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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Ricevi un ordine, sei in ritardo, mai pensato di avvisare il cliente?

Come sempre è una questione di approccio al lavoro a fare la differenza.

Ieri uno degli ordini fatti all’azienda dove lavora Maria, ha incontrato diversi intoppi, sia fastidiosi (dimensionali e tempi) sia onerosi (prezzo più caro di quanto ordinato), ma sono stato tempestato di mail con le quali mi si aggiornava su ogni singolo problema.

I problemi restano, però li ho saputi in tempo reale ed ho preso al volo le decisioni del caso.

Poi c’è un ordine emesso ad un altro fornitore, con consegna pattuita (e confermata!) nella settimana 23 ovvero entro l’8 giugno.

Trattandosi di materiale che sarà consegnato direttamente ad un mio subfornitore, va da sè che non ho sott’occhio la reale consegna ed eventuali problematiche.

Ovviamente nessuno mi dice niente. Ieri trovo il tempo e chiedo lumi al fornitore che poco dopo mi informa che il materiale sarà in consegna per oggi (e speriamo sia vero).

4 giorni sembrano un ritardo di poco conto, ma quando lavori con tempi sempre troppo stretti, alla fine si traduce in un ritardo reale della produzione di 10 giorni, il che è seccante.

La domanda è la solita.

Come fa Maria (in pratica l’unico fornitore che avvisa se ci sono problemi) a gestire al meglio gli intoppi?

Come faccio io a fare la stessa cosa con i miei clienti, aggiornandoli in tempo reale e cercando le soluzioni per ovviare ai problemi?

Siamo noi ad essere speciali oppure gli altri a non fare con attenzione il loro lavoro? Buona la seconda, ritengo.

Ma il problema non riguarda i singoli dipendenti, ma l’impronta data dalla dirigenza all’azienda ovvero ai suoi dipendenti.

Troppi “super-top-manager” si dimenticano che un cliente soddisfatto torna e sarà la tua migliore pubblicità.

Uno insoddisfatto, invece, alla prima occasione se ne va e poi non lo recuperi più. E quindi fai del male alla tua azienda…

Segue uno scambio di battute con Maria ed una lettrice del Gruppo FB:

Maria: Ti ringrazio per le tue parole nei miei confronti ma su una cosa non sono d’accordo. È vero che l’impronta della dirigenza conta, ma quello che secondo me fa la differenza è l’approccio che si ha verso il proprio lavoro, quello è dato dalla forma mentis….non ce n’è.

Paoblog: Un buon dipendente può fare la differenza a prescindere dalle direttive aziendali, tuttavia se la dirigenza per prima non da le giuste direttive, anche per chi lavora in maniera coscienziosa la strada è in salita.

Vedi quelli che sembrano lavorare a compartimenti stagni dove ognuno fa il suo perdendo di vista i problemi nella loro interezza.

Tu ad esempio mi segui al meglio dal punto di vista commerciale, ma se poi il collega dei trasporti se ne frega delle indicazioni che gli dai, ecco l’intoppo…

Maria: Sì assolutamente

Gabriella B.: Ormai, siete voi ad essere speciali. Io da parecchi decenni ho sempre trovato difficoltà a trovare qualcuno che davvero si interessasse al risultato di quello che faceva e, meno che mai, a comunicare qualcosa agli interessati. Ma è così difficile essere normali? Evidentemente, SI!

Paoblog: Purtroppo sembra che per troppi sia difficile lavorare con professionalità essere onesti, non gettare i rifiuti per terra; a me sono cose che vengono normali, non mi serve neanche “impegno”.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2018 da in Il mondo del lavoro, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , , , , , .
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