Chi mi segue da tempo sa che a fine anno chiuderò l’azienda e che quindi la produzione è stata presa in carico da un fornitore che chiameremo X.
Va da sè che la mia produzione rientra in un mercato che non è il loro e quindi li sto affiancando sia a livello tecnico sia commerciale per gestire al meglio questa transizione.
Giorni fa mi hanno chiamato perchè uno dei fornitori di materiale che gli ho “girato” è in ritardo con un ordine e la cosa complica di conseguenza le consegne ai clienti.
Sapevo che sarebbe servito a poco, conoscendo i miei polli, facili a risentirsi, ma in ogni caso gli ho mandato un’email per cercare di smuovere le acque:
“Buongiorno,
anche se non produco più direttamente, sto affiancando X nel subentro della produzione e soprattutto della gestione dei clienti e di un mercato che non conoscono.
Ho saputo di un ritardo di un paio di settimane nella consegna del materiale, concordata in sede d’offerta per i primi di giugno, per cui vi prego di fare il possibile per ridurre questo ritardo in quanto causa a cascata uno spostamento delle consegne di una decina di ordini e scontentare troppi clienti in un colpo solo non è mai un buon affare.
Grazie e buon lavoro”
Puntuale arriva la risposta che come previsto è piuttosto piccata:
“Buongiorno,
come ben saprai il servizio di Y nel corso degli anni è sempre stato impeccabile soprattutto nelle consegne.
Quando subentrano problemi non dipendenti da noi e non ci sono alternative, purtroppo bisogna accettarlo, poiché le date di consegna benchè concordate sono meramente indicative e mai tassative.
Come sempre faremo il possibile per migliorare la consegna e non c’era sicuramente bisogno di un ulteriore sollecito.”
Tralasciamo il fatto che mi ha dato del TU quando ci siamo sempre dati del Lei, ma in ogni caso la leggo come una risposta sgarbata ad una mail garbata.
Avrei una risposta in canna, ma evito di spedirla per con incasinare X che subirebbe poi le ritorsioni di Y, tuttavia questa è la bozza:
“Buongiorno Sig. Y,
fermo restando che nella mia email non ho avanzato critiche generalizzate sul servizio offerto da Y, ritengo di aver inviato un garbato (ed argomentato) sollecito, peraltro giustificato dal fatto che il ritardo c’è e, soprattutto, non è stato anticipato tempestivamente.”
Detto questo, Y fa il supponente ed ha sempre avuto questo atteggiamento sebbene il servizio offerto non sia impeccabile, buona la qualità, ma il servizio di gestione degli ordini è sempre stato carente, senza comunicazioni tempestive in caso di problemi che escono alla luce solo se telefoni tu.
Non sono fra quelli che pensa che il cliente ha sempre ragione, ma in questo caso il fornitore ha torto ed una risposta sgarbata aggiunge un chiodo alla sua bara.
In ogni caso, mi diceva X che il problema è di Y, visto che ha ricevuto la materia prima da lavorare, quindi Y potrebbe perlomeno spiegare le ragioni del problema e non liquidarlo con un “siamo in ritardo”; chi lavora nella produzione sa bene che ci sono intoppi tecnici difficili da risolvere nell’immediato, ma se il cliente lo tieni informato, lo faciliti. Salendo sul piedistallo, pur senza averne i titoli, no.
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X ha informato i clienti uno ad uno, senza però spiegare nel dettaglio l’approccio di Y ai problemi creati; io sono molto più rigido e pertanto ho scritto ad una cliente:
“Buongiorno B.,
so che X le ha comunicato del ritardo nella consegna che è di totale responsabilità del fornitore del materiale, ma aggiungo che ad un mio garbato sollecito è arrivata una risposta molto scortese che chiude con un lapidario “le date di consegna benchè concordate sono meramente indicative e mai tassative.”
Su queste basi potrebbero pure consegnare in dicembre…
A parer mio, educazione a parte, se uno ha torto dovrebbe assumersi le sue responsabilità e non lavarsene le mani, ma tant’è.“
E questa la risposta di B, abituata alla mia franchezza:
“Buongiorno P.,
concordo con Lei, purtroppo si lavora (male) così!
E la sensazione è che sarà sempre peggio!“