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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Quando si parla di armi, spesso si parla a vanvera…

Mi sta bene se a far prendere aria alla bocca è un comune cittadino, ma che lo faccia un pubblico ufficiale lo trovo fastidioso.

Dopo l’omicidio-suicidio dei giorni scorsi in cui ha perso la vita la ragazza sedicenne ed il suo presunto innamorato, un giornalista faceva notare al Prefetto (oppure al Questore? cito a memoria…) che l’omicida era in possesso di un’arma detenuta per uso sportivo, con la quale si recava al poligono, al che il Prefetto rispondeva che sarebbe stato il caso di limitare ulteriormente la possibilità di detenzione di armi.

Attenzione, non invoco la libertà in stile Far-West, tuttavia anch’io frequento il Poligono da quando avevo 17 anni, sempre e solo ad uso sportivo (amatoriale).  E quando i nostri tiratori vincono medaglie d’oro siamo tutti lì ad acclamare e festeggiare. Ma per saper tirare, che sia ad un bersaglio oppure ad un piattello, è necessaria la frequentazione del poligono, il possesso di un’arma, ecc.

Si fa molta demagogia quando si parla di armi, tuttavia senza voler sminuire questi atti criminali, resta il fatto che in un anno ci sono molte più vittime per incidenti stradali che per il comportamento folle e/o criminale di un socio del Poligono.

Però nessuno invoca la revoca delle patenti di guida a chi, peraltro, di incidenti non ne fa. Perchè inasprire la burocrazia, le limitazioni, a chi si comporta correttamente nell’uso delle armi, non mi sembra molto logico.

Vien da chiedersi, piuttosto, come mai molte persone denunciate per molestie, più o meno pesanti, restino in possesso delle armi, anche se regolarmente detenute. Forse la responsabilità, in taluni casi, è da attribuire proprio alla scarsa reazione da parte delle Autorità quando vi sono segnalazioni e denunce.

Se interessa, qui il Regolamento del Poligono di Milano che dimostra come il maneggio delle armi sia considerata una cosa seria > http://www.tsnmilano.it/Regolamento

In tanti anni di tiro, solo una volta ho commesso una leggerezza, nel mio stallo di tiro, e mi sono beccato un bel cazziatone da uno dei commissari di linea.

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Pubblico un altro parere, di parte, lo so bene, sulla vicenda. Ma quello che mi preme è far notare l’illogicità di affermazioni rilasciate alla stampa, che sembrano voler cavalcare l’indignazione pubblica del momento, salvo poi passare oltre, ma non prima di aver fatto danni a chi, nonostante la sua accortezza e senso di responsabilità, si vede sempre più limitato. E chi invece fa danni, continua a farli…

Leggo su Armi & Tiro

Sarà probabilmente ricordata come l’estate dei fidanzati assassini. E anche, manco a dirlo, come l’estate delle solite speculazioni d’accatto sull’uso improprio delle armi. A rendere note le sue opinioni in proposito è stato questa volta il pubblico ministero che indaga sulla tragica fine di Eleonora, la ragazza uccisa ad Asseggiano (Ve) da Fabio Riccato, il quale poi si è a sua volta suicidato.

«Bisogna cominciare a chiedersi», ha commentato il Pm Roberto Terzo, «come mai questo ragazzo avesse tutte queste armi in casa, se sia giusto che chiunque possa detenere in casa un arsenale. Pensano di usarle per difendersi da rapinatori, nomadi, stupratori, in realtà quasi sempre creano più danno a chi le maneggia di quanto non servano a difendersi».

Si tratta, a nostro avviso, di affermazioni piuttosto gravi, sia per la superficialità con la quale sono espresse, sia per la carica ricoperta da chi le ha espresse. Innanzi tutto, sembra che il famigerato “arsenale” fosse composto da due armi in tutto (una pistola e un fucile) e non si capisce, comunque, quale attinenza abbia il numero di armi detenute con il delitto che, infatti, è stato compiuto (come ordinariamente avviene) con una sola arma.

Sul fatto che “chiunque possa detenere in casa un arsenale”, occorre ricordare che esistono ben precisi requisiti stabiliti dalla legge per acquistare una o più armi, e che l’indisponibilità di un’arma da fuoco non impedisce di per sé, purtroppo, il verificarsi di questi tragici fatti di sangue, come troppo spesso si è dimostrato in questi giorni.

Più di tutto, è quantomeno strano che determinate affermazioni provengano proprio da un appartenente a una categoria di cittadini, i magistrati, che possono avere armi in virtù della loro semplice qualità, senza dover presentare certificati medici o altro.

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