziona. Con l’arrivo del primo ciclo mestruale, ogni ragazza viene chiamata a conoscere il proprio futuro attraverso l’estrazione di un biglietto, bianco o blu.

Il primo corrisponde a matrimonio, figli, dedizione totale alla famiglia. Quello blu, invece, prevede carriera, successo, indipendenza, e sancisce il divieto assoluto di diventare madre. È questo il destino assegnato a Calla, ma ogni fibra del suo corpo le suggerisce che la sorte ha commesso un errore con lei. E Calla decide di ribellarsi.

Da bambina, molto prima che le fosse consegnato il biglietto blu che porta nel medaglione, Calla conosceva già le regole della lotteria. Quando arrivano le prime mestruazioni, le ragazze sono convocate per estrarre il proprio biglietto: bianco significa matrimonio e figli; blu, invece, tutto il resto.

Da quel momento le due categorie conducono esistenze separate. L’assegnazione della sorte è legittima e inappellabile. Ora che è una donna adulta, con una solida carriera e una vita sociale tanto intensa quanto fatua, Calla sospetta che le possibilità promesse alle biglietto-blu non siano poi cosí sconfinate e allettanti.

Da un po’ di tempo pensa sempre piú spesso – e con bramoso trasporto – a carrozzine, latte caldo e manine paffute di bebè. Nonostante la maternità sia appannaggio esclusivo delle biglietto-bianco, e non abbia quasi nessuna conoscenza in merito, Calla sente che nel suo corpo si agita un sentimento oscuro, un desiderio accecante che mostra un’unica, rischiosa, strada percorribile. E proibita.

Quando la sua gravidanza clandestina viene scoperta, Calla è costretta alla fuga. Con i pochi oggetti di un kit di sopravvivenza come unico bagaglio, questa sovversiva biglietto-blu intraprende un viaggio spericolato per non rinunciare al diritto di diventare madre.

Presto si accorge anche di non essere sola nella sua lotta. Sul cammino, infatti, Calla incontra altre donne che, come lei, non vogliono arrendersi a un destino imposto e si ribellano servendosi dell’arma piú potente: la scelta.

L’opinione dell’Amica Marina: Questo libro mi ricorda un po’ quello di Ishiguro “Non lasciarmi” che, per inciso non mi era piaciuto….l’argomento tratta di un paese immaginario dove le ragazze, non appena raggiungono la pubertà, vengono portate dai genitori in una specie di caserma (dove poi vengono abbandonate) e dove tocca loro una specie di lotteria per cui si preparano già da bambine: biglietto blu (le ragazze a cui viene assegnato il biglietto blu sono destinate alla carriera lavorativa e ad una vita di divertimento e “svago” anche sessuale, ossia una vita sentimentale non finalizzata a formarsi una famiglia) o biglietto bianco (le ragazze estratte invece avranno il beneficio della maternità e della famiglia).

Ovviamente si svolge tutto in questa specia di “regime” (che mi ricorda un po’ l’est Europa per ambientazioni e descrizioni di ambienti e paesaggi) che controlla tutto e che punisce chi si vuole ribellare al destino: è proprio la storia di questa ragazza “biglietto blu” che invece vuole diventare madre.

Io che amo Murakami dovrei essere abituata a questo genere di storie poco aderenti alla realtà ma invece questa non mi dice nulla, non sa di nulla: è la descrizione dello stato d’animo di questa ragazza da quando viene estratta per il biglietto blu fino alla consapevolezza di voler essere una biglietto bianco, con tutto quello che ne consegue.

Non mi da’ emozioni (ma l’intento della scrittrice secondo me è proprio l’elogio della maternità fine a sè stessa e basta – ed è anche per questo che mi sta sulle palle) ed anche la scrittura non mi trasmette nulla.

Per riassumere: se lo avessi comprato mi sarei arrabbiata.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2022 da in L'angolo dei libri - le nostre recensioni con tag , , , , , .
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