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Dubbi sulle nanoparticelle presenti in oltre 1000 beni di consumo

di Roberto La Pira – Blogger del Sole 24ore

L’Agenzia francese per la sicurezza nella sanità nell’ambiente e nel lavoro (Afsset) ha pubblicato un dossier sui rischi correlati alla presenza di nanoparticelle o nanomateriali nei prodotti di consumo.

Le conclusioni sono generiche perché mancano elementi sufficienti, ma gli esperti richiamano l’attenzione dei consumatori e delle autorità europee sui possibili  rischi. Ma dove sono le nanoparticelle? Negli Usa un sito propone un elenco dettagliato con mille prodotti, redatto sulla base delle dichiarazioni dei produttori.

In Europa si  parla di  150 anche se non esistono elenchi ufficiali. In Italia un solo prodotto, un dentifricio, dichiara nei messaggi pubblicitari la presenza di cristalli nanometrici di idrossiapatite. Nel settore dei cosmetici invece i messaggi pubblicitari vantano la presenza di nanosomi, che dovrebbero essere nanoparticelle grandi qualche decina di nanometri. Sul mercato ci sono già palline da tennis, lettori di musica, ma anche cannucce riempite con nanomateriali in grado di  imbrigliare tutte le sostanze tossiche e anche i batteri.

In prospettiva i nano materiali potranno essere applicati al recupero di acque reflue o a scarichi di lavorazioni industriali. Nella medicina le applicazioni nanotecnologiche riguardano soprattutto  la diagnostica, la medicina rigenerativa e nuovi sistemi per il rilascio dei farmaci.

In Italia un solo prodotto vanta nei messaggi pubblicitari la presenza di microcristalli nanometrici di idrossiapatite, si tratta di un dentifricio che promette di “riparare le microfessurazioni dello smalto”. L’Afsset nel dossier focalizza l’attenzione  su quattro categorie merceologiche.

Calze antibatteriche

L’abbinamento di  nanoparticelle di argento alle fibre tessili impedisce la crescita di batteri, funghi ed altri microrganismi. Gli esperti non ritengono trascurabile l’esposizione per via cutanea,  anche se non sono in grado di valutare  eventuali rischi sanitari dovuti al passaggio delle nanoparticelle oltre la barriera cutanea. L’altro aspetto evidenziato  riguarda le 18 tonnellate di nanoparticelle di argento che finiscono nell’ambiente in seguito al lavaggio dei calzini usati dal 10% dei francesi.

Cemento autopulente

Il cemento amico dell’ambiente è un prodotto italiano e agisce grazie all’aggiunta di nanoparticelle di biossido di titanio in grado di  “catturare” e degradare le sostanze organiche e le altre componenti dello smog presenti nell’aria. Secondo l’Agenzia francese queste nanoparticelle possono finire nei polmoni, ed  alcuni esperimenti condotti sui ratti e sui pesci a dosaggi molto elevati hanno evidenziato problemi sanitari. Non esistono però  ancora dati sufficienti per esprimere giudizi tossicologici.

Creme

Molte creme solari usano da anni nanoparticelle di biossido di zinco e di titanio  per filtrare i raggi ultravioletti. Le aziende cosmetiche sostengono che le nano particelle non superano la barriera cutanea, ma secondo  alcuni studi  è  possibile la penetrazione nello strato profondo dell’epidermide.

Zucchero, salse

Non essendoci in commercio un prodotto che dichiara apertamente la presenza di nanoparticelle l’Agenzia ha considerato la potenziale presenza di agglomerati di silice in salse e in zucchero per evitare l’agglomerazione dei granelli o come additivo che migliora la viscosità delle salse. Al momento non si conoscono le possibilità di reazioni negative. Prove condotte su ratti con dosi massicce hanno causato  lesioni sul fegato.

Continua la lettura qui > http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/2010/04/lagenzia–francese-per-la-sicurezza-nella-sanit%C3%A0-nellambiente-e-nel-la.html

Fonte: http://robertolapira.nova100.ilsole24ore.com/

3 commenti su “Dubbi sulle nanoparticelle presenti in oltre 1000 beni di consumo

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