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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un approccio anomalo alla qualità…

Ieri ho ricevuto in azienda una comunicazione da parte di un’associazione della quale facciamo parte con la quale si illustrava un accordo con un’importante azienda del settore (che in ogni caso non è il nostro…) e si allegava alla mail la Carta di Qualità con elencati una serie di punti ai quali attenersi e che, tranne uno ;-), in effetti sono compatibili con la Qualità e la soddisfazione del cliente finale.

Notare che questa Carta di qualità deve essere firmata e la si ritiene impegnativa…

Vediamoli insieme… (in corsivo le mie osservazioni)

1) Rispettando le date e le ore degli appuntamenti tecnici e di posa. Giusto, ci mancherebbe… 🙂

2) Posando a regola d’arte i prodotti XY conformemente alle norme in vigore. Possiamo non essere d’accordo?

3) Amando il lavoro ben fatto. Questa mi sembra la classica frase presa di peso dai cosiddetti poster motivazionali…

4) Preoccupandosi dei dettagli e delle finiture che fanno la differenza. Vabbè, ci sta…anche se il semplice fatto di lavorare a regola d’arte renderebbe questa precisazione superflua.

5) Proteggendo l’ambiente del cantiere con attrezzature idonee. Sempre meglio ribadirlo, la protezione dell’ambiente e la sicurezza sul lavoro devono essere prioritarie.

6) Lasciando i luoghi perfettamente puliti. Ok

7) Rispettando il contesto e lo stile di vita del cliente. Si e no ovvero anche il cliente si deve adattare alle necessità dell’artigiano che deve effettuare il lavoro; insomma, buonsenso ed educazione devono stare su entrambi i fronti.

8) Tenendo un atteggiamento corretto ed un comportamento civile ed educato. Vedi sopara, ma in ogni caso questo dovrebbe essere insito in ognuno di noi, che si tratti di cliente, fornitore, automobilista e pedone…

9) Non mettendo mai in discussione un prodotto o un collaboratore XY.

E qui casca l’asino. Ma che vuol dire? Che se un prodotto non è all’altezza della situazione, difettoso o non idoneo, l’artigiano in questione non può discutere il prodotto? O lamentarsi del collaboratore della ditta XY che magari gliene impone l’uso, a discapito per l’appunto della Qualità del lavoro e del Cliente? Dubito fortemente che il divieto di critica faccia parte del rispetto della Qualità, anzi, a ben vedere è esattamente il contrario, in quanto l’artigiano che posa il materiale è il tassello finale di un intero ciclo e la sua esperienza può essere fondamentale per il miglioramento del prodotto.

Di fatto si propone all’artigiano un contratto che per i primi 8 punti parla di Qualità, anche in maniera talvolta ripetitiva e scontata, e poi ti infila al punto 9 una clausola capestro che di fatto annulla il legittimo diritto di critica.


Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27 aprile 2010 da in Il mondo del lavoro, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag .
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